Parole chiave: desiderio, isteria
Autrice: Ludovica Blandino
Titolo: “Un tram che si chiama Desiderio”
Dati sul film: regia di Elia Kazan, Stati Uniti, 1951, 2h2m
Genere: drammatico
Questo film è stato presentato nell’ambito della rassegna Cinema e Psicoanalisi 2026 dal titolo “Tra il somatico e lo psichico: i (nuovi) teatri dell’isteria”, organizzata dal Centro Torinese di Psicoanalisi in collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema di Torino.
Capolavoro Hollywoodiano degli anni Cinquanta, Un tram che si chiama Desiderio è interpretato da una straordinaria Vivien Leigh (Oscar alla migliore attrice protagonista) che riveste il ruolo di Blanche DuBois e da un carnale e sensuale giovane Marlon Brando nei panni di Stanley Kowalski.
Blanche è uno dei personaggi più complessi e tragici del cinema e anche della letteratura Novecento (il film è infatti tratto dall’opera teatrale del 1947 A Streetcar Named Desire di Tennessee Williams)
La protagonista proviene da una ricca famiglia del Mississippi che però è oramai in declino: la tenuta di famiglia è persa, è vedova e, a causa di problemi lavorativi inizialmente non del tutto chiari, cerca rifugio a New Orleans dalla sorella Stella, la quale vive con il marito Stanley Kowalski.
Blanche si presenta fin dalle prime scene come una diva o forse dovremmo dire una attrice perché quello che fa è recitare e ciò che recita è un po’ la parte della gran donna, un po’ la fata eterea che appartiene a un mondo infantile e non reale: viene da Belle Reve, la casa dei bei sogni, che però in realtà è una casa ormai perduta in cui ha vissuto, come capiremo nel corso del film, una serie di lutti, di morti e molta solitudine.
Al contrario di Blanche, Stanley è un uomo virile che mostra una mascolinità rozza, brutale, violenta ma anche istintiva e carnale. Se Stanley è l’incarnazione di un desiderio molto terreno, Blanche ha invece bisogno di difendersi da sofferenze e angosce del passato vivendo una vita da sogno e in un monologo dice: “Non voglio realismo, voglio magia, altero la realtà, distorco i fatti, non dico la verità ma quella che vorrei che fosse la verità”.
Questo film comincia con una scena emblematica che ne è forse un po’ la chiave di lettura: la protagonista arriva a New Orleans e deve prendere un tram che si chiama, appunto, Desiderio e successivamente un altro chiamato Cimiteri. È diretta dove vive Stella, cioè ai Campi Elisi, luogo che mitologicamente è un Aldilà paradisiaco, ma arriva in realtà in brutto quartiere povero di New Orleans dove il suo sogno idealizzato e le sue illusioni si infrangono via via, le bugie vengono smascherate e si apre la strada verso un progressivo un crollo interiore della protagonista.
Tutto è diverso da come appare, dal momento che la donna che si mostra seduttiva e attratta dagli uomini è in realtà una bambina molto infantile che costruisce un mondo idealizzato ed è in cerca di qualcosa che nulla ha a che fare con la sessualità, che non sembra tanto desiderare un uomo da portare a letto ma un genitore, forse una madre, che si prenda cura di lei.
Ad un certo punto Blanche conosce Mitch, amico di Stanley, e spera con lui di costruire un futuro, ma le tensioni con il cognato e le sue stesse difficoltà rendono questa fantasia poco realizzabile.
Possiamo ipotizzare delle carenze primarie che hanno prodotto in Blanche un enorme bisogno di sentirsi desiderata e guardata ma quando l’altro poi desidera l’approccio erotico da lei stessa suscitato Blanche si terrorizza, perché è chiaro che, in fondo, non cerca Eros e subentra un doloroso fraintendimento.
