Con l’autore

Intervista ad Armando B. Ferrari

Doriano Fasoli, giornalista, saggista e scrittore romano cui fu conferito, nel 1999, il premio “Cesare Musatti” dalla Società Psicoanalitica Italiana, mette a disposizione di “Spazio libri” questa intervista inedita (fatta ad Ottobre 2005) ad Armando B. Ferrari.

 
Grati di questo intenso, prezioso dono, la pubblichiamo.

 

Intervista a Bernardo Bertolucci

di Nelly Cappelli  

Siena, 28/9/2006

 

Dopo la cerimonia di consegna del Premio Cesare Musatti 2006, che la Società Psicoanalitica Italiana ha conferito a Bernardo Bertolucci, il regista ha accettato di rispondere ad alcune domande.

 

D.: Non ho visto tutti i suoi film, né ho voluto prepararmi all’intervista riguardandoli, nei giorni scorsi. Ho scelto di affidarmi alla mia memoria, come ad un archivio affettivo, e cercare lì immagini e atmosfere legate alle sue opere. Una cosa mi ha colpita: che i suoi personaggi, anche quando sono disperati, non sono devitalizzati e comunicano un senso di profondità, di calore e di contatto, non fosse altro che con l’ambiente o col pensiero di qualcuno, persino con l’assenza. Sono, in qualche modo, in relazione.

 

R.: Esiste un mio cinema prima dell’analisi, che comincia nel ’69, e un cinema dopo l’analisi. Il mio cinema degli anni sessanta era un cinema davvero chiuso. Se un film aveva successo, noi pensavamo che ci fosse qualcosa dietro, una specie di complicità con l’imperialismo americano! Poi, nella primavera del ’69 cominciai l’analisi e nell’estate girai “Strategia del ragno”, che è un film pieno di calore. Quindi, quello che è accaduto a me, che cominciai ad aprirmi col mio psicoanalista di allora, è più o meno quello che è accaduto anche al mio cinema.

E’ come se io in tutti gli anni sessanta mi fossi rifugiato nel monologo e con l’analisi avessi scoperto il dialogo. Da allora i miei film sono diventati più accessibili: avevo bisogno di una verifica, non ce la facevo più a fare dei film solo per i miei amici e i miei parenti. Avevo bisogno di sentire cosa sente il pubblico: e questo è stato il primo effetto della nostra analisi. I primi sette anni, sono stati indimenticabili. In pochi anni ho girato: “Strategia del ragno”, “Il conformista”, “Ultimo tango a Parigi” e “Novecento”. Era un continuo verificarsi di successi in cui sentivo la completa complicità del mio analista. Forse l’esperienza del setting psicoanalitico si è trasferita anche nei film. I miei film erano finalmente più comunicativi, anche perché il calore di cui parlava, si è liberato ed è stato avvertito dalla gente.

 

Intervista a Irene Munari

Lo studio, la ricerca della genesi dell’ansia e delle sue espressioni nella patologia e nella normalità infantile e adulta è un interesse che ha percorso tutta la vita professionale di Irene Munari e viene espresso in un volume che ne sintetizza e ne espone il pensiero.

 

MUNARI I. (2004). Il bambino ansioso e il suo rapporto con l’oggetto, lotta e fuga nel controllo dell’ansia. Roma, Borla Editore. € 19,50

 

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D. Com’è nata l’idea di questa ricerca sulla genesi dell’ansia e sulle modalità psichiche con cui può essere affrontata?

 

Di fronte alla richiesta, spesso rivoltami, su cosa mi ha portato a interessarmi dell’argomento “paure e ansie nei bambini” per primo si affaccia alla mia mente il ricordo dei tanti encefalogrammi visti a Vienna di bambini sorpresi nella culla e sbattuti per terra da soldati stranieri ubriachi (1).

 

A Vienna ho iniziato il training psicoanalitico e allo stesso tempo frequentavo la clinica neuropsichiatrica universitaria che comprendeva pure un reparto infantile. Elementi di paura e ansia comparivano non solo nel materiale clinico di pazienti sia adulti che bambini, ma erano presenti, anche se non dati a vedere, nella mente della gente dal momento che il ricordo di un recente doloroso passato di guerra si coniugava con una difficile attualità di vita quotidiana.

