Un ricordo di Mario Lavagetto a cura di M. Badoni

ML

Un breve ricordo di Mario Lavagetto (1939-2020)

 

Nel 1997 il premio Cesare Musatti, appena costituito, venne conferito a Mario Lavagetto.

Desidero ricordarlo a pochi giorni dalla sua morte, avvenuta il 29 novembre.

Con Fausto Petrella, allora presidente, si discusse a lungo sulle ragioni di questo premio che voleva onorare, assieme a Musatti e alla ricchezza libera e feconda dei suoi interessi, quelli studiosi che, nel campo della comunicazione o di studi diversi testimoniassero la vitalità della ricerca psicanalitica e l’importanza di curarne il dialogo con gli altri campi del sapere.

Lavagetto era, in quelle circostanze, la persona che meglio corrispondeva a questo progetto, non solo per il suo specifico interesse attorno a Freud e alla letteratura, ma per un metodo di indagine ampio, preciso e curioso al tempo stesso.

Lavagetto era nato a Parma nel 1939. Negli anni ’50 si era trasferito a Roma dove aveva apprezzato gli insegnamenti di Giacomo De Benedetti. Dopo aver insegnato a Cagliari e a Bologna era tornato nella sua città. La sua ricerca, negli anni, ha spaziato dal melodramma a Proust, frequentando autori cari al sapere psicoanalitico, oltre a Proust, Svevo, Calvino. Col saggio su Proust aveva vinto il premio Viareggio nel 2011: nel saggio sottolineava come è attraverso l’arte che ciascuno può cercare di conoscere il proprio mondo. ‘Lavorare con  piccoli indizi’  è il titolo di un altro testo che ci tocca da vicino: esso ci esorta a dare importanza ai segnali minimi, piccoli indizi, imperfezioni, cicatrici, che ci rivelano, come il lapsus, il tono della voce, le associazioni, il corpo segreto del testo.

Mario Lavagetto fu molto contento di ricevere questo premio e ci onorò di una bella,  dotta e elegante lezione. Lo ricordiamo augurandoci che questo premio possa conservare un senso profondo nel divenire della Società e che ne possiamo, negli anni che passano, conservare la sua autenticità e anche le sue tracce.

Perdiamo con lui un interlocutore raffinato.

Marta Badoni