Parole chiave: Claudio Neri, gruppi, istituzioni
SPIWEB presenta questa preziosa videointervista a Claudio Neri, condotta da Maria Giovanna Argese, per ricordare la figura di uno dei protagonisti più significativi della psicoanalisi italiana, scomparso di recente.
Il suo contributo al pensiero gruppale e alla concettualizzazione dei processi trasformativi rimane un riferimento stabile, riconosciuto per la solidità teorica e per l’attenzione alle dinamiche istituzionali e cliniche.
Dalle puntuali parole di Diana Norsa, che accompagnano questa pubblicazione, emerge un ritratto preciso e partecipe del suo contributo teorico e del suo impegno nella vita istituzionale.
Al Presidente Diana Norsa, all’Esecutivo e ai soci del Centro di Psicoanalisi Romano va il nostro più sincero ringraziamento per aver donato a SPIWEB questo prezioso materiale.
Un grazie anche ad Agostina Toscano, per la cura nella trasmissione d’archivio.
Per la Redazione di SPIWEB
Stefania Pandolfo
In ricordo di Claudio Neri
di Diana Norsa
Il 24 di ottobre Claudio Neri è deceduto nella sua casa, con accanto la moglie Mecha Lugones e la sua famiglia. La scomparsa di Claudio è un lutto per tutti noi che siamo stati suoi amici e colleghi, per i suoi studenti, ma anche per la Psicoanalisi. Per questo motivo il Centro di Psicoanalisi Romano, di cui sono Presidente, ha in programma una mattinata di commemorazione il sabato 31 gennaio 2026; a breve faremo circolare il programma dettagliato.
Su queste pagine di SPIweb vorrei ricordarlo con un mio contributo a margine della ultima intervista che Claudio ha rilasciato a Maria Giovanna Argese e che troverete qui pubblicata (altre due interviste sempre a cura di Maria Giovanna sono disponibili sul sito del Centro di Psicoanalisi Romano). Comincerò con elencare le cariche istituzionali che Claudio ha ricoperto, per sottolineare quanto fosse importante per Claudio l’impegno verso ambiti esterni al movimento psicoanalitico:
Medico, psichiatra, ha insegnato presso le Università di Roma “La Sapienza” e di Torino, è stato visiting professor dell’Università Lumière-Lyon II, chiamato da René Kaës; era Membro Ordinario con Funzioni Didattiche della Società Psicoanalitica Italiana (SPI) e della International Psychoanalytic Association (IPA). Socio fondatore della International Field Theory Association (IFTA) e della International Organisation of Group Analytic Psychotherapy (IOGAP). Membro onorario della Gordon Lawrence Foundation, della Confederazione delle Organizzazioni Italiane per la Ricerca Analitica sui Gruppi (COIRAG), dell’Associazione per la Ricerca sul Gruppo Omogeneo (ARGO), dell’Istituto Italiano di Psicoanalisi di Gruppo (IIPG) ecc.
Alcuni titoli dei volumi curati da Claudio:
Neri, C., et al. (1990), Fusionalità. Borla, Roma.
Neri, C., Correale, A., Fadda, P. (1994) (a cura di), Letture Bioniane. Borla, Roma.
Caparros, N., Ezquerro, A., Kaës, R., Neri, C., Rodriguè, E., Sanfeliu Y. (2004), Y el grupo creo al hombre. Biblioteca Nueva, Madrid.
Neri, C., Pines, M. Friedman, R. (2005) (a cura di), I sogni nella psicoterapia di gruppo. Borla, Roma.
Neri, C., Marinelli, S. (2011) (a cura di) Il gruppo esperienziale. Raffaello Cortina Editore, Milano.
Neri, C., Patalano, R., Salemme, P. (2014) (a cura di), Fare gruppo nelle istituzioni. Franco Angeli, Roma.
Neri, C. (2017), Gruppo. Cortina Editore, Milano.
