Cultura e Società

“Lo straniero” di F. Ozon. Recensione di Amedeo Falci

Recensioni Cinema

Parole chiave: indifferenza, straniero

Autore: Amedeo Falci

Titolo: “Lo straniero”

Dati sul film: regia di François Ozon, Francia, 2025, 120’

Genere: Drammatico

​​​​

Dal libro di Albert Camus, L’étranger (1942). Algeri. L’apatica vita di Mersault, tra uno scialbo lavoro e un amore distaccato. Indifferente anche di fronte alla morte della madre. Finché un inaspettato evento non produce un tragico scarto nella sua esistenza. Una precedente versione de Lo straniero era stata diretta nel 1967 da Luchino Visconti, con Marcello Mastroianni ed Anna Karina come protagonisti.  

Un intenso bianco e nero, già precedentemente utilizzato da Ozon in Franz(2016), ma qui molto più fortemente contrastato, agevola l’immagine retrodatata del film, ne intensifica la drammaticità, induce a rappresentarci, più che a vedere, la solarità accecante della storia, rende la scolorata realtà di Mersault, ma soprattutto conferisce un elegante risalto ad un’opera rigorosa. Una realizzazione finale molto aderente al testo letterario, a cui si aggiungono, una sfumata lettura omoerotica del gesto di Mersault, ed una rimarcatura del filo anticolonialista ed antirazzista di cui era già intessuto il libro.

Del protagonista appare sconcertante la scarsità delle parole, l’inutilità dei sentimenti, delle scelte, delle opinioni. Il suo non spiegarsi il momento fatale. La sua incapacità a difendersi. L’indifferenza. Gli è inutile vedere per l’ultima volta la madre morta. Gli è irrilevante il desiderio di Maria, la sua ragazza, di sposarlo. Vincolati ad un pensiero psicoanalitico saremmo tentati di evocare quel fondo indifferenziato narcisistico che depaupera ogni investimento oggettuale (Freud, 1914). Oppure un più profondo disturbo nel riconoscimento della reciprocità emozionale con l’altro, nell’area dello spettro autistico. O un’ipotesi alessitimica (Nemiah et al., 1976; Luminet et al., 2018): la mancataconoscenza delle proprie emozioni, la freddezza sentimentale, la mancanza di empatia. Eppure, a modo suo, Mersault ama intensamente la ragazza. Riconosce (alla fine) che la vita vada vissuta nelle sue passioni (malgrado l’insensatezza del mondo). Così come questa estraneità a tutti che potrebbe far pensare ad una povertà interiore, viene smentita (verso la conclusione) da una luminosa scena onirica di ispirazione felliniana (che non è nel romanzo), dove egli reincontra sua madre ed affronta il patibolo a cui lo ha destinato il processo (vedi Kafka). Senza trascurare, a smentire l’afasia affettiva, quel lucidissimoemergere della sua autoriflessione finale.

Riterrei, piuttosto, che l’opera di Ozon vada ben oltre i limiti dello psicologico,puntando ad una analisi più complessa del personaggio. Ne L’indifferente (1896) di Marcel Proust, la ancor giovane e corteggiata vedova Madeleine de Gouvres non riesce a fare innamorare di sé il giovane Lepré, del tutto insensibile alle sue grazie, alimentando ancor più la propria ossessione. Lamancanza (Penia) ci sui si alimenta l’Eros (Platone, Simposio) di Madeleine è ben diversa dagli oggetti d’amore a lei più consueti, in quanto incarnata,adesso, proprio nell’indifferenza del giovane.“… [Dall’] intensità così reale e crudele di quella delusione[ella] comprese che aveva smesso di vivere unicamente della vita degli avvenimenti e dei fatti. Il velo della menzogna aveva cominciato a srotolarsi davanti suoi occhi []. Ormai avrebbe visto le cose solo attraverso e oltre quel velo […] [e] conoscerlviverlnel modo più reale e più simile a come le viveva Lepré.” Ed ancora: … quando conversarono seriamente […] lei si rese conto di quanto fosse elevata la sua (di Lepré) intelligenza […] perché le verità che ricercava erano situate al di là al di là dell’orizzonte visivo delle persone […] perché le verità degli animi elevati sono errori ridicoli sulla terra.”

