Parole chiave: Salute mentale; stigma; prevenzione; sofferenza psichica; servizi di cura
Su La Gazzetta di Modena del 18 maggio 2026, Luca Nicoli interviene sul rapporto tra salute mentale, violenza e allarme sociale, invitando a non cedere alla scorciatoia dello stigma. La sofferenza psichica non può essere pensata solo quando esplode in gesti estremi: richiede prevenzione, ascolto, risorse per i servizi e una cultura della cura capace di riconoscere la fragilità prima che venga trasformata in paura, esclusione o controllo.
“Curare la salute mentale prima che sia violenza” – L’Intervento di Luca Nicoli
Davanti a situazioni improvvise e violente come quelle di ieri, torna inevitabilmente in primo piano il tema della sofferenza mentale. Solo che la malattia mentale ci fa così tanta paura che spesso preferiamo non averci a che fare. Così passiamo dall’ignorare o minimizzare il fenomeno (“fa finta”, “è pigro”, …), al trattarlo come una mostruosità da rinchiudere in un manicomio o in un carcere a vita.
Eppure la sofferenza mentale non riguarda soltanto “gli altri”.
Madri di famiglia che si tolgono la vita, adolescenti che abusano di sostanze o compiono gesti autolesivi, ragazzini armati di coltelli che uccidono per uno sguardo storto, persone che compiono atti violenti: fenomeni molto diversi tra loro, ma che spesso hanno in comune un’angoscia profonda, un’incapacità di capire chi siamo, quale sia il nostro posto nel mondo, come stare dentro la realtà.
Un’angoscia che spesso grida inascoltata. I social non sostituiscono un buon amico — e molte persone non ne hanno neppure uno — né un professionista che sappia ascoltare. E sembra che, per destare la nostra attenzione, la sofferenza debba trasformarsi in violenza o in un gesto estremo.
Per questo dobbiamo stare attenti, nei momenti di allarme sociale come questo, a evitare che lo stigma della “follia” ricada sulle migliaia di pazienti che già soffrono tanto, senza essere ulteriormente messi ai margini.
Perché la malattia mentale è prima di tutto una malattia, e come tutte le malattie può avere conseguenze gravissime, per chi ne soffre e per gli altri. Non coincide automaticamente con la cattiveria o con la delinquenza: un guidatore che ha un infarto può perdere il controllo della macchina e fare una strage, ma non per questo diventa un criminale.
La differenza è che la malattia mentale non colpisce un organo, il cuore o il fegato, ma la nostra soggettività, il nostro modo di sentire, di pensare e di stare nel mondo. E così finiamo per considerare chi ne soffre come una persona “sbagliata” o “cattiva” nel suo complesso. Quindi, invece che curare chi soffre, vogliamo rinchiuderlo. Se è possibile a vita.
Eppure la migliore prevenzione è riconoscere la sofferenza mentale anche dentro di noi, e imparare a proteggere le nostre parti più fragili e impulsive, quelle di cui spesso ci vergogniamo.
Dal Covid a oggi, la domanda di cura mentale è aumentata di circa il 30%. La realtà appare a molti sempre più difficile da vivere.
I servizi di salute mentale in Italia sono pieni: quando uno psichiatra ha in carico cinquecento o mille pazienti, quanto tempo può dedicare a ciascuno di loro?
Tagli alla sanità di cui tanto si parla significano, nel concreto, maggiori difficoltà nel prendersi cura delle persone. Servirebbero molte più risorse.
Inoltre, non dimentichiamo che in Italia la cura è una scelta: non si possono obbligare le persone a curarsi, se non in situazioni eccezionali e temporanee. E anche quando lo si vorrebbe fare, resta una domanda concreta: come si gestiscono malattie croniche che possono durare anni?
Pensiamo davvero di affrontare la sofferenza mentale soltanto attraverso il controllo e la sorveglianza? La paura, soprattutto nei momenti di allarme sociale, rischia spesso di farci perdere lucidità.
Dobbiamo chiederci se vogliamo prenderci cura sul serio della sofferenza mentale.
E se la risposta è sì, allora dobbiamo destinare una quota di denaro, energie e dibattito pubblico a questo problema.
Perché le malattie, qualunque esse siano, hanno bisogno di ricerca, prevenzione, ascolto e cura. E la sofferenza mentale non fa eccezione.
*psicoterapeuta e psicoanalista