Intervista a Jorge Luis Martin Cabrè

cabre

In questa breve intervista Jorge Luis Martin Cabrè delinea i fondamenti del suo pensiero e i suoi principali riferimenti teorici, mettendo in rilievo i concetti intorno ai quali si addensano le sue elaborazioni, in particolare quelli di trauma, di figurabilità e di inconscio non rimosso. 

Il tributo a Ferenczi emerge in tutta la sua evidenza, come pure la centralità della clinica come matrice degli sviluppi della teoria e della tecnica psicoanalitica.
Più volte ospite negli Eventi scientifici della Società Psicoanalitica Italiana e dei suoi Centri, Cabré ha presentato una relazione su “Trauma, perversione e questione della temporalità” (nota 1) in occasione del Convegno “Divenire Soggetti fra traumi e riparazioni”, tenutosi il 7 giugno 2014 al Centro Psicoanalitico di Firenze, invitato dal Segretario Scientifico Benedetta Guerrini Degl’Innocenti. Successivamente a quest’incontro ha accettato, con la consueta e gentile disponibilità, di rispondere ad alcune domande. Munch 1897-98_image009_1

Domande a Luis Martin- Cabrè

Domanda: Qual è stato il percorso che l’ha condotta a individuare la possibilità di stabilire collegamenti tra due concetti classici della psicoanalisi, quali quelli di trauma e di perversione?

Risposta: Come sempre, è l’esperienza clinica quella che determina le scelte teoriche che finiscono per condurci nel nostro percorso psicoanalitico. Inizialmente io mi ero occupato molto di perversione da una prospettiva intrapsichica e concretamente mi sono molto interessato ad alcune tesi di Bergeret. Sono stati la lettura, lo studio e l’appofondimento del pensiero di Ferenczi ad aprire in me una riflessione sull’interconnessione fra trauma e perversione.

Domanda: Nella sua elaborazione del concetto di trauma emergono con chiarezza i riferimenti alla teoria dell’intersoggettività. Come si declinano i loro reciproci rapporti?

Risposta: Io preferisco parlare d’interpsichico e quello che intendo dire è che l’ampliamento metapsicologico che Ferenczi propone e difende nei suoi ultimi lavori si riferisce non solo al materiale che scaturisce dal paziente in seduta, ma anche ai processi mentali dell’analista. Lui concepisce la vita psichica in un campo interpsichico, in un incontro tra la pulsione e l’oggetto e, nella situazione specifica del trauma, come uno scambio di contenuti intrapsichici tra due inconsci, quello della vittima e quello dell’aggressore. Possiamo pensare a concetti chiave come identificazione con l’aggressore, introiezione del sentimento di colpa, intropressione, intromissione, ecc.

Domanda: Lei inquadra il problema della temporalità del trauma in una prospettiva clinica innovativa. Quali difficoltà e cambiamenti questo implica nel lavoro clinico dello psicoanalista?

Risposta: Questa domanda mi sembra cruciale. Significa considerare che nel lavoro analitico non esiste solo il recupero del ricordo nelle produzioni inconsce derivate dalla rimozione. Altri tempi presenti aprono il soggetto ad altre modalitá di esistenza. L’ascolto della sofferenza estrema e del dolore traumatico implica l’introduzione di molte domande sulla tecnica psicoanalitica. Non si può contare unicamente sullo strumento dell’interpretazione. L’analista deve essere umile (deve sapere che non sa) e deve essere “paziente” per accedere ai nuclei piu profondi e favorire un mutamento psichico nel paziente. Alcuni concetti come regressione, rêverie, funzione traumatolitica del sogno, contenimento, controtransfert, controidentificazione proiettiva, dimensione musicale del transfert, ecc., devono essere sempre più rivalutati.

Domanda: Nella sua concettualizzazione il trauma si riferisce più a quello che non è accaduto e che doveva invece accadere, piuttosto che a quello che è accaduto. Come si declina questo nella stanza d’analisi?

