Parole chiave: tempo, sogno
Autore: Carlo Brosio
Titolo del film: “Il posto delle fragole”
Dati sul film: regista Ingmar Bergman; 1957; 95 min; Svezia
Genere: drammatico
Questo film è stato presentato nell’ambito della rassegna Cinema e Psicoanalisi 2025 dal titolo “I sogni e il tempo oltre la soglia” organizzata dal Centro Torinese di Psicoanalisi in collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema di Torino.
IL POSTO DELLE FRAGOLE: MEMORIA COME RISIGNIFICAZIONE
Freud ci ricorda costantemente con tutta la sua opera come non possiamo che trarre ispirazione per il nostro lavoro dai poeti e dagli artisti: loro ci indicano il cammino, noi proviamo a seguirli.
A proposito de “Il posto delle fragole” viene la tentazione di seguire Godard quando sostiene che di certi film non si può dire altro che affermarne la bellezza: è un rigoroso e poetico affresco sulla centralità degli affetti come primario valore umano, sulla quota di verità sostenibile riguardo a noi stessi, ma soprattutto sulla memoria e la sottile membrana del fluire del tempo fra passato e futuro.
‘Il posto delle fragole’ scritto e diretto da Bergman nel 1958 consente alcune considerazioni sul tempo e la memoria pensate in relazione all’esperienza del lavoro analitico.
La sostanza di memoria e sogno orientano ed ispirano le azioni del protagonista, Isak Borg, (Is in svedese significa ghiaccio, Borg fortezza) interpretato dal grande attore e regista svedese Sjostrom, la cui figura è cruciale: egli è infatti realmente un padre artistico di Bergman e, nella finzione filmica, padre di Evand personaggio che pare dare voce alla sofferenza dell’autore che, in quel periodo venne effettivamente ricoverato in clinica per un episodio depressivo.
Il film narra del viaggio intrapreso da Borg, insigne medico ormai anziano, in automobile attraverso la Svezia per assistere alla cerimonia del proprio giubileo professionale a Stoccolma. È il racconto di un uomo alla fine della propria vita che guarda, senza difese e giustificazioni, al proprio percorso emotivo.
È un road-movie dell’anima il viaggio di Borg dentro la propria esperienza umana ma è anche il giubileo professionale di Sjostrom (morirà poco tempo dopo aver girato l’ultima scena) attorno al quale si snoda il percorso affettivo del protagonista segnato dai suoi sogni e dalla vicinanza della nuora. La linea che divide la finzione dalla realtà, il tempo vissuto da quello rappresentato, la maschera dalla persona, si fa sempre meno netta mano a mano che Sjostrom riempie con se stesso il personaggio di Borg.
La forza evocativa e simbolica delle immagini indimenticabili di questo film può solo debolmente essere espressa in parole: il sogno popolato da orologi senza lancette a segnare la sospensione del tempo cronologico, la sua fine e l’immissione in una diversa temporalità anche dello spettatore che viene rapito in un tempo che sfugge alle coordinate logico-biologiche di Kronos per amplificarsi in una dimensione oniroide. Il posto delle fragole, il luogo di addensamento emotivo-affettivo che guidato dalla memoria provoca la più completa lacerazione del telos cronologico e reimmette Borg nel suo passato carico di amarezza, delusione e sofferenza e lo mette di fronte a se stesso fino alla provocazione della cugina amata Sara: come professore dovresti sapere individuare le cause del dolore, ma non ci riesci perchè sebbene tu conosca tante cose, in realtà non sai niente!
Il sogno di Borg diventa incubo: il dramma dell’incomprensibilità, l’esame disastroso della propria vita affettiva; e in questo incubo l’esaminatore chiede allo spaventato Borg: Quale è il primo compito del medico?
Borg non lo sa, o meglio, non lo sa più…prima lo sapeva così bene…ora non ricorda.
Ed è proprio raggiungendo la consapevolezza dei propri limiti e della vacuità dell’apparenza che la fortezza di ghiaccio inizia a sciogliersi e Borg comprende ciò che i suoi sogni vogliono comunicargli: son morto – dirà – pur essendo vivo; forse sotto lo strato di ghiaccio c’è la vita che attende.
