Parole chiave: perturbante, proiezione
Autore: Stefano Monetti
Titolo: Il delitto del 3° piano
Dati: regia di Rémi Besançon, Francia, 2026, 104’
Genere: commedia, giallo
Erano persone normalissime come tutte le altre e nonostante questo erano normali, disse. Se fossero state solo un poco più normali avrebbero rischiato di diventare pericolose.
Don DeLillo, Punto omega
Il film racconta di una coppia parigina in crisi: Colette, docente universitaria di cinema specializzata nell’opera di Hitchcock, e François, scrittore di gialli ambientati nell’era vittoriana. Di fronte a loro, dall’altra parte del cortile, abitano due nuovi inquilini: l’attore teatrale Yann e sua moglie. Colette assiste dalla finestra a una furiosa lite tra i due e comincia a sospettare che Yann abbia ucciso la moglie. François l’aiuta nelle indagini.
Il film si muove su vari livelli narrativi: le indagini di Colette si intrecciano con quelle del protagonista del romanzo del marito, il marchese Guillaume, e prendono ispirazione dai film di Hitchcock, in particolare La finestra sul cortile. Vi sono molteplici piani diegetici: quello di finzione del film stesso e quelli delle finzioni filmiche o romanzesche a cui i due protagonisti fanno riferimento. Nel prosieguo del film i livelli di realtà tendono a compenetrarsi: i personaggi vengono risucchiati in modo perturbante dalle loro passioni narrative, al punto di trovarsi a vivere dentro un film hitchcockiano. Un movimento contrario alla catarsi: questa era, secondo Aristotele, la purificazione dalle passioni che avviene tramite la visione, nel teatro, di azioni dettate dalle passioni stesse. Lo spettatore della tragedia greca vede un’uccisione e così, vivendola a distanza, si libera della propria aggressività senza agirla: la tragedia “attraverso la pietà e la paura produce la purificazione di questi sentimenti” (Aristotele, 1998, 13). Qui, al contrario, i protagonisti vengono coinvolti nelle narrazioni che li appassionano, divenute improvvisamente reali, così si scavalca la distanza necessaria al movimento catartico. Un romanzo che utilizza in modo magistrale questo meccanismo narrativo è La vita breve, dello scrittore uruguaiano Juan Carlos Onetti, nel quale il protagonista, Juan María Brausen. per fuggire da una realtà sgradevole, inizia a scrivere un copione per il cinema e a usare una nuova identità; nel romanzo i vari piani tenderanno progressivamente a confondersi, e Brausen sarà coinvolto in una serie di inquietanti intrighi.
Queste narrazioni, nelle quali un personaggio vive le proprie fantasie, rendono conto del medesimo meccanismo della catarsi, ma al contrario: per esempio un desiderio inconscio, espresso da una finzione, compare nella realtà. Ne Il perturbante Freud cita un romanzo dal quale saranno tratte due versioni cinematografiche: Lo studente di Praga. Il protagonista è coinvolto in una rivalità amorosa e, mentre si sta recando a un duello per rifiutare di battersi, incontra il suo sosia che ha già ucciso il rivale (Freud, 1919, 97 nota). In effetti il tratto perturbante de Il delitto del 3° piano, così come del romanzo di Onetti, è proprio il prender vita dei fantasmi inconsci dei protagonisti.
Narrazione e realtà (anche se stiamo sempre parlando di una realtà finzionale, quella del film) arrivano a sovrapporsi, disorientando i personaggi. Gli oggetti che esprimono questa graduale indistinzione tra i due piani narrativi sono i biglietti contenuti nei biscotti della fortuna che Colette e François leggono al ristorante. Le profezie di questi biglietti cominciano ad avverarsi ed essi diventano degli “oggetti transizionali” (anche se non nel preciso significato che gli attribuisce Winnicott): dei ponti tra la realtà vissuta dai personaggi e quella narrazione che diventerà il loro destino.
Il finale del film mostra il potere terapeutico delle narrazioni e dell’espressione dei propri fantasmi: come avviene nella pratica psicoanalitica, nella quale è centrale la simbolizzazione e trasformazione dei propri vissuti, tramite quella che Bion chiama la funzione Alfa. Dunque un effetto catartico può verificarsi anche se le passioni sono agite e pensate successivamente, come può accadere in analisi con un enactment, la messa in atto di una fantasia inconscia o meglio: “un episodio relazionale a reciproca induzione che si evidenzia attraverso un comportamento” (Filippini, Ponsi, 1993, 512). In particolare, in questo film l’avventura condivisa fa riemergere la complicità tra Colette e François.
In ultima analisi, Il delitto del 3° piano si configura come un elegante esercizio di metacinema, un divertissement e insieme una riflessione sulla natura della visione: il cinema non è solo lo specchio della realtà ma, come ogni narrazione, un luogo in cui le nostre proiezioni prendono corpo. Il voyeurismo che Colette esprime nel suo amore per il cinema crea la necessaria tensione per trovare la verità; l’attitudine narrativa fornisce a François la fantasia per risolvere i momenti più drammatici.
In fondo, come sostiene Cidrolin, protagonista del romanzo I fiori blu di Queneau: “se una storia m’interessa, è come se fosse la mia storia” (Queneau, 1965, 148).
Bibliografia
Aristotele. Poetica, Roma-Bari, Laterza, 1998.
DeLillo, D. (2010). Punto omega, Torino, Einaudi, 2010.
Filippini, S., Ponsi, M. (1993). “Enactment”, Rivista Psicoanal., (39)(3):501-516, Milano, Cortina.
Queneau., R. (1965). I fiori blu, Torino, Einaudi, 2014.