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Bullismi. La mancata elaborazione della fisiologica “crudeltà” infantile. Fabrizio Rocchetto

Psicoanalisi, Università e Scuola
Bullismi. La mancata elaborazione della fisiologica "crudeltà" infantile. Fabrizio Rocchetto
(illustrazione di Stefania Pandolfo)

Parole chiave: bullismo, crudeltà, adolescenza, prevenzione, scuola, istituzione, cyberbullismo

BULLISMI

La mancata elaborazione della fisiologica “crudeltà” infantile

Fabrizio Rocchetto

Il bullismo – fisico, verbale ed esclusione sociale – cha presenta spesso qualità “crudeli” non rientra nella nosografia anche se può avere caratteristiche di antisocialità e violenza; viene definito come un “processo sociale universale”, un “sottoinsieme di comportamento aggressivo” (Olweus, 1999) spesso con caratteristiche inconsce (Corbet, 2013; Twemlow e Sacco, 2013). Tollerare il bullismo può contribuire a diffondere una sottocultura della sopraffazione da cui si possono sviluppare atti di grave violenza. Le ricerche evidenziano una vasta diffusione del fenomeno ma la sua natura è complessa e non sempre facilmente riconoscibile, tranne nei casi più evidenti. Forse è proprio l’aspetto subdolo e nascosto dell’atto – era solo uno scherzo! – a imporre l’attenzione sul vissuto personale di chi si sente bullizzata/o.

In SPIweb sul tema del bullismo si possono leggere in SPIpedia i contributi di Baldini (2015), De Luca e Pizzol (2015) e visionare l’interessante registrazione della Commissione parlamentare Infanzia e Adolescenza con la partecipazione della past-president Anna Maria Nicolò (Nicolò, 2019).

Il termine bullismo deriva dall’inglese bullying a sua volta collegato a bully che indica prepotenza e prevaricazione sull’altro. La ricerca sul fenomeno del bullismo ha visto in Dan Olweus uno dei primi studiosi europei: alla fine degli anni Settanta ha focalizzato la sua attività in Scandinavia (Olweus, 1997). Secondo l’Enciclopedia Treccani, bullismo significa spavalderia, arroganza, sopraffazione sui più deboli attraverso violenze fisiche o psicologiche diffuse in particolare in ambienti scolastici (treccani.it). Le modalità di prevaricazione, tuttavia, non si limitano al periodo giovanile e si estendono anche all’età adulta per ragioni di ruolo, sessuali, di razza, religione ecc. come nel mobbing (sistematici, frequenti e prolungati atti ostili e vessatori in ambito lavorativo), bossing (una forma di mobbing agita da un superiore) e nello straining (atti ostili isolati in ambito lavorativo). Il nonnismo – diffuso in ambito militare secondo meccanismi di trasmissione “generazionale” – si manifesta attraverso forme di prepotenza e d’intimidazione nei confronti delle reclute. Ha radici antiche, in un misto tra goliardia e sadismo, tra riti di iniziazione e violenza (pseudo)educativa (Sanna, 2025; Santucci, 2014).

L’ISTAT nel 2025 ha avviato un’indagine sulle discriminazioni per genere, origine etnica, religione, salute, identità di genere e orientamento sessuale (ISTAT, 2025).

Oltre alle discriminazioni per misoginia, risulta preoccupante un rapporto dell’ISTAT (indagine 2022-2023):sono 2 milioni 68 mila le donne che nel corso della loro vita lavorativa, hanno subito qualche forma di molestia o un ricatto per ottenere un lavoro e/o avere un avanzamento di carriera. Rappresentano circa il 15% delle donne tra i 15 e i 70 anni (ISTAT, 2022).