In quanti modi potremmo declinare il termine indifferente per Lepré? Un uomo per nulla interessato alle donne, ma solo a quelle degradate del “malaffare”. Ma anche: un uomo di scarsa rilevanza personale e sociale, anonimo. Oppure: un uomo senza carattere, determinazione, capacità di scelta. Ma, infine, anche: un uomo poco sensibile, non toccato emotivamente da nulla (Littré, 1956). L’intuizione proustiana è nel fare di Lepré l’oggetto non desiderante per eccellenza. Desiderato in quanto non desiderante.  È ancora Proust che, molto prima della psicoanalisi, ci dice che è l’irraggiungibilità e l’indecifrabilità dell’altro a creare il fantasma del desiderio. Come accade in Madeleine per Dupré, e come accade anche in Maria riguardo il desiderio incondizionato, fino alla fine, per Mersault, desiderio niente affatto motivato dalla di lui responsività sentimentale, ma proprio dal suo essere “una sorta di indifferente all’ennesima potenza” (Squarzina, 2007).

Quale la forza di questa indifferenza? Ritornando a Mersault: la sua consapevole nonsceltadinulla che rispecchia ciò che gli si svela giusto in attesa del patibolo: liberato dalla speranza, […], mi aprivo per la prima volta alla dolce indifferenza del mondo” (Camus). E nel suo monologo interiore va più a fondo: “… ero sicuro di me stesso, sicuro di tutto […], sicuro della mia vita e di questa morte che stava arrivando. Sì, era tutto ciò che avevo. […] Avevo vissuto in un certo modo e avrei potuto vivere in un altro. […] Era come se avessi aspettato per tutto questo tempo quel minuto e quella piccola alba in cui sarei stato giustiziato. Niente, niente importava, e sapevo perfettamente perché. […] Dalle profondità del mio futuro, […] un respiro oscuro si levava verso di me attraverso anni che non erano ancora arrivati, e questo respiro livellava sul suo cammino tutto ciò che mi veniva offerto negli anni che stavo vivendo. Che importanza aveva per me la morte degli altri, l’amore di una madre, che importanza aveva per me Dio, le vite che si scelgono, i destini che si eleggono, dal momento che un unico destino era quello di eleggere me e con me miliardi di […] altri che saranno condannati un giorno. Che importa se un uomo accusato di assassinio è condannato a morte per non aver pianto ai funerali di sua madre?” Mersault come porta-parola della filosofia dell’assurdo di Camus: è il vero straniero rispetto all’inane ricerca di significati umani in una radicale mancanza di senso dell’esistenza. 

In questo non-poter-dir-nulla, in questa scettica epochè di poter intervenire sul mondo e sulla propria storia, la forza dell’indifferente consiste proprio nella sua paradossale inquietante potenza del desistere. Un rinunciare che il mondo può leggere sia come (a) superiorità sulle regole sociali — infatti Madeleine legge l’indifferente Lepré come sovra, e per questo oggetto di attrazione; sia come (b) estraneazione ed oltraggio alle regole sociali — tutto il processo a Mersault altro non è che un processo morale: non ha avuto rispetto per la madre, non lo riconosciamo come simile a noi.

