#Me Too di Maria Chiara Risoldi. Recensione di Monica Fabra

#MeToo. Il Patriarcato dalle Mimose all’Hasthatg, di Maria Chiara Risoldi

 

Antonio Tombolini, 2018

 

Recensione di Monica Fabra

 

Maria Chiara Risoldi ha scritto un grande piccolo libro, ‘necessario’ per lei scrivere, per noi leggere: necessario perché, come lei afferma, il nostro pensiero, il nostro lavoro, il nostro valutare ciò che incontriamo (fuori e dentro i percorsi terapeutici) va contestualizzato.

 

Maria Chiara Risoldi ha potuto farlo agilmente e agevolmente unendo e integrando le sue competenze ed esperienze di giornalista, di psicoterapeuta e psicoanalista, di persona che ha sempre osservato, studiato e lavorato sui temi della violenza e del trauma (vedi il libro “Traumi di guerra”), operando e collaborando con donne e gruppi e associazioni di donne che si occupano delle donne.

 

Nel suo libro appare molto chiaro come l’autrice sappia passare da una profonda conoscenza delle singole donne, come individui, persone, alla osservazione del fenomeno di cui scrive. Si tratta di un fenomeno che legge in chiave psicoanalitica, sociale, ambientale, culturale, storica e, vorrei sottolineare, ‘ecologica’.

In qualche modo Maria Chiara Risoldi si interroga, sollecitando noi tutti a fare altrettanto, su quale potrebbe essere un passo evolutivo che l’umanità potrebbe compiere per rendere la condizione femminile, e  di riflesso umana in toto, più ‘ecosostenibile’.

Utilizzo questo termine, ‘ecosostenibilità’, per indicarne un progresso non godibile ‘solo’ dalle donne (come le donne “negazioniste” di cui l’autrice traccia il profilo), ma anche dagli uomini, dalle famiglie, dall’ambiente tutto.

 

Maria Chiara Risoldi, infatti, nel parlarci della condizione femminile, passata e, soprattutto, presente, e nel promuovere una possibilità più concreta di emancipazione delle donne tutte, mostra la necessità di superare i limiti restrittivi del pensiero egoico, della ricerca del ben-essere individuale.

Mi piace pensare al concetto di ‘noità’,  (mi ricollego anche al bel libro, purtroppo non tradotto, ‘Nous’ di Tristan Garcia), inteso non solo come dimensione di gruppo di donne (cooperazione, collaborazione, solidarietà femminile), ma anche e soprattutto come ‘noità’ umana, al di là e al di sopra delle differenze di genere (che è necessario riconoscere, non negare, per conoscerle).

 

È un passo emancipativo che deve migliorare non solo la condizione delle donne, ma di donne e uomini insieme: un miglioramento non contro o a scapito dell’altro, ma per migliorare il nostro comune e reciproco stare al mondo.

Non a caso l’autrice conclude proponendo un ‘patto’ tra uomini e donne, un patto che tenga conto, senza più ignorarli o negarli, i diversi aspetti socio-culturali del rapporto uomo-donna inteso come fenomeno.

 

Tale rapporto ha sempre sofferto, e tuttora soffre, se pure in misura e forme differenti nelle diverse culture e società, del fenomeno del patriarcato.

Risoldi mantiene, come filo rosso lungo tutto il suo libro, l’attenzione sul fenomeno del patriarcato e sul suo essere spesso negato e sconosciuto, attribuendo la causa di questo disconoscimento anche a due meccanismi psicologici universali: quello dell’assuefazione e quello del timore del cambiamento.

Da un lato l’essere umano si abitua a tutto, tanto da non accorgersi più della realtà che sta vivendo; dall’altro teme ogni cambiamento, dato che l’ignoto ha per lui  una valenza ‘catastrofica’.

 

L’accorgersi dunque è la condizione necessaria di partenza per promuovere un cambiamento. Quindi la consapevolezza è il primo e più importante strumento, necessario perché abbia inizio.

Si tratta un cambiamento che è emancipazione dalla storia (era così anche prima); dall’assuefazione (può solo essere così); dai pregiudizi di pensiero, propri e delle culture in cui viviamo; emancipazione forse soprattutto dalla paura, paura di dire, di pensare, di cambiare, paura di ‘esserci davvero’, dal momento che senza pensiero libero, parola libera, auto-autorizzazione al cambiamento non si è davvero nel mondo.

 

Maria Chiara Risoldi si è presa la responsabilità di scrivere questo libro sia in quanto psicoterapeuta che in quanto donna. Leggendolo ci si rende conto di come le donne siano più predisposte, o forse più pronte, a farsi consapevoli e a cambiare.

 

La presa di posizione delle donne che hanno aderito al fenomeno del #Me Too# rappresenta dunque l’accettazione della responsabilità che deriva da questa consapevolezza e indica e incarna, anche con la scrittura, appunto, di questo libro, la necessità di fare un passo, di promuovere un patto di solidarietà e di reciprocità.

 

Accanto alla integrazione tra le diversità e capacità di osservazione del tema del libro (l’essere informata sia di ciò che è vicino che di quanto è più lontano come giornalista, il conoscere i meccanismi di ‘funzionamento’ dell’essere umano in quanto psicoterapeuta e psicoanalista), il libro #Me Too# ha il grande pregio di essere rivolto a chiunque, di potere essere letto non solo dagli ‘addetti ai lavori’, ma da tutti coloro che sono interessati al presente.

E questo senza risultare difficile e ostico per i non psicoterapeuti, ma senza nemmeno risultare ‘superficiale’ a chi è abituato ad occuparsi delle profondità dell’animo umano.

Anzi, è una lettura che propone molteplici punti di osservazione e cambi di prospettiva che possono nutrire e arricchire il nostro operare nelle relazioni terapeutiche.

Posso solo concludere con un ringraziamento all’autrice per averlo scritto, con semplicità e leggerezza pur trattandosi di un tema così importante e ‘pesante’ nel nostro presente.

 

 

 

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