Alias 24 febbraio 2019 Recensione ad “Andrè Green” di M. Balsamo

Alias

domenica 24 febbraio 2019

Maurizio Balsamo, un ritratto dedicato al pensiero dello psicoanalista francese-Il potere creativo dell’inconscio-da Feltrinelli 

DALLA PSICOSI BIANCA AL CONCETTO DI NEGATIVO, LE TEORIE DI ANDRE’ GREEN 

di Franco Lolli

Introduzione: Franco Lolli, recensisce su Alias,” Andrè Green. Il potere creativo dell’inconscio(da. Feltrinelli) l’ultima opera di Maurizio Balsamo, sul concetto di madre morta nel pensiero di Andrè Green, le sue implicazioni cliniche nella conduzione della cura e l’influenza che il grande psicoanalista ha esercitato sul pensiero psicoanalitico attuale. Attraverso il transgenerazionale, la madre funzionalmente morta, costituisce un nucleo “intrattabile” che influenza condizioni psichiche di desertificazione, di non appresentazione, fallimenti narcisistici.con cui si confronta sovente lo psicoanalista oggi.   Il prof. Maurizio Balsamo, è Psichiatra, membro ordinario, AFT, della Società Psicoanalitica Italiana, professore associato in Psicopatologia e Psicoanalisi all’università di Paris 7. (Maria Naccari Carlizzi)

 

Alias

domenica 24 febbraio 2019

Maurizio Balsamo, un ritratto dedicato al pensiero dello psicoanalista francese-Il potere creativo dell’inconscio-da Feltrinelli 

DALLA PSICOSI BIANCA AL CONCETTO DI NEGATIVO, LE TEORIE DI ANDRE’ GREEN

 di Franco Lolli

Nonostante il valore della sua elaborazione teorico-clinica sia da tempo universalmente acclamato, André Green non ha  mai ceduto al compiacimento narcisistico intrinseco al considerarsi un caposcuola. L’uomo non ha oscurato l’opera, che d’altronde ha influenzato gran parte della psicoanalisi internazionale, contribuendo al suo avanzamento in campi tradizionalmente poco frequentati.

Proprio allo sviluppo del contributo scientifico dato dallo psicoanalista francese, Maurizio Balsamo ha dedicato il suo ultimo lavoro, André Green . Il potere creativo dell’inconscio (Feltrinelli, pp. 150, e 15,00) nel quale evidenzia, con grande lucidità, la progressione di un pensiero che, a tutti gli effetti, appare a posteriori come un sistema coerente e innovativo.

Basti pensare alle riflessioni sul concetto di negativo che Green ha derivato dalla pratica clinica con i pazienti cosiddetti borderline – sviluppati da semplici appunti e notazioni fino a diventare un vero e proprio sistema teorico, raffinato e fecondo.

Il sentimento di vuoto lamentato dalle persone che vivono in questi états limites è, secondo lo psicoanalista francese, l’effetto dell’interiorizzazione di un’assenza, dell’assimilazione inconscia (e devastante) di un’immagine «vuota»: quella di una madre portatrice di un dolore interno, e di un senso di morte così pervasivi e intensi da stamparsi nella psiche del bambino, futuro soggetto border, come «spazio bianco» incolmabile. Ecco allora, che il pensiero si presenta interrotto, parassitato da buchi, da cortocircuiti del ragionamento, da discontinuità: sospensioni dell’ideazione che Green fa risalire all’originaria «scomparsa affettiva» della madre che ha consegnato il bambino, in una fase aurorale del suo sviluppo, al non senso della sua assenza.

E sarà proprio intorno a questa remota ingiustificabilità e incomprensibilità dell’evento traumatico che il futuro borderline organizzerà le sue tipiche condotte psicopatologiche, dalla compulsiva (quanto fallimentare) ricerca di senso (che può arrivare fino alla creazione di ideazioni deliranti), alla maniacale attività di eccitazione autoerotica (l’unica ritenuta in grado di assicurare un piacere compensatorio «senza tenerezza né pietà»).

Con rigore teorico e accuratezza nell’esposizione, Balsamo affronta nel dettaglio la complessità del
tema – la psicosi bianca – che più ha contribuito a rendere noto Green nel mondo psicoanalitico: «Una psicosi senza psicosi», la definì lo stesso psicoanalista francese, nella quale l’assenza di fenomeni elementari camuffa la gravità della struttura e induce, spesso, il clinico non avvertito a errori diagnostici.

È una condizione esistenziale congelata, che orbita intorno a un nucleo «intrattabile» con il quale il soggetto non riesce a fare i conti se non restandone in una qualche misura «siderato», in una specie di invischiamento confusivo con l’altro materno (e, soprattutto, con la morte che l’altro materno presentifica). Di fronte alla desertificazione dell’esistenza e allo sviluppo di un narcisismo negativo che colonizza la vita del paziente, l’analista è chiamato a aggiornare la sua posizione, ovvero a ridefinire la sua tecnica che – ed è questo uno degli aspetti più interessanti del pensiero di Green – deve tener conto della presa in cura di patologie resistenti alla tradizionale impostazione del setting analitico.

Se il sintomo è sensibile al mutare delle condizioni storiche e sociali, altrettanto deve esserlo la postura che l’analista assume nella conduzione della cura, pronta ad adattarsi a nuove domande senza smarrire tuttavia il suo tratto distintivo.

 

Vedi anche:

CPF – La passione del negativo. Il lavoro di André Green nel volume curato da A. Baldassarro. Pisa, 21 settembre 2018