La dimensione del fenomeno bullismo in adolescenza

Circa 7 ragazzi su 10 hanno dichiarato di aver subito episodi di bullismo (ISTAT, 2023).
L’indagine “Bambini e ragazzi: comportamenti, atteggiamenti e progetti futuri”, condotta nel 2023, dall’ISTAT (ISTAT, 2023) su 39.214 soggetti – rappresentativi dei 5 milioni e 140 mila ragazzi tra 11 e 19 anni residenti in Italia – mostra che il 68,5% ha subìto, nei 12 mesi precedenti, un episodio offensivo, aggressivo, diffamatorio o di esclusione, online e offline.” (ISTAT, 2023)

La ricerca distingue tra azioni vessatorie:

  • dirette: attacchi espliciti verso la vittima, con minacce o aggressioni che hanno l’obiettivo di provocare sofferenza e vergogna.
  • indirette: meno visibili, senza contatto fisico; mirano a diffamare tramite pettegolezzi, calunnie ed esclusione.

I maschi sembrano essere maggiormente colpiti da offese e insulti, mentre nelle femmine prevalgono esclusione e emarginazione sociale.

Una forma “aggiornata” di bullismo: il cyberbullismo

Il termine cibernetica deriva dal verbo greco κυβερνάω (kybernáo), “governare”, “pilotare”, “guidare”.Assume il significato attuale nel 1948, quando lo scienziato Norbert Wiener pubblica Cybernetics: Or Control and Communication in the Animal and the Machine (Wiener, 1948). Il cyberbullismo emerge agli inizi degli anni 2000 in ambito accademico e scolastico nordamericano, con la diffusione di Internet e dei primi telefoni cellulari tra i giovani.  

Secondo una ricerca dell’European school Survey Project on Alcohol and other Drugs (ESPAD-CNR, 2024), oltre un milione di adolescenti tra il 15 e i 19 anni (47%) dichiara di aver subito episodi di cyberbullismo nel 2024; 800.000 (32%) studenti dichiarano di esserne autori; quasi 600.000 (23%) affermano di essere allo stesso tempo autori e vittime. L’analisi degli ultimi cinque anni (ESPAD/CNR) mostra un’incidenza alta (il 47% degli adolescenti è vittima) e in crescita.
I maschi riferiscono con maggiore frequenza oltraggi online ripetuti.

Le forme di cyberbullismo includono: insulti e denigrazioni online; diffusione di video imbarazzanti; furto di identità (es. creare profili fake a nome di un altro, inviare messaggi imbarazzanti a nome di un’altra persona); esclusione da gruppi (ad esempio da Whatsapp); cyberstalking; doxing (diffusione di dati personali di una vittima);  happy slapping (riprendere con il telefono un’aggressione fisica e poi diffonderla); sexting (diffusione di  contenuti intimi registrati in privato); flaming (insultarsi in modo aggressivo e violento e diffondere  le registrazioni).

Il Ministero dell’Istruzione e del Merito (https://www.mim.gov.it/bullismo) è impegnato da anni nel contrasto al fenomeno e sul proprio sito illustra la cronologia degli interventi legislativi (fino al decreto 867 del 17 aprile 2025). In Italia la prima legge specifica è la Legge 71/2017 del 29 maggio 2017, che introduce misure di tutela per proteggere i minori online e contrastare il cyberbullismo tramite azioni preventive e repressive.
Nel 2025 il Dipartimento per le Politiche della Famiglia (Presidenza del Consiglio dei Ministri), ha messo a disposizione online e gratuitamente la Guida (2025) “Rompere il silenzio”, rivolta ad adulti e adolescenti per contrastare il bullismo.