 

Intervista a Roberto Speziale Bagliacca

di Nelly Cappelli  
 
Negli scritti di Roberto Speziale-Bagliacca, a partire da Colpa, uscito ora nella terza edizione, a Freud messo a fuoco, a Ubi maior, incontriamo la vasta cultura dell’Autore, la sua passione per la storia delle idee, in particolare per il confronto dialettico con e tra pensatori come Freud, Klein, Winnicott, Fairbairn, Bion, Grinberg.
Egli accosta i temi psicoanalitici da un’angolazione peculiare, li lavora permeandoli di una forte impronta personale e sviluppa una teorizzazione originale che si traduce anche in contributi per la tecnica. Non è possibile rivolgere a Speziale-Bagliacca tutte le domande che vorrei, perché sono consapevole di ospitare le risposte in uno spazio ristretto, che non consente il respiro ampio di una trattazione approfondita come la sua. Però, qualcosa potrei chiedergli, sapendo che quanto risponderà ci lascerà con molto appetito!

Intervista a Carla Muschio

di Nelly Cappelli   

Carla Muschio (Rho, Milano,1954) è una studiosa di letteratura russa e inglese, oltre che scrittrice.

Di lei colpisce la prospettiva originale da cui osserva il mondo, lo sguardo indagatore, pronto a stupirsi e la freschezza con cui affronta, nei suoi lavori, i temi psicologici. Così, ho pensato di intervistarla.

Intervista a Luis Kancyper

A cura di Nelly Cappelli

 

Traduzione di Elisabetta Astori

 

Luis Kancyper, analista con Funzioni di Training dell’Associazione Psicoanalitica Argentina, è autore di numerosi scritti, pubblicati in Italia, Germania, Inghilterra, Argentina, Brasile, Colombia, Spagna, Messico, Perù e Uruguay.

 

Di recente, è uscito: Il  Complesso   Fraterno. Studio psicoanalitico (Roma, Edizioni Borla, 2008). Una buona occasione per intervistarlo.

Intervista a Paola Camassa

Paola Camassa (2004).

L’enigma del melone di un paese straniero

Edizioni Tracce, Pescara, 62 pagine, € 9,00

 

 

 

Nel 1929 Freud risponde all’invito di Maxime Leroy di interpretare i sogni del giovane Cartesio: si tratta di tre sogni della stessa notte.Era la notte di San Martino del 1619. La mattina seguente, Cartesio li aveva accuratamente annotati insieme alle sue associazioni.

Freud preferì leggere il testo dei sogni nella traduzione di Baillet, il primo biografo del filosofo francese. Notò un particolare sfuggito alla traduzione di Leroy: nel primo sogno compare un melone, più esattamente “ il melone di un paese straniero”.Freud risponde con una lettera breve, stringata, appare chiaro che elude la richiesta di Leroy.

 

Come è nata l’idea di un testo teatrale?

 

 

Da una delusione.Ma anche dal fatto oggettivo che i sogni di Cartesio sono un dramma in tre atti: ci sono personaggi principali e secondari, dialoghi, cambi di scena, costumi.

 
 

In origine c’era stato un sospetto. Accadde ai tempi del liceo, quando notai che Cartesio, nel Discorso sul Metodo, riferendosi alla teoria del moto della terra di Galileo, aveva scritto: “…un opinione di fisica pubblicata da quel tale”.Com’era possibile?

 

Mi fu spiegato che quell’espressione era dovuta alla reticenza di Cartesio. A causa di quella teoria, Galileo era stato giudicato “eretico” dalla Chiesa. Non ne fui pienamente persuasa.

 
 

Molti anni dopo lessi la lettera di Freud a Leroy: in essa erano contenute le sue osservazioni sui sogni del giovane Cartesio.Insieme apparvero: il ricordo di quell’antico interrogativo e la fiducia che lì, nelle parole di Freud, avrei trovato la risposta.

