Con l’autore

Intervista a Paola Camassa

Paola Camassa (2004).

L’enigma del melone di un paese straniero

Edizioni Tracce, Pescara, 62 pagine, € 9,00

 

 

 

Nel 1929 Freud risponde all’invito di Maxime Leroy di interpretare i sogni del giovane Cartesio: si tratta di tre sogni della stessa notte.Era la notte di San Martino del 1619. La mattina seguente, Cartesio li aveva accuratamente annotati insieme alle sue associazioni.

Freud preferì leggere il testo dei sogni nella traduzione di Baillet, il primo biografo del filosofo francese. Notò un particolare sfuggito alla traduzione di Leroy: nel primo sogno compare un melone, più esattamente “ il melone di un paese straniero”.Freud risponde con una lettera breve, stringata, appare chiaro che elude la richiesta di Leroy.

 

Come è nata l’idea di un testo teatrale?

 

 

Da una delusione.Ma anche dal fatto oggettivo che i sogni di Cartesio sono un dramma in tre atti: ci sono personaggi principali e secondari, dialoghi, cambi di scena, costumi.

 
 

In origine c’era stato un sospetto. Accadde ai tempi del liceo, quando notai che Cartesio, nel Discorso sul Metodo, riferendosi alla teoria del moto della terra di Galileo, aveva scritto: “…un opinione di fisica pubblicata da quel tale”.Com’era possibile?

 

Mi fu spiegato che quell’espressione era dovuta alla reticenza di Cartesio. A causa di quella teoria, Galileo era stato giudicato “eretico” dalla Chiesa. Non ne fui pienamente persuasa.

 
 

Molti anni dopo lessi la lettera di Freud a Leroy: in essa erano contenute le sue osservazioni sui sogni del giovane Cartesio.Insieme apparvero: il ricordo di quell’antico interrogativo e la fiducia che lì, nelle parole di Freud, avrei trovato la risposta.

 

 
 
 
 
 
 
 

La delusione, per non averla trovata quella risposta, è forse la vera origine dell’idea del testo.Dovevo dare a Freud una seconda occasione di interpretare i sogni di Cartesio.Così ho costruito una specie di giallo investigativo che ha per oggetto una teoria scientifica e due grandi protagonisti della storia del pensiero scientifico del seicento.La trama nasconde un enigma e Freud, soddisfacendo il mio desiderio, troverà la soluzione.Non bastava. Dovevo fare incontrare Freud e Cartesio. Dovevo spiegarmi perché Freud lo aveva ignorato.Così ai personaggi dei tre sogni se ne aggiungono di nuovi e le scene sovrappongono tempi e luoghi diversi.Si può dire che la sceneggiatura sia un intrigo di “accoppiamenti rivali”: i “mistici” si contendono la “conquista” della verità.Insomma l’idea nasce da una risposta insoddisfacente di Freud.

 

 

 

Intervista ad Antonino Ferro

A cura di Nelly Cappelli 
 
D.: L’occasione è l’uscita del tuo ultimo libro: Tecnica e creatività; la motivazione: l’interesse e l’apprezzamento per il tuo pensiero; ma la determinazione a intervistarti è nata mentre mi trovavo ad Aix en Provence, al Colloquio Franco-Italiano e osservavo, come avevo già notato in numerosi convegni all’estero, quanto il tuo lavoro fosse citato e come il tuo pensiero fosse profondamente radicato e assimilato.

R.: Nota amaro-dolce… La nota dolce è quest’intervista. La nota amara è che si fa molto più riferimento alle cose che ho detto e che ho scritto all’estero: dal Sud America al Nord America, per esempio, di quanto non si faccia in Italia. Sicuramente in Italia c’è stato, almeno finora, meno interesse: questo mi amareggia un po’. In fondo la mia spinta ad andare all’estero è nata proprio dal fatto di vedere che quello che scrivevo e pensavo non era recepito più di tanto. Così mi sono detto: “Vediamo se attecchisce all’estero” e ho cominciato ad accettare gli inviti che mi giungevano da fuori Italia; da questo punto di vista, il riscontro minore avuto in Patria si è rivelato positivo. Ho dovuto lottare contro l’handicap della lingua, ma anche questo è diventato uno stimolo… Per necessità ho dovuto migliorare il Francese e imparare l’Inglese, almeno quel tanto da permettermi di presentare e discutere i miei lavori in quella lingua.

 

 

 

Intervista ad Anna Maria Nicolò Corigliano

Doriano Fasoli mette a disposizione di “Spazio libri” questa intervista, che pubblichiamo.                      
 

A cura di Doriano Fasoli 

D.: Dottoressa Nicolò, com’è nato e come si articola il volume Attualità del Transfert (2006), da lei curato per l’editore Franco Angeli? 

R.: Nell’anno 2002/2003, nel corso della mia segreteria scientifica e della presidenza di Vincenzo Bonaminio,il Centro di Psicoanalisi Romano ha deciso di dedicare l’anno scientifico all’approfondimento della clinica e della ricerca sul transfert. Molti degli psicoanalisti del Centro e altri stranieri invitati per l’occasione  si sono impegnati a riflettere su questo tema in differenti aree: transfert e livelli di funzionamento della mente, transfert e fattori terapeutici, il transfert nell’ora analitica, attualità del transfert in età evolutiva, il transfert negli stati limite. Questo volume rispecchia un ulteriore approfondimento dei lavori presentati in quell’anno.

 

Intervista a Giuseppe Pellizzari

A cura di Nelly Cappelli 

 

Giuseppe Pellizzari si occupa in particolare di adolescenti ed è Responsabile per le psicoterapie presso il “Progetto A”, centro pubblico di consultazione per adolescenti di San Donato Milanese (Milano), da oltre un decennio. Psicoanalista con funzioni di Training della Società Psicoanalitica Italiana, autore di articoli apparsi su varie riviste, ha scritto, nel 2002: L’ apprendista terapeuta. Riflessioni sul «mestiere» della psicoterapia.

Lo intervistiamo in relazione saggio “L’esperienza della temporalità come fattore terapeutico” , pubblicato in Come cura la psicoanalisi?(a cura di G. Berti Ceroni, 2005).     

 

Intervista a Franco De Masi

A cura di Giorgio Mattana

Franco De Masi, figura di spicco del Centro Milanese di Psicoanalisi, è autore di volumi importanti, come La perversione sadomasochistica, Il limite dell’esistenza e Vulnerabilità alla psicosi, che insieme agli articoli pubblicati sulla Rivista di psicoanalisi e sull’International journal of psychoanalysis riflettono i suoi interessi clinici, i suoi contributi e le sue considerazioni sul metodo psicoanalitico.

Intervista a Marie Rose Moro

a cura e traduzione di Cristina Simonini

Marie Rose Moro è nata in Spagna. E’ Membro Associato della Società Psicoanalitica di Parigi (S.P.P.). Medico di formazione filosofica e antropologica, è psichiatra e psicoanalista di bambini e adolescenti, Professore delle Università di Parigi 13. Dirige il Servizio di Psichiatria del Bambino e dell’Adolescente all’Ospedale Avicenne a Bobigny (Parigi), dove è succeduta a Serge Lebovici.