Ipotesi sull’origine dei bullismi

La diffusione dei bullismi è impressionante. Il fenomeno trova particolare espressione in adolescenza, un periodo caratterizzato da una fisiologica difficoltà di mentalizzazione (DeLuca e Pizzol, 2015) e da una disarmonica ricerca della propria identità. Inoltre in questo periodo si possono riattivare “deficit di contenimento” inconsci propri dell’infanzia: “Facendo un ultimo passo, giungiamo alla precisazione che i nevrotici hanno conservato la loro sessualità allo stato infantile o vi sono stati risospinti” (Freud, 1905, 483). “[…] perché gli argini psichici verso le stravaganze sessuali – pudore, disgusto e morale – sono, secondo l’età del bambino, o ancora sconosciuti o appena in formazione” (Freud, 1905, 500).
Il bullismo può essere associato per il/la bulla/o a disturbi della condotta, disturbi oppositivo-provocatori, antisocialità, disturbi dell’adattamento ecc. che sembrano proporre una “richiesta di aiuto” tipica dell’antisocialità (Winnicott, 1956). È un rilevante fenomeno psicosociale che può generare nella vittima sintomi che vanno dall’ansia al suicidio.

I bullismi – dall’infanzia all’età adulta – possono essere considerati un’evoluzione di un sadismo infantile non elaborato? Sviluppi di una “fisiologica cattiveria” infantile (il sadismo infantile) non accolta e contenuta da una relazione “sufficientemente buona”? Essere espressione del fallimento della relazione genitoriale come funzione paraeccitatoria e modulatrice della pulsionalità? Winnicott teorizza una “crudeltà primitiva” – primitive ruthlessness – nel bambino che richiede un’adeguata funzione materna per essere tollerata ed elaborata (Winnicott, 1945). Billow (2013) suggerisce che la mente del/della bulla/o operi seguendo processi schizoidi e paranoidi. Questo potrebbe aiutare a comprendere l’atteggiamento di indifferenza e superficialità del bullo – posseduto da una primitiva spinta pulsionale sadica – e la negazione di proprie responsabilità. Inoltre l’impossibilità di sentirsi consapevole delle proprie azioni dannose nei confronti dell’altra/o, provare colpa e capacità di preoccuparsi (Winnicott, 1965) aspetti che si estendono all’ambiente e al gruppo che sostengono il bullo. Per la vittima si producono conseguenze che possono prendere la forma di danni consolidati la cui elaborazione può rendere necessario un importante lavoro psicoterapeutico.
Il bullo è inebriato dall’onnipotenza e dall’ignoranza – non sapere e non rendersi conto come espressione del diniego – e dalla presunzione di impunità. In questo contesto la denuncia e la sanzione possono divenire occasione per il/la bulla/o per avviare attraverso il passaggio depressivo della consapevolezza di sé, un percorso elaborativo.
Il/la bulla/o spesso è sostenuto dal proprio ambiente, da un gruppo o “banda” – che può essere anche la propria famiglia – che alimenta o ignora il suo sadismo. Nel caso delle molestie sessuali in particolare prevale la presunzione di impunità del bullizzante e l’impotenza della vittima. É possibile si sia registrato un fallimento su un’area parziale dello sviluppo infantile del/della bullo/a che resta silente fino allo sviluppo adolescenziale. Ma non sempre – come nel caso dell’autore/autrice di mobbing – si è già manifestato in adolescenza e può avere una sua espressione “spettacolare” solo in età adulta. I bulli si sostengono reciprocamente perché chi “si somiglia, si piglia” in un assetto di funzionamento gruppale caratterizzato da complicità e esaltazione narcisistica. Come rileva Winnicott, i meccanismi psichici coinvolti sono precoci, e un fallimento in queste aree è curabile solo attraverso un lungo, paziente e delicato lavoro analitico: “La fantasia che accompagna le intense pulsioni dell’Es contiene attacco e distruzione”. Il lavoro psicoanalitico può aprire una prospettiva trasformativa, perché l’angoscia, se contenuta “[…] si modifica qualitativamente e diventa senso di colpa” (Winnicott, 1965, 131).