Risposta: In effetti, nella mia concettualizazione sul trauma che segue il filo degli apporti di Ferenczi e Winnicott essenzialmente, il cambiamento di vertice consiste nell’enfatizzare che il trauma è un’esperienza con l’oggetto nella quale la cosa più importante non è quello che è successo, ma quello che non è successo. Vale a dire, si tratta di un’esperienza dolorosa negante che implica un’autoscissione narcisistica che trasforma brutalmente la relazione d’oggetto in una relazione narcisistica. Evidentemente il rischio che questa situazione si ripeta a livello transferale è molto grande. L’analista deve essere molto attento, in particolare nel suo controtransfert, a non ripetere l’esperienza traumatica in analisi, soprattutto col diniego dei sentimenti di disperazione espressi dal paziente.

Domanda: Da Sandor Ferenczi a Sara e Cesar Botella: come si traduce in seduta il lavoro di figurabilità dell’analista?

Risposta: Partendo dalle idee di Ferenczi e certamente anche da Freud, molti autori hanno intuito e sviluppato l’idea dell’inconscio non rimosso, fra i piu importanti, J.Bleger, P. Aulagnier, C.Bollas, Mauro Mancia, Coderch, Sara e Cesar Botella e, recentemente, Norberto Marucco. Tutti quanti hanno sviluppato una profonda riflessione psicoanalitica che concepisce la vita psichica come una continua trasformazione tra la non rappresentazione e la figurabilitá e tra le traccie primitive della memoria senza ricordo e il sogno che cerca di simbolizzarla. Ancora una volta, questi apporti esigono una certa riflessione su determinate certezze tecniche che vengono riviste. L’idea della temporalitá del trauma che ho descritto pone il problema della tecnica in una prospettiva radicalmente nuova. Non si tratta di una ripetizione del passato ma di un’esperienza che offre una realtá presente e attuale. Il concetto di figurabilitá dei Botella propone una riflessione sulla tecnica molto ricca e stimolante, anche per l’analisi infantile.

Domanda: Può approfondire il rapporto fra inconscio non rimosso e dimensione musicale del transfert?

Risposta: Questa idea l’ha approfondita moltissimo Mauro Mancia, un grande amico che purtroppo ci ha lasciato alcuni anni fa. Lui difendeva il concetto d’inconscio non rimosso prodotto in molte occasioni da esperienze traumatiche che risalgono ai primi periodi della vita relazionale e agli ultimi periodi della vita prenatale. Tutto ciò permette di pensare all’Inconscio come ad una funzione complessa composta di una parte rimossa e di un’altra non rimossa che riguarda i due integranti della coppia psicoanalitica e che si manifesta nell’asse trasferale-controtrasferale. Nella relazione analitica, questa parte inconscia non rimossa emergerá, non mediante i lapsus, gli atti mancati o i sogni, ma mediante certe modalitá della comunicazione come il tono, il ritmo e la prosodia della voce e la struttura e il “tempo” del discorso, che Di Benedetto, un altro amico mancato, definì la dimensione musicale del transfert.

Profilo di Jorge L. M. Cabré.

Importante presenza nell’attuale dibattito psicoanalitico internazionale, Jorge Luis Martin Cabrè, che si è formato con Leòn Grinberg, contribuisce da sempre con ampi riferimenti alle elaborazioni teoriche ogni volta efficacemente tradotte nello stare con i pazienti e da cui traspare una straordinaria e autentica capacità empatica.
J. L. M. Cabrè è Membro Ordinario e Analista con funzioni di Training dell’ Asociacìon Psicoanalitica de Madrid (componente dell’IPA), della quale è Presidente dal dicembre del 2009. Della stessa società è stato per molti anni Segretario Scientifico e membro del Comitato di Training.
E’ anche membro ordinario della Sociedad Española de Psiquiatrìa y Psicoterapia del niño y del adolescente (società appartenente alla FEAP), membro dell’Istituto de Estudios Psicosomàticos y Psicoterapia Médica e membro fondatore della Fondazione Internazionale Sandor Ferenczi International Foundation, membro corrispondente della Association Internationale d’histoire de la Psychanalyse e membro dell’European Editorial Board dell’International Journal of Psychoanalysis.
Professore nel Master in Psicoterapia Psicoanalitica nella Facoltà di Psicologia dell’Università Complutense di Madrid è molto conosciuto anche in Italia, dove ha lavorato negli anni ’70 presso l’Ospedale Gaslini di Genova e presso la clinica “Villa Turro” di Milano. E’ stato invitato come Docente negli anni ’90 nelle Facoltà di psicologia di Palermo, Parma e Torino.
Nel 1998 ha organizzato a Madrid il Congresso “Sandor Ferenczi”.