La stessa potenza dell’indifferenza, in modi diversi, era già stata acutamente descritta in Bartleby, lo scrivano (1853) di Herman Melville, immenso fulminante racconto oggetto di infiniti saggi critici. Un enigmatico personaggio, scialbo, silenzioso ed insignificante, che, dopo un iniziale periodo di alacre attività come copista, alle richieste del titolare dello studio legale presso cui lavora, comincia a rispondere laconicamente “Preferirei di no.” (“I would prefer not to”), fino ad una progressiva estensione della stessa frase a tutto e a tutti, fino ad una irrimediabile emarginazione ed isolamento della sua esistenza, nel più totale smarrimento delle persone intorno al lui. Bartleby e Mersault, dunque leggibilinon come figure della ribellione, del rifiuto e dell’opposizione, bensì come figure potenti del nulla (Agamben 1995). Non come negazione assoluta, ma come estranei, come potenze di un non scegliere, come potenze destituenti(Agamben, 2013), potenze che mirano a destituire, attraverso sottrazione, l’ordine del potere e della storia. 

Tuttavia, si possono cogliere, in filigrana, due direzioni e due diversi usi del tempo. Nell’indifferenza di Mersault quanto può provenire dal futuro non cambia la nostra storia, che è già segnata. Non possiamo che essere questi che noi siamo. Ed in altre esistenze che pur vorremmo, scrive Camus, ricorderemmo sempre questa che ci è toccata. L’indifferenza di Bartleby si colloca, diversamente, in una sospensione scettica (epochè) tra possibilità e non possibilità. Utilizza il condizionale: “preferirei”. Apre, malgrado tutto, ad una potenzialità condizionale che guarda verso un passato bloccato, ma riattivabile ed affrancabile attraverso il ricordo di quanto è stato, ma anche attraverso il ricordo di quanto non è mai stato e poteva essere. Bartleby come l’Angelus novus di cui scrive Walter Benjamjn, commentando il dipinto omonimo di Paul Klee. L’Angelus che ci indica l’attesa perpetuamente insoddisfatta ed interminabile di un futuro che ci redima (e ci curi) rispetto alle tragedie e sofferenze che stanno alle nostre spalle, mentre pensiamo che ci attenda il progresso (Di Chiro, 2019).

Ma, senza rendercene conto, siamo usciti dal cinema e dalla letteratura, e siamo entrati, pienamente, nella psicoanalisi. 

​​​​____________ 

Bibliografia 

— Agamben, G. (1995). Homo sacer. Il potere sovrano e la nuda vita.Einaudi, Torino.

— Agamben, G. (2013). Per una teoria del potere destituente. https://www.antoniocasella.eu/nume/Agamben_potere_destituente_2013.pdf

— Benjamin, W. (1939-40). Angelus novus. Saggi e frammenti. Einaudi, Torino, 2014.

— Di Chiro, A. (2019). Figure del pensiero agambeniano. Bartleby, potenza, contingenza, irreparabile. Lessico di etica pubblica, 1.

— Freud, S. (1914). Introduzione al narcisismo. OSF, 7.

— Kafka, F. (1925). Il processo. Trad. G. Zampa. Adelphi, Milano, 1973.

— Littré, E. (1956). Dictionnaire del la langue française. Pauvert, Paris. Cit. in Squarzina A.I. (vedi avanti).

— Luminet, O., Bagby, R.M., Taylor, G.J. (2018). Alessitimia. Fioriti, Roma, 2020.

— Melville, H. (1853). Bartleby lo scrivano. Trad. e cura di Gianni Celati., Feltrinelli Milano, 1991.

— Nemiah, J.C., Freyberger, H., Sifneos,. P.E. (1976). Alexithymia: A view of the psychosomatic process. In Hill O.W., Modern Trends in Psychosomatic Medicine, Vol. 3, Butterworths, London, pp. 430-439.

— Proust, M. (1896). L’indifferente. Introd. di Giorgio Agamben (‘La passione dell’indifferenza’). Einaudi, Torino 1978.

— Squarzina, A. I. (2007). Prefazione e note a L’Indifferent / L’Indifferente. Trad. di Michael Fantauzzi.  Maudit, Roma.

_________

VEDI ANCHE:

“Lo straniero” di F. Ozon. Recensione di Amedeo Falci Monica Castellini

Ti potrebbe interessare...