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Le visioni di uno psicoanalista

 

Le visioni di uno psicoanalista

di Giuseppe Riefolo, 2006, Antigone Edizioni, Torino, 13 euro.

Recensione di Elisabetta Marchiori

In questi ultimi anni, le pubblicazioni e le produzioni video sul cinema e sui suoi rapporti con la psiche si sono arricchiti di contributi significativi, l’interesse per questo campo è in continua evoluzione ed è caratterizzato da grande vivacità.

In questo ambito, valgono in particolare la pena di essere lette, “le visioni” di Giuseppe Riefolo, psichiatra e psicoanalista della Società Psicoanalitica Italiana, autore tra l’altro, con Paolo Boccata, di cortometraggi. Si tratta di una raccolta di testi narrativi che avvolgono il lettore in una particolarissima atmosfera dove si “vedono” intrecciare storie di film e storie di persone, del paziente e dell’analista, e nel contempo si sentono evocare teorie psicoanalitiche e riferimenti letterari.

Projected Shadows

 

Psychoanalytic Reflections on the Representation of Loss in European Cinema

 

“The volume is a state-of-the-art account of where we are today with the study of cinema through a psychoanalytic lens. Sabbadini has brought together a group of gifted authors who show that methodologies continue to evolve, while at the same time, we can still mine the ore of the time honoured traditions.” – Glen O. Gabbard, from the Preface

BUIO IN SALA.Rassegna di Cinema e Psicoanalisi.

 

Firenze, 28 novembre 2005

 

Idea

 

Perché non proporre al Cineforum un pacchetto di film e di psicoanalisti disponibili al commento?

Potrebbe essere un buon modo per parlare di psicoanalisi con un pubblico non specialistico, ma semplicemente curioso? Potrebbe la visione psicoanaliticamente orientata di un film offrire allo spettatore l’opportunità di una qualche riflessione sul mondo interno? Di trovare qualche cosa di nuovo nel film e in se stesso?

 

Scusi, Signora, che cosa è la SPI?

 

Trovati i colleghi, trovati i film –ciascuno ha proposto quello che più gli era congeniale- individuato nell’Auditorium Stensen il luogo idoneo, a pochi passi dalla sede del Centro Psicoanalitico di Firenze, non è stato poi facilissimo convincere il gruppetto di studenti universitari appassionati di cinema e responsabili del Cineforum che la psicoanalisi potesse avere qualche cosa di interessante da dire.

Incontro con Martone

 

Propongo di seguito il dialogo che si è realizzato tra noi e Mario Martone, a seguito della proiezione del suo film “Teatro di guerra”, in una giornata che ha avuto come tema “Città e conflitto”, tenutasi a Napoli il 14/01/2006 in una sala dell’istituto Grenoble. L’incontro è stato aperto al pubblico.

Il materiale riportato è relativo al mattino.

 

Il gruppo dei colleghi del Centro Napoletano di Psicoanalisi che ha cooperato alla discussione e alla realizzazione di quest’evento mattutino è costituito da: Mario Donadio, Anna Maria Galdo, Roberto Musella, Ciro Paudice, Macario Principe, Mavi Stanzione, Giuliana Tessitore.

 

Il materiale è introdotto dal collega Fabio Castriota presente all’incontro.

III Edizione del “European Psychoanalytic Film Festival”

 

Londra 3/5 novembre 2005

 

Per tutti coloro che sono interessati ad esplorare i territori della mente attraverso il cinema, il Festival che si tiene a Londra ogni due anni, giunto ormai alla sua terza edizione, è un appuntamento irrinunciabile.

Organizzato dal Chairman Andrea Sabbadini per conto della British Psychoanalitic Society, l’evento ha come Presidente Onorario Bernardo Bertolucci.

BUIO IN SALA 2006

 

Dal 27 ottobre al 24 novembre 2006, per cinque venerdì sera, si è svolta a Firenze nell’Auditorium Stensen la rassegna di cinema e psicoanalisi Buio in Sala organizzata dalla Segreteria Scientifica del Centro Psicoanalitico di Firenze in collaborazione con lo Stensen Cinema.