Il nome di Claudio Neri è associato principalmente alla Psicoanalisi di Gruppo. Già nei primi anni ’70 da specializzando in Psichiatria a Roma, introdusse il gruppo terapeutico come esperimento di cura nella Clinica Psichiatrica; era allora in buona compagnia, molti degli specializzandi divennero poi Psicoanalisti, come Ernesto Bollea, Carla de Toffoli, Antonello Correale, Aldo Cono Barnà, Andrea Seganti, Basilio Bonfiglio ecc.
Claudio fu il primo a far conoscere l’opera di Wilfred Bion in Italia, organizzando, insieme con Parthenope Bion e Francesco Corrao, una serie di seminari tenuti dall’analista inglese presso i due Centri di Roma, la facoltà di Psicologia a La Sapienza e il Centro Ricerche di Gruppo il Pollaiolo. (All’epoca Bion era ancora poco conosciuto anche in Inghilterra).
Nel corso degli anni Neri sviluppa un suo specifico punto di vista riguardo alla teoria bioniana. Usa in proposito una metafora efficace: i concetti si dividono in due categorie: ci sono i cavalli da lavoro e i cavalli da parata.
I cavalli da lavoro sono quelli che col tempo ti accorgi di utilizzare in seduta con il paziente, mentre altri sono d’effetto, altisonanti, ma poco utili. Secondo lui alcuni concetti di Bion sono cavalli da parata, come il concetto di Verità. A volte, infatti, sentendo o leggendo Bion si ha l’impressione che la ricerca della Verità possa portare l’analista lontano da un dialogo sensibile con il paziente. E’ vero che esiste una Verità interna del paziente che a volte l’analista vede, ma di cui il paziente è totalmente ignaro, ma deve essere il paziente stesso a trovare un modo per raggiungere questa dimensione di sé. Su questo punto Claudio si sentiva più vicino a Luciana Nissim quando diceva che l’incontro terapeutico deve essere un incontro libidico. Ci deve essere il piacere di stare insieme.
Era invece un grande estimatore dello sforzo di Bion di trovare un linguaggio asciutto, matematico, nel descrivere i movimenti del processo di mentalizzazione, che il soggetto fa per il tramite della mente dell’altro (il neonato tramite la madre, il paziente tramite l’analista). In particolare, quando parla dell’evoluzione in O, che per Claudio riguardava al tempo stesso una visione al limite del trascendente, un tributo di fede nei confronti di una forza che possiamo chiamare libidica con Freud, considerata dinamicamente, come la spinta ad andare avanti, a cercare uno stato di benessere, potendo approfittare dell’opportunità data dalla presenza di un nuovo interlocutore.
L’analista non può essere così onnipotente da pensare che è lui a guarire il paziente, sarebbe narcisistico. Ma può pensare di essere un tramite, in grado di fare tutte quelle operazioni che permettono al paziente di rimettersi in contatto con la forza evolutiva che è in lui. Per fare questo l’analista deve fare in un certo senso un atto di fede: credere nella pulsione libidica, se così la vogliamo chiamare. E per fare ciò ha bisogno di una solida base teorica, ma anche di non smettere di considerare la psicoanalisi alla stregua di una disciplina scientifica. Alcune idee, concetti, principi restano gli stessi anche se via via si sviluppano metodologie adatte ai tempi e ai pazienti che seguiamo. Come avviene anche nelle scienze esatte.
Questo spirito fiducioso nelle capacità di sviluppo del pensiero psicoanalitico è una caratteristica che si trova presente in tutti gli scritti di Claudio. L’introduzione di Barale al volume sulla Psicoanalisi dei gruppi nelle istituzioni (2014), ne è una testimonianza. Barale infatti dice che dopo aver letto il saggio, a cui Claudio gli aveva chiesto di fare l’introduzione, ha avuto la possibilità di sfatare le sue perplessità, e di riconsiderare il suo pessimismo riguardo a quello che la psicoanalisi può fare per la sofferenza dei pazienti.
