Of course I believe in ghosts – my sanity depends on it, THE GUARDIAN, 29 Ottobre 2015

THE GUARDIAN – 29 Ottobre 2015

Of course I believe in ghosts – my sanity depends on it.

Giles Fraser

INTRODUZIONE: Per augurare “Buon Halloween” ai suoi lettori, il quotidiano britannico The Guardian ha pubblicato un articoletto che mette insieme Freud e il Dybbuk, lo spirito malvagio di una persona morta che secondo le leggende ebraiche può impossessarsi di un essere vivente e coabitare dentro di lui…Leggere per credere!(Maria Grazia Vassallo)

 “Certo che credo ai fantasmi – la mia salute mentale dipende da questo”.

 Giles Fraser, con abile retorica narrativa, prima spiazza il lettore con una serie di affermazioni paradossali o quantomeno sconcertanti, tali da suscitare un qualche legittimo dubbio sulla sanità mentale dell’estensore dell’articolo- affermazioni del tipo: credo nei fantasmi, vivo in loro compagnia, prima ritenevo che non esistessero mentre adesso parlo con loro ed essi si rivolgono a me- e poi riconfigura il tutto con una frase illuminante e risolutiva: “ Ma io non li chiamo fantasmi. Li chiamo ricordi, alcuni mezzi sepolti, altri vagamente delineati. Una delle cose sorprendenti che lo straordinario processo chimico della psicoanalisi ha dissepolto in me, è stata proprio la continua presenza dei miei antenati. I fantasmi sono faccende psicologiche che non si sono concluse, spesso associate ad un dolore non elaborato”. L’esperienza dell’analisi ha insegnato a Fraser che la melanconia si può trasformare in lutto elaborabile solo ricontattando l’esperienza della perdita, altrimenti il dolore pervade inspiegabilmente l’esistenza e, come fosse un fantasma, “infesta” la tua esperienza mentale ed esistenziale.

Fraser, figura di una certa notorietà per il suo impegno umanitario e sociale, si è dimesso quattro anni fa dal suo incarico di Canonico presso la cattedrale di St. Paul a Londra perché in disaccordo con l’intervento della polizia chiamata a sgombrare con la forza i manifestanti di Occupy London, che si erano accampati negli spazi della cattedrale. Entrato in terapia per una depressione che aveva fatto seguito a questa vicenda, Fraser dichiara che se in un primo momento aveva creduto che il suo malessere dipendesse da questo importante cambiamento nella sua vita, col procedere del trattamento aveva preso coscienza che il suo malessere aveva radici ben più lontane. Aveva ripercorso le vicende della sua famiglia di origini ebraiche, dell’arrivo in Inghilterra per trovare rifugio dalle persecuzioni naziste, preso coscienza delle strategie difensive messe in atto per dimenticare  quanto di tragico era accaduto- forse anche la conversione di suo padre al Cristianesimo, e la sua scelta di diventare prete rientravano in un inconscio tentativo di seppellire il passato.   

Fraser cita Lutto e Melanconia( 1917) di Freud, e sottolinea come l’anno prima un altro ebreo, l’etnologo Slomo Ansky, dette alle stampe una storia di fantasmi legata alle leggende ebraiche sul “Dybbuk”, lo spirito maligno in qualche modo sospeso tra la vita e la morte. Fraser afferma che Ansky, laico e socialista, esprimeva con questo racconto il lutto per una cultura religiosa che stava scomparendo sia intorno che dentro di sé, una fede nell’Ebraismo che lo studioso rifiutava ma di cui tuttavia, in qualche modo, aveva ancora bisogno. Freud inventava la psicoanalisi e Ansky scriveva di fantasmi, ma entrambi, conclude Fraser, stavano facendo la stessa cosa: resuscitare i morti a metà, per dare loro appropriata sepoltura!   

THE GUARDIAN- 29 Ottobre 2015

Of course I believe in ghosts – my sanity depends on it.

Giles Fraser

http://www.theguardian.com/commentisfree/belief/2015/oct/29/of-course-i-believe-in-ghosts-my-sanity-depends-on-it