Il ruolo dei genitori e della famiglia nella prevenzione del bullismo adolescenziale e il rapporto con la scuola

La prevenzione e la sanzione del “bullismo adulto” in Italia vede inevitabilmente il coinvolgimento dell’Autorità, per esempio attraverso l’art. 612 bis del 2009 del Codice Penale “Atti Persecutori” e la legge 69/2019 del 19 luglio 2019 “Codice Rosso”, che ha rafforzato la procedura per i reati di violenza domestica, stalking, molestie sessuali ecc.. e introdotto nuove forme di reato come il “revenge porn”. L’area della prevenzione, con i minorenni adolescenti, coinvolge emotivamente e legalmente la responsabilità dei genitori e delle famiglie. Come segnala Nicolò (2025, 183), riprendendo la teorizzazione di Freud, nelle famiglie patologiche sono presenti tre insidiosi meccanismi difensivi: il diniego, il rigetto e la negazione. La logica del bullismo si nutre di questi processi, e genitori e famiglie possono ignorare oppure colludere – a volte nemmeno troppo inconsciamente – con i comportamenti di figli e figlie. Va ribadito che il singolo atto di bullismo richiede un’attenta valutazione per non scivolare in una patologizzazione indiscriminata, ma, nello stesso tempo, evitando una banalizzazione che soprattutto in adolescenza può generare confusione rispetto all’esistenza e al ruolo delle regole e del rispetto per l’autorità e l’altra/o. L’adolescente può fisiologicamente mettere in atto comportamenti di “bullismo” perché l’esame di realtà e la capacità di preoccuparsi in modo responsabile (Winnicott, 1962) non hanno ancora raggiunto un livello adeguato di maturazione e consolidamento. Nella fase terminale dell’adolescenza e nei giovani adulti il bullismo grave rappresenta un’evoluzione di processi che erano già attivi negli anni precedenti e che possono mettere radici nell’infanzia. A livello preventivo è pertanto necessario un’azione di vigilanza e attenzione da parte dei genitori e delle famiglie, ma è soprattutto grazie alla scuola che può essere attuato un efficace programma preventivo nei confronti del bullismo. La realtà scolastica costituisce un “palcoscenico” unico perché gli e le adolescenti, in questo contesto, fuori dalla “gravità” familiare, si esprimono e crescono. Gli e le insegnanti si trovano a gestire – soprattutto nelle classi più affollate – complesse realtà psicologiche individuali e gruppali, che possono richiedere sostegni psicologici adeguati non sempre disponibili. Come la scolarizzazione alle elementari permette di evidenziare nelle allieve e negli allievi difficoltà che prima erano silenti oppure non rilevate – per esempio disturbi dell’apprendimento e dell’attenzione – così le scuole medie inferiori e superiori permettono di rilevare disturbi nella socializzazione come il bullismo e l’antisocialità. Pertanto il periodo della scuola dell’obbligo costituisce un’occasione irripetibile di intervento e prevenzione se rilevati e segnalati tempestivamente. Un lavoro in più rispetto alla didattica, che richiede venga fornita un’adeguata consulenza psicologica per le/gli studenti, al corpo docente e al personale della scuola in collaborazione con le famiglie. Inoltre non va sottovalutato il rischio di burn-out per il personale scolastico. In definitiva, il bullismo nel periodo scolare rappresenta una richiesta di intervento da parte degli/delle adolescenti (Winnicott, 1956): una richiesta che va riconosciuta dal “mondo adulto” e su cui è necessario intervenire prima che degeneri nell’antisocialità e nella sociopatia. Gli interventi possono essere complessi, riguardare non solo “bulli e bulle” e richiedere il coinvolgimento dei genitori e delle famiglie. In assenza di adeguati interventi psicologici, i soli provvedimenti sanzionatori rischiano di alimentare e rafforzare la devianza, che può strutturarsi e trasformarsi nelle forme di “bullismo adulto” che sono state illustrate.

Bibliografia

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Bullismi. La mancata elaborazione della fisiologica “crudeltà” infantile. Fabrizio Rocchetto Monica Castellini

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