Possiamo pensare alla genesi di questi funzionamenti isterici come all’evoluzione di una bambina sensibile che avrebbe avuto bisogno, nella prima infanzia, di cure materne assidue ma che è rimasta delusa dalla madre che forse non è riuscita a farla sentire sufficientemente sicura, appagata, apprezzata e desiderata. Dunque, l’investimento sul padre diventa una difesa dalla relazione con la madre segnata da un rifiuto precoce (McWilliams, 1994). I bisogni primari insoddisfatti rendono difficile la successiva risoluzione del conflitto edipico: Blanche sembra considerare i maschi forti e eccitanti, anche se in fondo sembra temerli e volerli punire, mentre sembra considera le femmine, se stessa inclusa, deboli e insignificanti. L’unica forza della donna risiederebbe nella propria seduttività, pertanto Blanche usa la propria sessualità in una modalità difensiva per ristabilire un potere nei confronti dell’altro e per compensare la perdita di cure materne.
Tornando alla scena inziale il tram che si chiama Desiderio richiama l’incontro con sessualità che però è mediato da difese tese a consentire a Blanche di vivere in un luogo paradisiaco (Campi Elisi), ma questa dinamica non può esimersi dall’incontro con il tram chiamato Cimiteri, ovvero con la morte.
Ci sono sicuramente vari livelli che riguardano il tema della morte, come ad esempio l’invecchiamento, di cui Blanche è terrorizzata perché pensa che l’attrazione sia l’unico potere della femminilità. Tuttavia, possiamo anche pensare alla morte intesa come morte del desiderio, ovvero come assenza o ambivalenza materna verso la sessualità del bambino, verso il suo corpo sessuale (Bollas, 2000).
Bollas scrive che quando il bambino verso i tre anni scopre la sessualità della madre muore una certa immagine di madre che è solamente fonte di conforto e subentra il padre, che dunque rappresenta la sessualità come trauma. Ciò che è stato paradisiaco fino a quel momento viene ora rovinato dal serpente-padre che porta la madre-Dio ad abbandonare il bambino al suo destino. La sessualità è dunque vissuta come una forma di separazione dall’amore materno. In aggiunta, nella configurazione isterica, la madre manifesta un’assenza o un’ambivalenza verso la sessualità del bambino: questo significa che è incline a prendersi cura di lui ma è molto in difficoltà in tutto ciò che riguarda l’approccio alla sua sessualità. Parliamo di madri che sono interessate appassionate e investono e curano il proprio figlio ma ciò che va perduto è il desiderio materno per il suo corpo sessuale del bambino. Questo ovviamente produce nel figlio una forma di assenza o di mancanza del desiderio della madre. Si crea così un desiderio mancante. Ed è interessante che nella configurazione isterica il soggetto, pur facendo grande uso della erotizzazione, non è interessato a una vera sessualità e sostituisce la sessualità profonda con una sessualità di superficie o a volte anche con una desessualizzazione (Bollas, 2000).
Schaeffer (1986) usa la metafora del rubino per descrivere il rapporto tra l’isterico e la sessualità. Il rubino infatti è una pietra che ha orrore del rosso essa assorbe tutti gli altri colori e respinge il rosso ma è proprio questo il colore che ci mostra, cioè ciò che più teme. Blanche, come il rubino, sembra un’attrice sotto i riflettori che cerca di sedurre gli uomini ma ciò che vuole realmente, forse, è lo sguardo di una madre desiderante, che la desidera.
Anche l’aspetto dell’autoerotismo sembra avere a che fare sempre con una mancanza della madre e del desiderio della madre, per cui attraverso la cura autoerotica è come se la protagonista ritrovasse forse una forma di investimento genitoriale: pensiamo ai vari bagnetti caldi che Blanche si fa per rilassare i nervi o al tempo speso ad abbigliare se stessa con gioielli e abiti, come una sorta di investimento sessuale ma superficiale. Il corpo, infatti, è destinato solo a essere investito di tale cura e non a essere speso nella relazione sessuale con un altro.
Sembra che Blanche non possa vivere una piena dimensione del desiderio in quanto ancora alle prese con bisogni infantili primari. Nel film vedremo il dramma che può avvenire nel momento in cui il bisogno non viene colto e viene perseguita la strada del desiderio producendo morte psichica, per la povera Blanche.
Riferimenti bibliografici
Bollas C. (2000). Isteria. Raffaello Cortina, Milano 2001.
Schaeffer J. (1986). Le rubis a horreur du rouge. Relation et contre-investissement hystérique. Revue franc. psychanal., 50, 923-944.
McWilliams N. (1994). La diagnosi psicoanalitica. Astrolabio, Roma 1999.