Parole chiave: reverie, sogno
Autore: Angelo Moroni
Titolo: “L’invasione degli ultracorpi” (Titolo originale: “Invasion of the Body Snatchers”).
Dati sul film: regia di Don Siegel (1956, USA). B/N. Produzione: Allied Artists Productions, Walter Wanger Productions.
Durata: 80’
Genere: Fantascienza
“Non è la mia mamma!”
(Jimmy Grimaldi, in ‘L’invasione degli ultracorpi’, min. 00:9:15)
A settant’anni esatti dall’uscita del film cult di Don Siegel, quest’opera cinematografica che tanto ha plasmato l’immaginario collettivo e ispirato remake e nuove narrazioni del filone fantascientifico, non perde smalto, a rivederla oggi, nel suo essere soprattutto profetica nel presentarci il rischio di un’umanità alessitimizzata, cioè sempre più deumanizzata dal progresso della tecnica moderna, dalla robotizzazione e digitalizzazione imperanti in ogni campo. Anzi, credo sia molto utile rivedere oggi “L’invasione degli ultracorpi” come una sorta di “preconcezione” (Bion,1962) artistica, poetica, visionaria, in cui poi si è venuta a costituire la “realizzazione” di un luogo dell’abitare umano denso di quelle angosce preconizzate allora dal regista americano, e così ben interpretate da Dana Wynter (nel ruolo di un’intensa e ispiratissima Becky Driscoll) e da Kevin McCarthy (il dr. Miles J. Bennel, personaggio altrettanto ispirato e di grande spessore emotivo sulla scena). Il film innanzitutto attinge, certamente, a tutta quella letteratura fantascientifica post-lovecraftiana (vedi emblematicamente, di H.P. Lovecraft, il racconto “Il colore venuto dallo spazio”, 1927), in cui l’”orrore cosmico” è immanente, incombe e sovrasta la provincia americana, mettendo in scena angosce che erano state raccontate con altro stile e visioning socio-politico da William Faulkner e da altri importanti scrittori statunitensi. Don Siegel trae peraltro la sceneggiatura dall’omonimo romanzo di Jack Finney del 1955.
Ma veniamo rapidamente alla trama, per poi inquadrarne i sottotesti.
Il dottor Miles Bennell, medico di una piccola cittadina americana, nota che diversi abitanti cominciano a comportarsi in modo strano: dicono che i loro familiari “non sono più loro”, pur avendo lo stesso aspetto. Indagando, Miles scopre che misteriose spore extraterrestri stanno generando dei doppioni perfetti degli esseri umani: copie fisiche identiche, ma prive di emozioni, affetti e desideri. Questi “ultracorpi” sostituiscono le persone mentre dormono, attraverso enormi baccelli vegetali, appropriandosi della loro forma e cancellando la loro identità. La cittadina viene progressivamente colonizzata, in un clima di paranoia crescente. Miles tenta di fuggire e avvertire le autorità, ma si rende conto che l’invasione è già avanzata e che la perdita di umanità – intesa come capacità di mentalizzare, di sentire, di desiderare e di sognare – è il vero rischio dell’orrore che gli umani stanno loro malgrado vivendo.
Le letture del film sono state naturalmente molte e variegate, e in particolare ricordiamo qui quella di una reinterpretazione, in chiave cinematografica, del fenomeno del Maccartismo negli Stati Uniti degli anni ’50, nonché del periodo della turbolenta fine della segregazione razziale. Don Siegel ha sempre negato, tuttavia, la presenza di tematiche puramente anticomuniste nel racconto, considerando in realtà il film come una riflessione più ampia sugli errori del conformismo in quanto mentalità omologante, indotta da un potere che desidera diffondere intenzionalmente ciò che oggi potremmo definire “identificazioni a massa” (Gaburri, Ambrosiano, 2014), solo per accrescere la sua potenza colonizzatrice sul libero pensiero critico del singolo.