Claudio ha sempre praticato la Psicoanalisi di Gruppo, anche dopo essere diventato Psicoanalista della Società di Psicoanalisi, e poi Ordinario con funzioni di training. Il suo impegno, come lui ha sempre affermato, era soprattutto improntato ad uno spirito di ricerca che riguardava la Psicoanalisi nella sua essenza. Come ebbe a dire spesso la Psicoanalisi era e doveva rimanere essenzialmente una pratica clinica, tesa ad alleviare la sofferenza dei pazienti. Ma per svolgere al meglio questo compito era necessario mantenere attiva la tensione di ricerca con uno “spirito curioso, attento e desiderante”.
L’impegno universitario, il lavoro clinico psicoanalitico con il singolo paziente e con il gruppo, le supervisioni nelle Istituzioni accompagnate da gruppi esperienziali e l’uso del Social Dreaming come forma di cura ed esperienza istituzionale, hanno costituito la pratica attiva di Claudio. Accanto a questo l’impegno di ricerca su temi specifici come appunto il pensiero di Bion, la Fusionalità, Il Campo…
Il termine “Fusionalità” è proposto per la prima volta dal gruppo formato da Soavi, Pallier, Tagliacozzo, Petacchi e Neri in un panel al Congresso SPI di Taormina nel 1980, e da allora, ad ogni Congresso fino al 1988. Il gruppo produce dei brevi scritti di ciascuno di loro, scaturiti di incontri serali, per lo più settimanali, che andranno avanti per un decennio. Questi scritti pubblicati nel volume curato da Neri nel 1990 e in seguito riproposti nel libro “Forme della Fusionalità” a cura di Lombardozzi e Meterangelis, come dice Claudio hanno una particolarità: sono frutto di un pensiero collettivo, scaturito da incontri che hanno sempre mantenuto una “buona socialità”, quella socialità, cioè, che è capace di soddisfare il bisogno di riconoscimento (realistico) delle persone che lo formano. Gli scritti sulla Fusionalità, che hanno dato il via ad un nuovo modo di pensare la seduta di analisi, all’interno del movimento psicoanalitico italiano, seppure possono essere messi sullo stesso piano della psicoanalisi relazionale di Mitchell e Greemberg (1983), tuttavia avevano un carattere di assoluta originalità, in quanto in quegli anni non c’era stato nessun collegamento fra le due scuole di pensiero; si trattava di un pensiero originale, sottolinea Claudio, che, pur non derivando da correnti di pensiero internazionali, ne è però fortemente affine. “la coincidenza delle nostre proposte con quella degli psicoanalisti relazionali, dice Claudio, è frutto di una nuova sensibilità che veniva emergendo negli anni ottanta.” (Neri 2021 p.25) L’autonomia di pensiero, cioè, è garantita dal buon funzionamento del gruppo di appartenenza, che parallelamente opera aderendo allo spirito del tempo, secondo quella modalità, nota in scienza come “scoperta indipendente”. Questa considerazione è interessante perché mostra come Claudio fosse sempre attento a considerare il pensiero del singolo, del piccolo gruppo, del contesto culturale più allargato; è la comunicazione inconscia a favorire la circolazione fra il dentro di sé e il fuori di una cultura sottotraccia, intuita ma ancora non pensata. Nel suo scritto “Introduzione al metodo del Social Dreaming” pubblicato nel 2002 sulla Rivista di Psicoanalisi, scriveva che “E’ come se le persone che sognano e gli artisti fossero capaci di cogliere evidenze che chi è sveglio non può e non vuole vedere”. Tornerò più oltre sul social dreaming, su cui Claudio si stava particolarmente impegnando negli ultimi anni; vorrei ancora dire qualcosa a proposito di Campo.
