27-28 novembre 2015, CASERTA, III Convegno Nazionale sul lavoro analitico con i bambini, gli adolescenti e i genitori

Caserta 27-28 novembre 2015

III Convegno Nazionale sul lavoro analitico con i bambini, gli adolescenti e i genitori.

Lo sviluppo emozionale 50 anni dopo

Report a cura di Cristina Saottini

La presentazione di Marco Mastella alle due giornate del Convegno Nazionale “Lo sviluppo emozionale 50 anni dopo” che si è tenuto a Caserta il 27 e 28 novembre  sono un eccellente “report in anticipo” dei lavori presentati.

Cercherò quindi di dare un’idea del clima di partecipazione appassionata che ha caratterizzato l’incontro.

Caserta e Paolo Cotrufo, che ha fatto gli onori di casa, ci hanno accolto con un fulgido cielo blu e con il piacere di un incontro dentro alla Facoltà di Psicologia dove la psicoanalisi ha un ruolo privilegiato.

E non si può tacere dei fasti della Reggia, che tutti prima o poi abbiamo visitato, contenti (e sollevati) nel vederla ben tenuta e custodita, con ampie zone in ristrutturazione conservativa.

I gruppi nel pomeriggio di sabato hanno visto la presenza di molti colleghi che hanno portato l’elaborazione concettuale della propria esperienza clinica in varie aree del rapporto bambini, adolescenti e genitori.

Le relazioni plenarie hanno strappato applausi “da stadio” sia per il contenuto teorico e clinico sia per l’attenzione alla comunicazione con il pubblico che tutti i relatori hanno messo in campo.

Relazioni che parlavano alla mente e al cuore, accendendo nei presenti la singolare capacità di rêverieche prende vita quando l’ascolto non è passivo ma permette di immergersi nel desiderio del relatore di partecipare la propria esperienza intellettuale e umana. 

Bello il lavoro di Paolo Fonda sulla fusionalità che, oltre a delinearne la funzione fondamentale nello sviluppo primario, ne sottolinea la presenza come componente essenziale in tutti i rapporti oggettuali, in costante e necessaria dialettica con la componente della separatezza: dialettica che ci accompagna per tutta la vita.

La dimensione di fusione/separatezza come strutturalmente fondante l’identità viene delineata anche in riferimento alle gruppalità. Fonda, citando Freud di “Psicologia delle masse”, osserva: “sembra essenziale per l’esistere umano poter usufruire – ben prima dello scambio cosciente di simboli – del collegamento alla rete delle altre menti, sia per elaborarvi i propri contenuti che per introiettare le esperienze altrui”. E ancora: “il meta-Io, termine che prendo da Bleger, si costruisce nell’incontro tra interno ed esterno ed è il ponte tra mondo interno – corpo e realtà esterna, un deposito dei propri contenuti che permette di sentire in parte come nostri quelli che, in realtà, sono esterni. L’individuo è delimitato da un “confine-reticella” che contiene gli elementi specifici dell’individualità, una membrana semipermeabile che è contemporaneamente immersa nello psichismo del gruppo e questo consente a ciascuno di nutrirsi dell’enorme deposito di miti che costituisce le basi della cultura dell’umanità intera”.

Nel suo discorso sono transitati, silenziosi ma non per questo meno presenti, i continui attraversamenti di confine che egli stesso ha compiuto in questi anni come instancabile organizzatore della diffusione della psicoanalisi nei paesi dell’Est. Un impegno ricco di fiducia, come esprime la sua immagine del reticolo di canali comunicativi inconsci che  consente di collegarci all’iCloud, la nuvola che ci accomuna, dove è depositata la cultura millenaria di noi tutti.

Massimo Vigna Taglianti, Benedetta Guerrini e Paolo Chiari, in un coro a tre voci in cui si coglieva la collaborazione fra i segretari scientifici di tre Centri, ripercorrendo i 70 anni dalla pubblicazione di “Lo sviluppo emozionale primario”, hanno parlato dell’infantile nell’adulto donandoci il bellissimo testo (sarà Melville? sarà Conrad? -ci si chiedeva- e invece era Rudy!) letto da Massimo Vigna Taglianti, scritto da un paziente che in molti anni di lavoro analitico aveva potuto ricomporre una profonda scissione nella dimensione emozionale della mente.

Il racconto percorre, con grande e commovente capacità rappresentativa, il lavoro dell’analisi fino all’incontro del paziente con il suo “bambino perduto” a causa del disinvestimento libidico, percepito  nello sguardo della madre depressa, divenuto vuoto, triste e angosciato, di cui era stato oggetto e che lo aveva reso un adulto per cui era impossibile provare piacere e desiderio nei suoi rapporti con il mondo.  Quello sguardo materno, il mirroring, che conferisce alle prime esperienze che il bambino fa di sé il carattere psichico che le rende trasformabili in pensiero

Partendo dal bambino ritrovato nell’analisi dell’adulto i relatori  hanno offerto un ampio percorso sullo sviluppo emozionale primario e sul progressivo cambio di paradigma che ha attraversato il pensiero psicoanalitico in questi ultimi cinquant’anni, secondo il quale la mente umana si organizza e si sviluppa all’interno di un campo relazionale bipersonale.

Del lavoro di Carla Busato Barbaglio resta indimenticabile la frase di Chagall che parla delle sue “bestie multicolori, gonfie di rivoluzione” che sanno restituire colori a situazioni che li hanno persi. Carla Busato ci ha resi partecipi dei vari affluenti che compongono la sua competenza analitica, partendo da riflessioni impegnate e affettuose sulla gravidanza, modello relazionale sempre nuovo e unico,  punto di partenza nella storia degli scambi bidirezionali madre-bambino. Gli scambi precoci madre-bambino sono osservati sia nell’analisi delle sue giovani pazienti sia attraverso  l’infant Observation giungendo da ultimo a ribadire le profonde radici biologiche ed evoluzionistiche della  “vocazione intersoggettiva”.

Irene Ruggiero ha parlato dell’incontro con una bambina, bella, riflessiva ma preda di paure, incubi e allucinazioni uditive, che l’aveva tenacemente voluta come sua terapeuta. Un incontro intenso e riccamente descritto anche sul versante della partecipazione dell’analista, che ha accompagnato la bambina fino alla pubertà e che ha portato a riflettere sul setting nelle analisi con bambini e adolescenti. Il setting interno che deve essere garante del dispiegarsi della funzione analitica e il setting esterno che deve essere “su misura”, capace di trasformarsi gradualmente a seconda dei bisogni del paziente e del suo progressivo bisogno di differenziazione dai genitori e di costruzione di uno spazio privato. 

La tavola rotonda che ha chiuso il convegno ha messo in parallelo le esperienze di analisti di varie generazioni: Gabriele Pasquali, Tonia Cancrini, Paola Carbone, Elisabetta Greco ed Elena Molinari ci hanno accompagnato, dagli albori dell’analisi dei bambini e degli adolescenti al tempo attuale, attraverso la generosa messa in comune di percorsi formativi diversi e complessi accomunati dalla passione per l’analisi, per il pensiero e per la vita.

In chiusura, ancora un ringraziamento a Marco Mastella: la sua commozione nel saluto conclusivo era il rispecchiamento della nostra.

3 dicembre 2015

Vedi anche in Spipedia:

“Adolescenza” di Anna Maria Nicolò

“Adolescenza/ lavoro con i genitori” di Paola Catarci

“Genitorialità” di Marta Badoni

“Genitorialità / nuove” di Carla Busato Barbaglio

“Pediatria e psicoanalisi” di Elena Molinari