 

 
 
 
 
 
 
 

La delusione, per non averla trovata quella risposta, è forse la vera origine dell’idea del testo.Dovevo dare a Freud una seconda occasione di interpretare i sogni di Cartesio.Così ho costruito una specie di giallo investigativo che ha per oggetto una teoria scientifica e due grandi protagonisti della storia del pensiero scientifico del seicento.La trama nasconde un enigma e Freud, soddisfacendo il mio desiderio, troverà la soluzione.Non bastava. Dovevo fare incontrare Freud e Cartesio. Dovevo spiegarmi perché Freud lo aveva ignorato.Così ai personaggi dei tre sogni se ne aggiungono di nuovi e le scene sovrappongono tempi e luoghi diversi.Si può dire che la sceneggiatura sia un intrigo di “accoppiamenti rivali”: i “mistici” si contendono la “conquista” della verità.Insomma l’idea nasce da una risposta insoddisfacente di Freud.

 

 

 

Intervista ad Antonino Ferro

A cura di Nelly Cappelli 
 
D.: L’occasione è l’uscita del tuo ultimo libro: Tecnica e creatività; la motivazione: l’interesse e l’apprezzamento per il tuo pensiero; ma la determinazione a intervistarti è nata mentre mi trovavo ad Aix en Provence, al Colloquio Franco-Italiano e osservavo, come avevo già notato in numerosi convegni all’estero, quanto il tuo lavoro fosse citato e come il tuo pensiero fosse profondamente radicato e assimilato.

R.: Nota amaro-dolce… La nota dolce è quest’intervista. La nota amara è che si fa molto più riferimento alle cose che ho detto e che ho scritto all’estero: dal Sud America al Nord America, per esempio, di quanto non si faccia in Italia. Sicuramente in Italia c’è stato, almeno finora, meno interesse: questo mi amareggia un po’. In fondo la mia spinta ad andare all’estero è nata proprio dal fatto di vedere che quello che scrivevo e pensavo non era recepito più di tanto. Così mi sono detto: “Vediamo se attecchisce all’estero” e ho cominciato ad accettare gli inviti che mi giungevano da fuori Italia; da questo punto di vista, il riscontro minore avuto in Patria si è rivelato positivo. Ho dovuto lottare contro l’handicap della lingua, ma anche questo è diventato uno stimolo… Per necessità ho dovuto migliorare il Francese e imparare l’Inglese, almeno quel tanto da permettermi di presentare e discutere i miei lavori in quella lingua.

 

 

 

Intervista ad Anna Maria Nicolò Corigliano

Doriano Fasoli mette a disposizione di “Spazio libri” questa intervista, che pubblichiamo.                      
 

A cura di Doriano Fasoli 

D.: Dottoressa Nicolò, com’è nato e come si articola il volume Attualità del Transfert (2006), da lei curato per l’editore Franco Angeli? 

R.: Nell’anno 2002/2003, nel corso della mia segreteria scientifica e della presidenza di Vincenzo Bonaminio,il Centro di Psicoanalisi Romano ha deciso di dedicare l’anno scientifico all’approfondimento della clinica e della ricerca sul transfert. Molti degli psicoanalisti del Centro e altri stranieri invitati per l’occasione  si sono impegnati a riflettere su questo tema in differenti aree: transfert e livelli di funzionamento della mente, transfert e fattori terapeutici, il transfert nell’ora analitica, attualità del transfert in età evolutiva, il transfert negli stati limite. Questo volume rispecchia un ulteriore approfondimento dei lavori presentati in quell’anno.

 

Intervista a Giuseppe Pellizzari. A cura di Nelly Cappelli

A cura di Nelly Cappelli 

 

Giuseppe Pellizzari si occupa in particolare di adolescenti ed è Responsabile per le psicoterapie presso il “Progetto A”, centro pubblico di consultazione per adolescenti di San Donato Milanese (Milano), da oltre un decennio. Psicoanalista con funzioni di Training della Società Psicoanalitica Italiana, autore di articoli apparsi su varie riviste, ha scritto, nel 2002: L’ apprendista terapeuta. Riflessioni sul «mestiere» della psicoterapia.

Lo intervistiamo in relazione saggio “L’esperienza della temporalità come fattore terapeutico” , pubblicato in Come cura la psicoanalisi?(a cura di G. Berti Ceroni, 2005).