Come sappiamo in Italia, e non solo, Nino Ferro è stato il pensatore più originale e influente a questo proposito. La posizione di Nino e di Claudio in parte coincidono, per la comune matrice nel pensiero di Bion. Entrambi nel 2016 aderiscono alla costituzione di una associazione di psicoanalisti (International Field Theory Association) insieme con Daniel Stern, Joseph Lichtenberg e altri, con lo scopo di confrontare le differenti teorie di campo. Claudio in particolare è interessato a sottolineare come il campo non coincide con la relazione analista/paziente; si tratta di un elemento terzo, che è contemporaneamente creato dall’incontro ma è anche indipendente da esso.
E’ interessante a questo proposito ricordare che altri movimenti psicoanalitici, in altre parti del mondo si stanno muovendo su queste stesse considerazioni: cito ad esempio il pensiero di Bleger (1967, pubblicato in Italia nel ‘92) che parla di elementi non rappresentati del paziente che tendono ad annidarsi sui confini del setting, o di Puget (2015), analista argentina e francese, che ha introdotto l’idea che la soggettività nasce anche nel contesto sociale, dove l’altro/gli altri sono una presenza indispensabile, e questi processi di soggettivazione sono in continuo movimento, non essendo dati una volta per tutte. L’ipotesi centrale del Social Dreaming è che i sogni contengono informazioni importanti sulla realtà sociale in cui le persone vivono nel momento in cui sognano. Una volta di più pensieri uguali che si sviluppano in contesti diversi e che prendono forme diverse, Puget nella psicoanalisi delle coppie e delle famiglie, Gordon Lawrence e Claudio Neri con il Social Dreaming per raggiungere ambienti sociali tanto distanti come reparti psichiatrici, studenti universitari, servizi di igiene mentale ecc.
Il Social Dreaming, è dunque una naturale forma di estensione del pensiero psicoanalitico. È questa la profonda convinzione di Claudio; a partire dal linguaggio del sogno e delle varie forme in cui l’inconscio si esprime, le scoperte di Freud possono essere rese sempre più fruibile da un pubblico più vasto, fuori dalla stanza d’analisi come cura e come forma di conoscenze. Invito chi non l’avesse letto di leggere l’articolo che Claudio ha pubblicato sulla Rivista di Psicoanalisi nel 2002 “Introduzione al Social Deaming”. Fra le altre considerazioni di grande interesse vi è la descrizione delle sedute di Social Dreaming con un gruppo di operatori israeliani e palestinesi, sedute che si sono svolte in una fase di violenze e sospetti crescenti, e che mettono in luce elementi inconsci non solo riconducibili a traumi pregressi, come ci si aspetterebbe, ma anche forieri di un pensiero trasformativo sorprendente.
Concludo questo mio scritto con una considerazione personale: ringrazio Stefania Pandolfo e Maria Antoncecchi per avermi dato questa opportunità, che mi ha permesso di rileggere tante pagine veramente dense di suggestioni, metafore, riflessioni di Claudio Neri, che mi hanno arricchito e che mi aiutano a mettermi in ascolto con maggiore intensità degli scritti dei colleghi, delle narrazioni dei pazienti…concludere queste poche righe è per me un nuovo lutto. Grazie Claudio, ci hai lasciato tanto da riconsiderare, cercheremo di farlo nella mattinata che dedicheremo a te e al tuo pensiero il 31 gennaio al nostro Centro di Psicoanalisi Romano.
Bibliografia:
Bleger J. (1967) Simbiosi e Ambiguità. Libreria Editrice Lauretana Ancona 1992.
Greenberg J., Mitchell S (1983); Le relazioni oggettuali nella teoria psicoanalitica. Il Mulino Bologna
Lombardozzi A.; Meterangelis G. (2021) (a cura di) Forme della Fusionalità. Franco Angeli Milano
Neri C. (2002) Introduzione al social deaming Rivista di Psicoanalisi XLVIII, 93-114.
Puget J. (2015) Come pensare la soggettività oggi? Interazioni: clinica e ricerca psicoanalitica su individuo-coppia-famiglia 2015/2 p.59-71
Diana Norsa
24 novembre 2025