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Due varianti del disturbo autistico: precoce e tardivo. Differenti componenti genetiche? Amedeo Falci

Neuroscienze
Due varianti del disturbo autistico: precoce e tardivo. Differenti componenti genetiche? Amedeo Falci
Paul Klee, Strada principale e strade secondarie (1929)

Parole chiave: ADHD, disturbi dello spettro autistico, genetica

Due varianti del disturbo autistico: precoce e tardivo. Differenti componenti genetiche?

Amedeo Falci

Zhang, X. et al. (2025). Polygenic and developmental profiles of autism differ by age at diagnosis. Nature. 2025 Oct 1; 646 (8087):1146–1155. doi: 10.1038/s41586-025-09542-6

È uscito lo scorso anno, presso la prestigiosa rivista Nature, un importante articolo firmato da Zhang (Dipartimento di Psichiatria di Cambridge) insieme ad un’altra ventina di autori, britannici, europei, nordamericani ed australiani, riguardante un vastissimo studio su soggetti in età evolutiva affetti da disturbi dello spettro autistico.  Lo studio ha analizzato dati psichiatrici e genetici in 511 soggetti autistici, in UK, USA ed Australia, divisi in quattro coorti di nascita, con diagnosi effettuata tra i 5 e i 17 anni.

I ricercatori hanno identificato due traiettorie di emergenze cliniche. La prima traiettoria era caratterizzata da difficoltà nella prima infanzia che rimanevano stabili o leggermente attenuate nell’adolescenza (denominata “traiettoria emergente della prima infanzia”). La seconda traiettoria era caratterizzata da minori difficoltà nella prima infanzia che andavano aumentando nella tarda infanzia e nell’adolescenza (denominata “traiettoria emergente della tarda infanzia”). Gli individui autistici appartenenti alla traiettoria ad insorgenza precoce avevano maggiori probabilità di ricevere una diagnosi di autismo durante l’infanzia rispetto a quelli appartenenti alla traiettoria a insorgenza nella tarda infanzia.

Le forme di autismo nella prima infanzia evidenziano minori abilità sociali e comunicative, e presentano solo una moderata correlazione genetica con il disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD) e con disturbi mentali. Le diagnosi di autismo più tardivo evidenziano, invece, maggiori difficoltà socio-emotive e comportamentali in adolescenza, e positive correlazioni genetiche, da moderate a elevate, con l’ADHD e disturbi mentali. Certamente vi sono stati mutamenti nella concettualizzazione dei disturbi autistici che possono avere permesso una più accurata differenziazione di tali disturbi nel corso del tempo, permettendo l’evidenziazione di tali differenti sottogruppi.

Diversi fattori sociali, demografici e clinici sono stati associati alla diagnosi di autismo. Tuttavia essi spiegano solo una piccola parte (inferiore al 15%) della varianza nell’età alla diagnosi di autismo. Quindi altri fattori determinerebbero le diverse età di insorgenza. I risultati della ricerca indicherebbero che l’autismo diagnosticato precocemente e quello diagnosticato più tardivamente presentino non solo traiettorie di sviluppo diverse, ma anche profili genetici differenti.

Lo studio ha esaminato i fattori “poligenici”: insiemi di migliaia di varianti genetiche in grado di modellare collettivamente tratti specifici. Si è visto come l’età di insorgenza dei disturbi autistici sia in parte ereditaria, anche se, come riferito prima, correlati alla diagnosi di autismo, vi sono certamente fattori sociali, demografici e co-morbilità cliniche.

Esiti che mettono certamente in discussione l’unitarietà dei disturbi dello spettro autistico. Nonostante l’ereditarietà relativamente elevata dell’autismo, il ruolo della genetica non è stato, a nostra conoscenza, oggetto di esaustivi studi. I profili genetici tra il gruppo precoce ed il gruppo tardivo apparivano, però, ben differenti con un minimo grado di sovrapposizione. Rispetto all’autismo della prima infanzia, il profilo genetico medio dell’autismo tardivo risulta più simile a quello dell’ADHD e dei disturbi della salute mentale, come la depressione e il disturbo da stress post-traumatico (PTSD). È anche possibile ipotizzare un certo ruolo dei fattori socio ambientali, per cui la mancata individuazione di segnali predittivi e le carenze di relativo supporto ai soggetti pre-autistici può contribuire al maggior rischio di problemi di salute mentale nel gruppo con diagnosi tardiva. Come si vede, la più marcata sovrapposizione genetica tra l’autismo diagnosticato in età più avanzata e alcuni disturbi psichiatrici suggerisce l’esistenza di fattori genetici che contribuiscono, in parte, ad aumentare il rischio di problemi di salute mentale nel gruppo di autismo tardivo.

Le diverse occorrenze temporali della diagnosi di autismo riflettono dunque basi genetico-biologiche che possiamo intercettare con diagnosi sempre più precoci. È ancora tuttavia troppo presto per poter considerare queste due traiettorie come categorie cliniche separate.

Uno degli autori, Warrier, ha affermato come alcune influenze genetiche predispongano le persone a manifestare tratti autistici fin dalla più tenera età, permettendo una diagnosi precoce. In altri casi, ha aggiunto, le influenze genetiche possono determinare emergenze più tardive dell’autismo, benché alcuni di questi bambini possano presentare caratteristiche sub-latenti poco evidenziabili dalla famiglia e dall’ambiente circostante, finché non emergono sintomatologie significative nella tarda infanzia o nell’adolescenza.

Ecco perché, al di là di una classificazione diagnostica ancora da confermare, un’attenzione a manifestazioni pre-autistiche nelle fasi successive dell’infanzia e nell’adolescenza, appare importante per diagnosi sempre più tempestive ed accurate dei disturbi dello spettro autistico, nonché per le loro più opportune prese in carico.  

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Vedi anche…
dal Dossier Umani-Robot: una relazione pericolosa? – Ottobre 2017:

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