Ma, al di là di quello socio-politico, sono anche molti altri i vertici di osservazione da cui possiamo cogliere l’intatto pregio di questo film. E il vertice psicoanalitico è certamente uno di questi. E’ infatti un’opera che parla di affetti e di riconoscimento, e di quanto tali due elementi fondamentali del sentire del soggetto siano un ineludibile fondamento dell’interazione intersoggettiva che caratterizza l’essere umano. In termini psicoanalitici il film evoca e paventa quella che potremmo definire una perdita massiva della funzione alpha (Bion, 1965, 1967), cioè della fondamentale capacità della mente di trasformare le esperienze grezze, sensoriali ed emotive (gli elementi beta) in pensieri rappresentabili, simbolizzabili e comunicabili (gli elementi alfa). È la funzione che permette di pensare le emozioni, invece di agirle o espellerle. Si tratta di una funzione mentale presente nel bambino fin dalla nascita e che la capacità di rêverie materna rende attiva, come una sorta di enzima mentale che dà l’avvio ai processi di simbolizzazione e alla capacità di sognare. Nel film di Siegel, è l’abolizione della capacità di amare e sognare a spaventare maggiormente il Dr. Bennel, che diventa quindi un eroe della fabula in quanto colui che coraggiosamente, e al costo della propria vita, si oppone alla cancellazione del sogno da parte degli “alieni”. E’ la capacità di sognare, inoltre, a consentire il gioco mobile delle identificazioni e delle dis-identificazioni, attraverso cui giungere alla capacità del soggetto di riconoscere le emozioni presenti nella mente dell’altro. L’alternativa è la caduta in un crollo autistico collettivo, nel quale la fiducia nell’altro viene radicalmente meno, e in cui la violenza degli elementi beta genera solo evacuazione dell’angoscia paranoide sull’ “altro” vissuto come nemico.
Viviamo in un’epoca in cui guerre, violenza agita, mancanza di rispetto per i più fragili, strapotere tecnico-scientifico, a braccetto con quello finanziario, sembrano farla da padrone. Avremmo forse mai pensato, in questi ultimi anni, di dover riprendere in mano l’epistolario tra Freud e Einstein “Perché la guerra?”, divenuto improvvisamente di grande utilità? Gli “Ultracorpi” odierni ci rendono difficile riconoscere la nostra cara vecchia Terra come Madre-Terra. Tra eco-ansie e timori di colonizzazione da parte dell’Intelligenza Artificiale, ci sentiamo un po’ tutti come il piccolo Jimmy Grimaldi che, in una delle prime sequenze del film si rivolge al Dr. Bennell gridando: “Non è la mia mamma!”. In un momento di transizione storica come la nostra, nel quale mai siamo stati così vicini ad un reale rischio di ri-conflittualizzazione nucleare in stile Guerra Fredda, la domanda di Jimmy può diventare allora: “Se non è la mia mamma, dov’è andata a finire la mamma?”, che significa appunto chiederci come possiamo ritrovare quella funzione alpha che oggi sembra andata perduta, oppressa dal voyeurismo dilagante nei Social, dall’agito fine a se stesso, dall’assenza di reali protezioni per i più deboli, per i bambini, per gli adolescenti, dall’insicurezza per il nostro futuro? “L’invasione degli ultracorpi”, dopo settant’anni, mantiene ancora viva e operante questa domanda, anzi, ce la pone davanti con insistenza come un richiamo perentorio ad assumerci le nostre responsabilità. Nel caso di noi psicoanalisti, tale responsabilità è certamente, anche, quella di contenere e trasformare l’angoscia dei nostri pazienti, cercando di mantenere al contempo sempre vivo il fuoco della consapevolezza e del senso critico, in senso sia epistemologico che ontologico, per dirla con Ogden (Ogden, 2019, 2022, 2025).
Riferimenti bibliografici
Bion, W.R. (1962), Apprendere dall’esperienza, Armando, Roma, 1972.
Bion, W.R. (1965), Trasformazioni. Il passaggio dall’apprendimento alla crescita, Armando, Roma, 1973.
Bion, W.R. (1967), Analisi degli schizofrenici e metodo psicoanalitico, Armando, Roma, 2009.
Bollas, C. (2018), Meaning and Melancholia. Life in the Age of Bewilderment, London, Routledge, 2018
Faulkner, W. (1995), Opere Scelte, Vol. 1, Milano, Mondadori.
Freud, S., Einstein, A., (1933), Perché la guerra?, O.S.F. Vol. 11, Torino, Boringhieri, 1982.
Gaburri, E., Ambrosiano, L. (2014), Ululare con i lupi. Conformismo e reverie, Mimesis, Milano.
Lovecraft, H.P. (2016), Tutti I romanzi e i racconti. A cura di G. Pilo, S.Fusco, Roma, Newton Compton.
Ogden, T. H. (2019), Ontological Psychoanalysis or “What Do You Want to Be When You Grow Up?”, in The Psychoanalytic Quaterly, 88:4, 661-684.
Ogden, T. H. (2022), Prendere vita nella stanza d’analisi, Milano, Raffa¬ello Cortina.
Ogden, T.H. (2025), Essere vivi. Esplorazioni psicoanalitiche, Milano, Raffaello Cortina.
Luglio 2026