Curon – Commento di L. Ravaioli

Curon

Autore: Laura Ravaioli

Titolo: “Curon”

Dati sulla serie: serie TV italiana creata da Ezio Abbate, Ivano Fachin, Giovanni Galassi e Tommaso Matano per Netflix, giugno 2020 (Prima stagione)

Genere: Narrativa soprannaturale, Thriller, Horror fiction

 

 

 

 

 

 

“Le campane suonavano in lontananza e, chissà, forse quando rintoccano per l’ultima volta fanno un suono diverso, perché quella mattina mi sembrava che intonassero una musica in cui ripercorrevo la mia vita a Curon”

(Marco Balzano, “Resto qui”, 2018)

 

Incuriosita dal romanzo di Marco Balzano, l’estate scorsa ho visitato “Curon”, in Alto Adige. Il campanile della chiesa che emerge dal lago di Resia è il testimone eccellente del crimine ingegneristico che nel 1950 creò un bacino artificiale per la produzione di energia elettrica, costringendo gli abitanti di Curon ad evacuare e sommergendo gli animali che non ebbero modo di essere trasferiti o macellati. Sulla strada, alla fine del tunnel, volgendosi a sinistra lo si vede svettare sull’acqua, come avviene nella prima sequenza della serie TV Netflix “Curon”, quando Anna fa ritorno al suo paese natale accompagnata dai figli gemelli diciassettenni, Mauro e Daria. L’albergo disabitato in cui vive il nonno, che ha l’hobby di creare terrificanti maschere e addomesticare un lupo, è un’ambientazione che ricorda i romanzi di Stephen King, e la serie spazia su tutte le tematiche adolescenziali: dalla identificazione di genere alla sperimentazione di droghe, dagli episodi di bullismo alla relazione con il mondo adulto con tutte le sue intollerabili incoerenze, tra cui la violenza di un trasferimento forzato, ponendosi quindi più vicino al romanzo di formazione, o “Bildungsroman”.

Anche la lingua di questa serie TV italiana presenta alcuni dialoghi in tedesco che ci parlano di antiche diffidenze e rivalità, di cui è intrisa questa terra di confine, in cui si sono succeduti governo fascista e occupazione tedesca. Dalle violenze e dai traumi subiti, niente di più facile che si generino fantasmi. Questi in “Curon” sono descritti narrativamente in senso soprannaturale e personificati nei doppelgänger che emergono dal lago quando non viene dato spazio, per lungo tempo, o in modo sistematico e dissociato, a una parte oscura (arrabbiata) del Sé.

Quello di Doppelgänger è un interessante concetto esoterico utilizzato per richiamare un’entità malvagia che instaura pensieri ed impulsi estranei alla bontà d’animo dell’individuo e che può causare malattie organiche, mentre da un punto di vista psicoanalitico è collegato al concetto junghiano di “ombra” (come anche viene chiamato nella serie TV) vicina all’uomo e che ne nasconde le parti inaccettabili, e al concetto freudiano di Perturbante (in cui ancora una volta la linguistica ci torna utile- vedi la voce Spipedia a cura di Angelo Moroni), concetto che coinvolge anche il tema del “doppio”. Alla base vi sarebbe l’ambivalenza dei nostri vissuti in situazioni allo stesso tempo familiari ed estranee, tanto più angoscianti perché in esse riemerge ciò che è conosciuto, familiare, e rimosso nell’inconscio. O, riprendendo la teoria di Janet,“sommerso” in uno stato dissociato della mente.

Hollywood ha spesso romanzato sul personalità multiple con film come “Le tre facce di Eva” (Usa 1982, regia di Nunnelly Johnson; dal caso clinico descritto da Thigpen e Cleckley)  ma anche con i più recenti “Schegge di paura” (Usa 1995) di Gregory Hoblit, e “The fight club” (1999) di David Fincher.  La caratteristica essenziale dei disturbi dissociativi è la sconnessione o discontinuità delle funzioni, solitamente integrate, di coscienza, memoria, identità, emotività, percezione, rappresentazione corporea, controllo motorio e comportamento (A.P.A., 2013), un indebolimento della percezione di continuità del Sé nel tempo, probabilmente dovuta anche ai frequenti “vuoti di memoria” che mettono in discussione l’affermazione di “essere lo stesso di prima”. La dissociazione rimane invece un concetto più ampio che comprende fenomeni diversi tra loro, come la perdita di memoria nell’amnesia, la perdita di consapevolezza negli stati di fuga e la suddivisione di ruoli nel disturbo di personalità multipla (Lerner, 2000). Tornando alla serie TV “Curon”, la scomparsa della madre potrebbe, a prima vista,  ben allinearsi con una fuga dissociativa. Ma questo tipo di genitori che cambiano da buoni a cattivi, mi è sembrato paradigmatico della visione tipica degli adolescenti: a volte una proiezione della propria aggressività per sano desiderio di liberarsi di vincoli di dipendenza, altre volte appoggiandosi a reali incapacità degli adulti ad interessarsi e a facilitare il loro percorso di soggettivazione.

Un altro spunto psicologico significativo mi è parsa la riflessione sulle storie familiari in cui uno dei figli (in questo caso Mauro) subisce un incidente (la sordità) che porta i genitori a dedicarsi prevalentemente a lui, trascurando l’altro (in questo caso, Daria) che per rendersi visibile deve ricorrere a provocazioni come l’uso di droga, l’abuso di alcool e un atteggiamento insolente che può alternare a richieste di attenzioni inascoltate (come quando Daria chiede alla madre se vuole rimanere a dormire con loro, e quest’ultima si dirige verso il letto di Mauro).

La leggenda paesana del suono delle campane che ancora in qualche notte d’inverno fanno sentire i loro rintocchi, nella serie TV è, insieme ad angoscia e forti dolori alla testa, prodromica dell’emersione dell’ombra/ doppelgänger. Ho ripensato allora ad Oliver Sacks, che studiò l’emicrania nei suoi aspetti più originali e controversi, non soltanto come reazione biologica, portandolo a riflettere su come “ogni tanto gli esseri umani possano aver bisogno, per breve tempo, di essere malati” e a meditare “sull’unità di mente e corpo e sull’emicrania come manifestazione della nostra trasparenza psicofisica” (Sacks, 1992, pg.18). Acque calme, quelle del bel lago di Resia. Ma per ragioni storiche (purtroppo solo accennate in “Curon”, almeno alla sua prima stagione) niente affatto trasparenti.

 

Bibliografia

American Psychiatric Association (2013) “DSM-V” Raffaello Cortina, 2014

Balzano, M. (2018) “Resto qui”, Giulio Einaudi editore

Lerner, P. (2000), “Dissociazione: considerazioni teoriche e valutative”. Ne “Il Rorschach: una lettura psicoanalitica” Raffaello Cortina Editore, Milano.

Sacks, O. (1992) “Emicrania” Adelphi Edizioni

Su SPIweb:

Voce “Perturbante” a cura di Angelo Moroni

Voce “Dissociazione (trauma)” a cura di Gabriella Giustino

Recensione di G. Riefolo a “Riscoprire Pierre Janet. Trauma, dissociazione e nuovi contesti per la psicoanalisi” a cura di G. Craparo, F. Ortu e O. van der Hart. Franco Angeli, 2020.   https://www.spiweb.it/search/janet