La speranza fino ad ora trattenuta dalla gravidanza della nuora viene ora sostenuta anche da Borg. L’atmosfera del film muta, il calore emotivo e la comprensione quieta e profonda di sè rompe la tenaglia del freddo della morte e della solitudine a cui si era destinato il vecchio professore. Borg ha ormai abbandonato la fortezza di ghiaccio che lo teneva lontano dai suoi affetti, ha abbracciato la speranza ed ha scoperto la capacità di generarla e sostenerla: ha trovato il coraggio di perdonare e chiedere perdono.
Le fragole sono ormai finite, come dice Sara nell’ultimo sogno, e lasciano posto ad uno sguardo meraviglioso e intenso di Borg-Sjostrom carico di indicibile nostalgia verso i propri genitori irradiati dalla luce radente del sogno: lontani ma riconciliati. È qui il ritorno di Kronos, accettazione realizzata della distanza dai genitori, del proprio limite biologico, della finitezza della vita. Il tempo delle fragole è finito.
Questa è la vicenda radicalmente umana e intensamente tragica che, con immagini indelebili, ci narrano Bergman e Sjostrom.
La psicoanalisi non ha nulla da aggiungere, né da spiegare di questa storia necessaria sulla condizione umana, le sue illusioni e l’intima ricerca di autenticità di affetti sempre sull’orlo della catastrofe connessa al limite e alla finitudine della vita.
Ed è proprio in una temporalità non euclidea che si muove, a spirale, il viaggio del nostro protagonista in un continuo e dinamico reimpossessamento attraverso la memoria-sogno del proprio passato affettivamente significativo.
Mi pare che si possa fare ricorso alla medesima analogia per pensare al tempo della psicoanalisi che come Il posto delle fragole genera nuovi pensieri onirici.
Freud, fin dalla lettera del gennaio 1896 a Fliess configura, attraverso l’idea della Nachtraglichkeit, una esperienza del tempo non lineare e sequenziale ma ciclico e centrato sulla ripetizione della traccia mnestica rielaborata.
Il tempo quindi per Freud, come per Bergman, ritorna, non è lineare e oggettivo. Su questa centrale intuizione freudiana si articola anche il concetto di transfert, inteso come rimodellamento di una classe di fenomeni in una temporalità ciclica di memoria e fantasia evocata dalla realtà attuale dell’incontro con la persona dell’analista. I ricordi sono potenzialmente attivabili da eventi del presente a loro volta mossi circolarmente da spinte interne
Certamente questa esperienza trasformativa, come ci insegna Borg, è perigliosa, ma è il processo che fornisce una seconda opportunità per curvare il destino (Kairos) imposto dal fato alle proprie scelte: è quel piccolo solco scavato nel biologico che chiamiamo libero arbitrio.
L’incontro con la persona dell’analista quando questo si pone in modo autentico, costituisce un metaforico posto delle fragole che, poco alla volta, tesse un nuovo ordito e una nuova trama che integra, modifica e trasforma la precedente: paziente e analista possono narrare una storia nuova.
La vicenda di Borg è paradigmatica: egli, alla fine, comprende i suoi sogni assumendosi la responsabilità della propria vita emotiva e li risignifica alla luce di Kronos, il tempo dell’accettazione del biologico e della centralità del mondo affettivo; così facendo assume la dimensione tragica del proprio destino con una scelta totalmente umana. Il dischiudersi del mondo degli affetti e la capacità di generare amore dopo una vita congelata dentro la propria fortezza di ghiaccio è la seconda opportunità di Borg e di tutti noi, analisti e analizzandi al termine del nostro viaggio analitico, velato dalla nostalgia per il mondo perduto di Kairos ove tutto è possibile ed il tempo è simultaneo e senza direzione biologica.
Ma il viaggio di Borg fra Kronos e Kairos, fra dimensione onirica e coscienza, non giunge mai al termine poiché l’esperienza più profonda che offre senso alla vita, l’intimo luogo da cui scaturiscono gli affetti, sembra indicarci Bergman, si situa proprio in questa terra di confine sempre mobile fra sogno e realtà.
Bibliografia
Freud S. Lettera a Fliess del 1 gennaio 1896. In Lettere a Wilhem Fliess 1887-1904, Boringhieri, Torino, (1986).