Pubblicazioni di Jorge L. M. Cabrè

“Actualización del concepto de exhibicionismo infantil en la literatura psicoanalítica” (1986) (Revista de Psicoanálisis)
“Del pegarse al despegarse. Reflexiones en torno a una neurosis fóbica” (1989) (Pubblicazione interna)
“Le ritme et le preconsciente”. Revue française de Psychanalyse
“Au fil de l’artiste” Revue Française de Psychanalyse.
“De la transferencia como introyección a la interpretación de la transferencia” (1991) (Revista de Psicoanálisis de la Asociación Psicoanalítica de Madrid).
“Freud, Ferenczi y la madre muerta. Reflexiones en torno a una depresión de transferencia” (1994) (Pubblicazione interna)
“Ferenczi ed il controtransfert” (Relazione presentata al Congresso della S.P.I. Rimini 1994)
“Se ruega cerrar los ojos”. Reflexiones sobre el papel del desmentido en la teoría psicoanalítica del trauma” (1995) (Revista de Psicoanálisis de la A.P.M.)
“Freud-Ferenczi: controversy interminable and interminable” (International Journal of Psychoanalysis. Febbraio, 1997). (Relazione presentata al Congresso IPA San Francisco 1995).
“Il trauma e l’analista materno” (Relazione presentata nel Congresso su Winnicott. Milano, 1996)
“The Brunhilde’s fantasy. A “blind spot” in the Freud’s countertransference” (1997) (Scandinavian University Press)
“Lo femenino y la identidad psicoanalítica” (1997) (Revista de Psicoanálisis de la A.P.M.).
“La contribución de Ferenczi al concepto de contratransferencia” (1998) (Relazione al Congresso “Ferenczi y el psicoanálisis contemporáneo”, Madrid, 1998. Vers.Italiana: “Il contributo di Ferenczi al concetto di controtransfert: aspetti e sviluppi”. In Borgogno Franco: “La partecipazione affettiva dell’analista. Franco Angeli, Milano, 1999 ).
“Dalla fantasia al trauma. Il contributo di Ferenczi alla teoria del trauma”. In Bonomi e Borgogno: “La catastrofe e i suoi simboli” Utet, Torino, 2001.
(2004) “Nec gioco quidem mentiretur” in Franco Borgogno “Ferenczi Oggi”Bollati Boringhieri, Torino, p.220.
(2007) “La voluntad de morir” In Revista de Psicoanálisis de la APM nº52
(2008) “El legado de Ferenczi en la obra de Winnicott”. In Libermann, A. e Avello, A. “Winnicott, hoy”. Ed Psimática, Madrid
(2008) “The Psychoanalytic Conception of Trauma in Ferenczi and the question of the Temporality”. The American Journal of Psychoanalysis. Vol 68. Nº1
(2008) Il dialogo tra Freud e Ferenczi sulla teoria psicoanalitica del trauma. Una vera o apparente controversia? En S. Latmiral y S.Grimaldi “L’abuso. Una realtá bifronte” Quaderni di Psicoterapia infantile, nº58. Borla, Roma.
(2009) “Un modo di pensare la relazione analítica”. Da Ferenczi al modello di campo. Una strana e silenziosa trasmissione” In Renik, Cabre, Ferro. “I modelli della mente ” Borla, Roma.

Nota 1. Il testo della relazione di Cabrè è disponibile nel link “Autori (tendina Archivio)” del sito del Centro Psicoanalitico di Firenze 
Allo stesso indirizzo è disponibile anche il testo della relazione di Massimo Vignataglianti su “Strappi e ricuciture: il gioco come potenziale filo da cucito”, presentata nello stesso Convegno.

Settembre 2014