Quando meno te lo aspetti (Au bout du conte)

Dati sul film: di Agnès Jaoui. Francia, 2013

Trailer :

Giudizio: **** 4/5 

Genere: commedia

Trama: Una rosa di personaggi che attraversano le tre generazioni della vita – adulti, adolescenti, bambini – intrecciano le loro normali, e insieme complesse quotidianità, in questa deliziosa (e a mio avviso sottovalutata dalla critica) commedia agrodolce.
Di evidente ispirazione alleniana (Midnight in Paris), ma squisitamente francese, “Alla resa dei conti” (come vorrebbe l’opportuna traduzione), ha il dono non così frequente di offrire uno spettacolo di allegra malinconia, ottimamente diretto e interpretato – su tutti domina lo sguardo scettico e disilluso dell’eccellente Jean-Pierre Bacri, uomo medio francese scevro da ogni tentazione caricaturale – e che sfiora tutte le tematiche del vivere. Lo spettro della morte che incombe, la ricerca d’amore, il passare del tempo…Un termine per racchiudere l’ésprit di questo film? Potremmo dire: fugacità. Tutto passa, tutto va.

Perché andare o meno a vedere il film?: Innanzi tutto, perché bello: esempio felice di come il cinema riesca a “veicolare blocchi di verità” (Zizek, 2004) transitandoci tra reale e immaginario, personale e universale, aiutandoci a sopportare le inevitabili cose che non vanno e che ora altri, i personaggi, vivono per noi. Il film si apre col funerale di un padre quasi sconosciuto – quello dello scontroso Bacri, mediocre maestro d’autoscuola di mezza età – ma fornisce l’occasione per immettere in lui l’inquietante consapevolezza del morire. Intanto i figli sognano l’Amore, si dibattono tra carriere e affetti, i bambini incarnano nei loro sintomi le fatiche degli adulti, a loro volta alle prese col terrore d’invecchiare, con i guai finanziari, con i talenti non riconosciuti (la simpatica zia attrice mancata). Ma, come detto, tutto scorre, tutto va.
Vederlo quindi, questo piccolo film, per molte ragioni: la sua grazia stilistica e la sua armonia, ma soprattutto per “passeggiare” à cotè dei nostri mille conflitti e sentimenti, sempre in bilico tra farsa e tragedia, in questa favola mal riuscita (la recita di una favola fa da sfondo a tutto il film) che è la vita.

La versione dello psicoanalista: In tutti gli ingredienti, e forse altri, finora brevemente citati; ma direi soprattutto nel finale. Si può parlare di un lieto fine, ma non di un happy end. Non vissero tutti felici e contenti, ma “si amarono e si tradirono”, come recita la bella chiusa conclusiva. C’è molta sottaciuta psicoanalisi in quest’invito alla tolleranza: nonostante la scadenza ineludibile del morire, i fallimenti, le proiezioni inconsce amorose deluse, ma anche i ritrovamenti e i recuperi, la vita continua se rinunciamo ad avere il controllo onnipotente su tutto. Anche la caducità, ci ricorda Freud, possiede una sua intrinseca bellezza: “Il valore della caducità è un valore di rarità nel tempo. La limitazione della possibilità di godimento aumenta il suo pregio.” (1915).

Giugno 2013