Come aiutare chi ha perso tutto, Intervista a Gianluigi Monniello REPUBBLICA 25 maggio 2012

INTRODUZIONE: Gianluigi Monniello interviene sui temi del Congresso e parla della crisi, dei costi della psicoanalisi, dei giovani e del contributo della psicoanalisi per uscire dalla crisi. (Silvia Vessella)

SALUTE REPUBBLICA

 

L’APPUNTAMENTO

Il male di vivere ai tempi della crisi
“Come aiutare chi ha perso tutto”

Per tre giorni all’Università La Sapienza di Roma si tiene il XVI Congresso nazionale della Società Psicoanalitica Italiana. Fra i temi lavoro e denaro. Il problema di chi si trova ad affrontare disoccupazione e rischia di scivolare nella depressione. Lo psichiatra: Gianluigi Monniello: “”Evitare l’isolamento”

di VALERIA PINI

 

CRISI e disoccupazione. Persone che perdono il lavoro o che sanno che non lo troveranno mai. Imprenditori che non sanno più come andare avanti e decidono di togliersi la vita. E’ facile scivolare nella depressione quando si perde il filo della propria vita. Uomini e donne che nel giro di pochi mesi diventano “poveri”. Padri di famiglia 1 che non hanno sanno come dare un futuro ai propri figli. Quando l’economia va male, tutto si complica. I disagi aumentano e c’è chi si ammala. Se ne parlerà da oggi, venerdì 25 maggio, fino a domenica nel XVI Congresso nazionale della Società di Psicoanalitica Italiana 2Realtà psichica e regole sociali – Denaro, potere e lavoro fra etica e narcisismo” 3 all’Università la Sapienza di Roma. “La perdita del posto di lavoro infligge una ferita alla propria identità, mette alla prova l’autostima e saggia la solidità del narcisismo e la fiducia nell’apporto degli altri. Molto dipende dalla possibilità di trovare altre vie per rimettersi in gioco e dal non sentirsi eccessivamente isolati, quando si subisce tale esperienza traumatica -. spiega Gianluigi Monniello, psichiatra e segretario scientifico della Spi, Società di Psicoanalitica Italiana – . Una possibile risorsa, che la modernità offre, è quella di restare connessi, attraverso il web, con altre persone e con le infinite informazioni lavorative, artistiche e culturali che, in tempo reale, sono reperibili da tutte le parti del mondo e in ogni momento della giornata”

Gli uomini sono meno forti da un punto di vista psicologico di fronte alla disoccupazione e alla crisi?
“L’uomo tende maggiormente ad identificarsi nel proprio lavoro. La donna coltiva una maggiore varietà di investimenti e di relazioni che la rendono più mobile nell’affrontare i cambiamenti. La maternità comporta adattamenti sia fisici che psichici e le attribuisce un ruolo centrale nella famiglia e nella società. D’altra parte è proprio la ricchezza conscia e inconscia delle cure materne a fondare le basi narcisistiche del soggetto,capacità di autoregolarsi e di sincronizzarsi con l’altro, le sue capacità di autocura ed anche di resilienza di fronte agli eventi traumatici della vita”.

Che ruolo ha la famiglia?
“La famiglia, pur profondamente cambiata nelle sue attuali forme, continua ad offrire un sostegno. Basti pensare all’appoggio sia affettivo che economico che offre ai figli, che sempre più spesso faticano a realizzare una loro indipendenza”.

Quali sono le generazioni più colpite dalla crisi?
“La generazione dei giovani che si affaccia al mondo del lavoro, che si sente privata del futuro e impossibilitata a fare progetti, esposta alla precarietà. Ma anche quella dei cinquantenni che rischia di perdere il lavoro in modo definitivo e quindi il proprio ruolo di referente per la generazione successiva, con sentimenti di colpa e disperazione”.

Le persone che oggi hanno problemi di lavoro o lo perdono cosa raccontano all’analista?

“In questi casi lo psicoanalista è confrontato con vissuti depressivi, di impotenza, di rabbia. Soprattutto la dimensione del desiderio è per lo più assente. Si tratta molto spesso di mantenere viva la speranza e le potenzialità creative, alimentando nella relazione terapeutica il narcisismo sano e la capacità di investire sugli altri, e sul valore dell’attesa e della riflessione. Inoltre è essenziale essere in grado, come psicoanalisti, di ascoltare e di assumere dentro di sé le forme del disagio dell’altro per un tempo sufficiente, per poterle non solo comprendere ma vivere profondamente”

Come aiutare chi è disperato, disoccupati, o imprenditori che hanno perso tutto. Come restituire loro la forza di affrontare il futuro?

“La solidarietà, il valore della propria umanità, il sentimento dell’amicizia sono gli ingredienti essenziali per non far prevalere isolamento, solitudine e vissuti persecutori. Risulta fondamentale il sentirsi parte di un gruppo che condivide gli stessi problemi e che vive quotidianamente le stesse difficoltà, per evitare di viversi emarginati”.

C’è anche il problema di affrontare i costi dell’analisi. Non tutti i pazienti hanno i soldi per curarsi.
“Alcuni pazienti possono trovarsi improvvisamente nell’impossibilità di continuare a pagare il trattamento analitico. Altri non possono neppure immaginare di avviarlo. Le competenze emotive dello psicoanalista vanno comunque messe al servizio di chi ne ha bisogno, ricercando insieme al paziente soluzioni praticabili. Molti Centri psicoanalitici, oltre ai servizi pubblici nei quali operano anche psicoanalisti, offrono attualmente trattamenti a costi solidali”.

Cosa succede ai giovani che passano dal periodo di studio o formazione alla disoccupazione? Non riescono a formare una propria identità?
“Vivono una lacerante disillusione e rischiano di rivolgere contro se stessi sentimenti inevitabili di mortificazione e di rabbia. L’impossibilità di vedere riconosciute e apprezzate le proprie capacità e competenze genera sconforto e apre alla sofferenza psichica che può assumere le forme dell’antisocialità o dell’attacco al proprio corpo e al proprio pensiero. Molti giovani affrontano la precarietà attraverso un sistema di valori, di creazione o invenzione che si radica nel collettivo. Così alcuni adolescenti passano ore per riuscire ad eseguire un particolare movimento sullo skate, sulla tavola a vela o sui pattini, mettendo alla prova le proprie abilità acrobatiche. Un accanimento a controllare l’instabilità, lo squilibrio, l’effimero attraverso il movimento rivela, il piacere di dominare le forze contrarie, di vincere l’instabilità, la fragilità dell’istante”,

Secondo lei la crisi economica ci riporterà verso valori più autentici. Conterà meno l’apparire?
“La scommessa è proprio questa: riuscire ad uscire dalla crisi globale attraverso una profonda riconsiderazione dei principi etici. L’etica, infatti, costituisce il fondamentale nutrimento di un narcisismo sano”.

(25 maggio 2012)