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“La fiducia ai tempi di oggi: il fondamento invisibile, ma realtà indispensabile” Interris, 20/12/2025 Adelia Lucattini

Rassegna Stampa
"La fiducia ai tempi di oggi: il fondamento invisibile, ma realtà indispensabile" Interris, 20/12/2025 Adelia Lucattini

Parole chiave: relazioni, fiducia, fidarsi, contenimento affettivo, legame sociale

La fiducia ai tempi di oggi: il fondamento invisibile, ma realtà indispensabile

Adelia Lucattini

Interris – Intervento, 20 dicembre 2025

Partendo dalla scelta della parola “fiducia” come simbolo del 2025, l’autrice riflette sulla centralità e al tempo stesso sulla fragilità del fidarsi nel contesto attuale. La fiducia viene descritta come esperienza relazionale appresa, legata alla possibilità di errore e riparazione. Ampio spazio è dedicato al concetto di fiducia epistemica, intesa come capacità di riconoscere nell’altro una fonte affidabile di orientamento su di sé e sul mondo. Nei giovani, la compromissione di questa fiducia è associata a maggiore sofferenza psichica e confusione interna. Il testo si chiude sottolineando il valore della fiducia come collante sociale e condizione indispensabile per legami autentici e contesti umani più vivibili.

La fiducia ai tempi di oggi: il fondamento invisibile, ma realtà indispensabile

C’è una parola che l’Enciclopedia Treccani ha scelto per raccontare il 2025: fiducia. Una scelta che suona quasi paradossale, in un’epoca in cui la sensazione dominante è spesso l’opposto: diffidenza, sospetto, paura di esporsi. Fidarsi oggi sembra rischioso, talvolta ingenuo. Eppure, proprio perché fragile, la fiducia è diventata centrale. Per i giovani, in particolare, la fiducia non è un concetto astratto: è una questione di sopravvivenza psichica. Significa chiedersi, spesso senza parole: Posso affidarmi senza essere tradito? Posso mostrarmi senza essere umiliato? Posso sbagliare senza essere cancellato? La fiducia non si decide, si sperimenta, apprende e vive nelle relazioni. Non è una scelta razionale, né una virtù morale, è il risultato di esperienze relazionali ripetute. Nasce quando l’Altro, in primis i genitori e poi ogni adulto di riferimento, si dimostra costante e affidabile, da rendere accettabile la vulnerabilità.

È proprio la possibilità della riparazione che trasforma l’errore da catastrofe in esperienza. Non si tratta, quindi, di non deludere mai, ma di poter riparare. Un giovane impara a fidarsi quando scopre che il legame non si spezza al primo conflitto, che l’altro può tornare, spiegare, riconoscere i propri errori, scusarsi. Quando questo non accade, la psiche impara una lezione diversa: bisogna proteggersi sempre, non dipendere mai, non credere troppo (Research in Psychotherapy, 2023). Oggi molti giovani crescono in ambienti, reali e virtuali, che rendono il fidarsi particolarmente complesso. Le relazioni sono rapide e spesso intermittenti, l’esposizione al giudizio è continua, il futuro appare incerto, le istituzioni poco credibili. Anche il mondo digitale, pur offrendo connessione, moltiplica le esperienze di fraintendimento, confronto, disillusione e, talvolta, traumatiche.

In questo contesto, emergono due movimenti opposti, ma ugualmente fragili: da un lato la diffidenza radicale, che protegge dal dolore ma isola; dall’altro l’affidamento impulsivo, che cerca un appoggio immediato e poi crolla alla prima incoerenza. In entrambi i casi, la fiducia non è assente per scelta, ma perché fluttuante o troppo spesso messa alla prova.

Negli ultimi anni, la ricerca ha introdotto un concetto particolarmente utile per comprendere il disagio giovanile: quello di fiducia epistemica, cioè la disponibilità a considerare l’altro come una fonte attendibile di informazioni e orientamento sul mondo e su di sé.

Studi recenti mostrano che, quando questa fiducia è compromessa, aumentano la confusione interna e la sofferenza psicologica. Al contrario, una fiducia epistemica equilibrata è associata a maggiore benessere emotivo e capacità di regolazione affettiva. Adolescenti esposti ad esperienze avverse precoci hanno mostrato che la fiducia epistemica e le capacità di mentalizzazione possono svolgere un ruolo protettivo rispetto alla sofferenza emotiva. In altre parole, potersi fidare di qualcuno che aiuta a pensare fa bene alla salute mentale (Journal of Clinical Psychology, 2024)

La fiducia non riguarda solo l’individuo. È un vero e proprio collante sociale. Dove è presente, la cooperazione è possibile, il conflitto non distrugge il legame, la diversità non è vissuta come una minaccia e chiedere aiuto non equivale a fallire.

Per i giovani, crescere in ambienti basati sulla fiducia significa potersi sperimentare senza vivere ogni errore come definitivo. Significa avere spazio per diventare se stessi, non per adeguarsi continuamente alle aspettative di altri. La fiducia non si insegna con le prediche, ma attraverso la coerenza quotidiana. Alcuni elementi sono decisivi, adulti emotivamente prevedibili, capaci di ascolto reale, disposti a riparare gli errori e a distinguere tra emozioni, intenzioni e comportamenti. È attraverso queste micro-esperienze quotidiane che i giovani interiorizzano il messaggio fondamentale che il legame può resistere alle tempeste.

Se “Fiducia” è la parola dell’anno, forse è perché se ne sente profondamente la mancanza. La fiducia non è una certezza monolitica e acritica, coincide anche con un rischio possibile e potenziale, reso però sostenibile da aver vissuto relazioni primarie sufficientemente buone. Imparare ad affidarsi non significa abbassare le difese, ma costruirne di più flessibili; è da qui che può nascere la possibilità di contesti sociali meno caotici e frammentati, e di rapporti umani più autentici e veri.

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“La fiducia ai tempi di oggi: il fondamento invisibile, ma realtà indispensabile” Interris, 20/12/2025 Adelia Lucattini Monica Castellini

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