Eventi, Report e altro ancora…

Situazioni traumatiche al cinema. Una revisione critica.

E’nota da tempo la potenzialità traumatogena della situazione cinematografica. A partire dalla crisi d’angoscia (oggi scambiata per ‘attacco di panico’), passando per le più diverse reazioni maniacali o depressive, per arrivare persino, benché molto raramente, a qualcosa di simile alla crisi isterica , quasi tutta la psicopatologia ha modo di manifestarsi, in forme più o meno accentuate a seconda della personalità dello spettatore, nel corso della visione di un film o nei momenti di poco successivi. Del resto, ha sempre fatto parte dell’attrattiva esercitata sulle folle dal ‘cinematografo’ il fatto che si potessero sperimentare emozioni di intensità inusitata, e non può non colpire l’attenzione il fatto che il cinema abbia mantenuto questo ruolo anche in periodi di crisi collettiva, tra l’altro due terribili guerre mondiali, quando le emozioni forti sicuramente non mancavano. Quindi è evidente che le spiegazioni di senso comune, che si rifanno alla ‘compensazione’ o alla ‘distrazione’ rispetto a una realtà insoddisfacente, restano solo alla superficie di fenomeni di tale portata, e si rende necessario ricorrere a una visione strutturale degli effetti psicologici della situazione cinematografica.

IL PADRE ALTROVE

Dimenticare il ’68? A quarant’anni esatti dal “bel maggio” non si può non ripensare a quella gigantesca ondata di rivolta contro i padri che avrebbe cambiato tante cose, quanto meno nel costume quotidiano. Qualcuno la considera ancora “formidabile”, qualcun altro pensa che il ‘68 sia stato un evento catastrofico e denso di conseguenze nefaste. Due psicoanalisti francesi scrissero allora, sotto pseudonimo, una critica violenta dell’ “Univers contestationnaire”, il “nuovo” universo che voleva mettere i padri in campo di concentramento (contestation/ concentration).