 

Nella sala sempre piena il pubblico ha seguito questa seconda edizione della rassegna partecipando al dibattito -che seguiva al commento dello psicoanalista di turno- con interventi vivaci e ricchi di spunti. Per quanto il film possa essere buono e buono il commento, è il pubblico il vero protagonista della serata: un fatto questo del quale sarà necessario tenere più conto per il futuro trovando una formula che consenta la maggiore interazione possibile fra il presentatore e gli spettatori. E’ attraverso il dialogo del presentatore con il pubblico che il film torna a parlare. Del resto la psicoanalisi ha raggiunto il suo scopo quando ha favorito la nascita di un pensiero nuovo, la messa in parole di un’emozione, l’apertura all’ascolto delle voci provenienti da quel mondo interno che l’opera d’arte sollecita e coinvolge.

FOURTH EUROPEAN PSYCHOANALITIC FILM FESTIVAL EPFF4

Londra 1-4 novembre

 Il Quarto Festival Europeo di Cinema e Psicoanalisi di Londra, organizzato come di consuetudine ogni due anni da Andrea Sabbadini per la British Psychoanalitic Society (BPS), ha avuto come caratteristiche distintive un’attenzione particolare per il mondo dell’infanzia e un’apertura a film provenienti da paesi che non avevano partecipato alle precedenti edizioni.

Roger Kennedy, psicoanalista della BPS, docente universitario e autore di una decina di libri, ha introdotto giovedì sera il convegno con Andrea Sabbadini, ribadendo come l’obbiettivo principale di questo appuntamento biennale sia quello di sviluppare i rapporti tra ambiti culturali diversi ma squisitamente compatibili, come cinema e psicoanalisi.

La casa – pelle, Ferro Tre – La casa vuota

 

Kim Ki-duk è un autore Sud Coreano molto raffinato, regista di film di sottile poesia, che affrontano temi filosofici e morali, tutti tenuti sul filo di uno stile rarefatto, al limite del formalismo, che ha avuto nell’Occidente un successo di critica e di pubblico notevole. Con questo film porta al massimo grado l’uso del simbolo e della metafora come possibilità espressiva e narrativa.

All’inizio del film Kim Ki-duk pone la seguente didascalia:

 

Siamo tutti case vuote

E aspettiamo qualcuno

che apra la porta e ci renda liberi.

 

Un giorno il mio desiderio si avvera

Un uomo arriva come un fantasma

e mi libera dalla mia prigionia.

E io lo seguo, senza dubbi, senza risorse

Finché incontro il mio nuovo destino.

 

Così si introduce subito la relazione simbolica tra l’uomo e la casa, centrale in tutto il film.

La protagonista, prigioniera in un matrimonio in cui domina la violenza, vive nell’attesa del momento in cui potrà finalmente allontanarsi dal marito e da una casa che non occupa emotivamente, anche se i suoi ritratti ricoprono tutta la superficie delle pareti. E’ incapace però di liberarsi da sola, come spesso accade alle vittime delle violenze domestiche, chiuse in umilianti relazioni claustrofobiche.

La Casa – Milano 2007

 

Visconti

Non è mio compito commentare il film ma parlare delle associazioni che la visione ha fatto nascere in me.   Io immagino….e se il professore fosse il padre? un padre un pò isolato nei suoi pensieri e nei suoi interessi….come spesso ci vengono descritti i padri in sede clinica, assenti, in questo caso immagino un padre isolato nei suoi sogni, il padre sogna…..

Cosa sogna? Quali associazioni possiamo fare dalle immagini e dai colori del film?

Claustrofilia: incubi della convivialità

 

(Alcune riflessioni a partire dall’ “Angelo Sterminatore” di L. Bunuel)

 

Questo intervento non intende proporsi come un lavoro di critica cinematografica, né come una lettura socio-politico-religiosa del film. Certamente intendo utilizzare un vertice psicoanalitico ma non per dare del film un’interpretazione psicoanalitica strictu sensu che rischierebbe di falsarne il senso e di ridurne il valore artistico.

Non posso nascondere l’interesse che il film ricopre per l’uso di un linguaggio che ricorda molto da vicino quello psicoanalitico dei sogni e del loro divenire incubi (nel succedersi delle notti condivise in intimità costretta dai personaggi).