Cultura e Società

Il complesso di Edipo, la relazione “coniugale” e il futuro dei giovani. Sarantis Thanopulos

Il complesso di Edipo, la relazione “coniugale” e il futuro dei giovani. Sarantis Thanopulos

Parole chiave: complesso edipico; adolescenza; relazione coniugale; funzione paterna; trasmissione intergenerazionale

Sarantis Thanopulos torna sul complesso di Edipo per interrogare il destino psichico delle nuove generazioni.
Al centro della riflessione pone la crisi del legame erotico tra i genitori, più che l’“evaporazione del padre”, e la sua funzione nel separare le generazioni e orientare il desiderio fuori dalla famiglia.
Attraverso Ulisse, Penelope e Telemaco, l’articolo intreccia maturazione individuale, relazione coniugale e trasmissione tra le generazioni.

Il complesso di Edipo, la relazione “coniugale” e il futuro dei giovani

Sarantis Thanopulos

Il primo oggetto sessuale è per noi tutti, donne e uomini, il corpo della madre, a partire dal seno. Con questo corpo abbiamo un legame erotico “pregenitale” di grande intensità sensuale che fonda il piacere del vivere in tutte le sue forme carnali e culturali, sublimate. La presenza del padre in questa prima fase della vita è prevalentemente mediata dall’impronta che un “altro da noi” lascia sul corpo e sui sentimenti materni. Il complesso di Edipo, uno dei pilastri del pensiero di Freud, riguarda il periodo successivo quando la sensibilità erotica dei bambini si centra sui genitali. Questo è il momento in cui i bambini cominciano a percepite la relazione sessuale tra i genitori e il ruolo importante del padre, la differenza di questa relazione dal loro legame con la madre e anche la differenza dei sessi. 

Il complesso edipico si costituisce come desiderio erotico di orientamento genitale che i bambini di entrambi i sessi rivolgono non più solo alla madre ma anche al padre. Il suo raggiungimento crea una separazione tra le generazioni (tra il legame dei genitori e il loro legame con i figli) e tra i sessi. Il suo sviluppo esita normalmente nella rinuncia al desiderio sessuale nei confronti dei genitori. I bambini rinunciano a questo desiderio perché della sua soddisfazione non posseggono i presupposti psicocorporei (la capacità di una sua rappresentazione affettiva e mentale e il livello necessario dello sviluppo sessuale). Il desiderio resta vivo in termini “onirici”: come intuizione anticipatrice (illusione) di una profondità erotica di cui non hanno comprensione e la cui possibilità di accesso è di là a venire. Sospeso nella sua effettività il desiderio trova una via indiretta nella sublimazione del piacere sessuale: nel piacere della conoscenza, del gioco, dell’acquisizione e della fruizione di qualità creative, tecniche e culturali.

Gli antropologi hanno relativizzato il complesso edipico: lo considerano privo di valore universale e adatto solo a descrivere la relazione tra genitori e figli nell’ambiente borghese dell’Occidente. Non ne hanno capito il vero significato. Levi-Strauss ha descritto un tipo di famiglia fuori dal paradigma storico occidentale in cui il padre è sostituito nella triangolazione del rapporto tra genitori e figli da uno zio materno. Questa variante della triangolazione è caratteristica di una società non del tutto evoluta nel senso dell’esogamia, ancora ancorata nell’economia psico-culturale delle relazioni endogamiche, dell’Oikos. L’Edipo freudiano è, invece, il baricentro dello psichismo individuale e collettivo nella società esogamica e definisce la relazione coniugale come istanza regolatrice dei rapporti familiari, del rapporto tra la famiglia e la società e del legame tra le generazioni.

Anni fa Massimo Recalcati ha parlato di un tramonto del complesso edipico associandolo all’ “evaporazione del padre” (formulazione lacaniana che indica una dissoluzione della funzione della funzione paterna nel mondo contemporaneo). Per Recalcati oggi più che di complesso edipico si dovrebbe parlare di “complesso di Telemaco”: la condizione dei giovani che scrutano l’“orizzonte del mare” in attesa del padre che non arriva. Dovrebbero decidersi di prendere il loro destino nelle proprie mani. Matteo Renzi ha portato questa prospettiva fino al parlamento di Strasburgo. Minava l’intento emancipatore dell’allora presidente del consiglio l’idea che si possa prendere il posto del padre senza riconoscersi nella la sua eredità e accettare il passaggio (buono o problematico) del testimone.  Anche se bisogna “uccidere”, in parte, i genitori (non solo il padre, ma anche la madre), per raccoglierne la testimonianza in modo libero e creativo, nessuna successione vera è possibile se si cancella la scia da loro tracciata. Perfino quando i genitori si “suicidano” (il che accade quando, in un modo o in un altro, abdicano alla loro funzione) è necessario che i figli costruiscano il loro futuro di adulti a partire dal senso di mancanza di ciò che il “suicidio” genitoriale ha tolto di mezzo e il loro desiderio ha intuito che avrebbe dovuto esserci. Tra le rovine della genitorialità ci sono sempre cose buone che sopravvivono e a partire dalle quali si può ricostruire.  Se la società nel suo insieme mantiene vivo il legame tra le generazioni e fecondo il loro conflitto (la discontinuità nella continuità della trasmissione), i ragazzi trovano importanti punti di riferimento in altre figure genitoriali, esterne alla loro famiglia, attraverso la scuola, gli spazi sociali conviviali e la cultura. Il destino della trasmissione tra le generazioni ha una doppia centratura: nella società e nella famiglia.

In Odissea il desiderio di ritorno del padre che anima Telemaco -che nel poema epico è un post-adolescente, poco più che ventenne- si relaziona con il desiderio di ritorno di Ulisse alla sua patria, luogo delle sue radici, del suo matrimonio e di suo figlio. Il ritorno di Ulisse salda il legame con il proprio padre Laerte e con Telemaco e ricuce la linea di filiazione maschile. Tuttavia, il riconoscimento decisivo di Ulisse, senza il quale la sua posizione risulterebbe priva di legittimità, spetta a Penelope, alla moglie. Ulisse ritrova il suo posto solo quando descrive alla sua donna il loro letto ricavato da un vecchio ulivo. È la relazione coniugale che lo legittima veramente.

Telemaco può finalmente accedere alla sua vita di uomo perché la conferma del legame erotico tra Penelope e Ulisse lo allontana definitivamente dalla tentazione del matrimonio endogamico con la madre. Questa tentazione è indirettamente presente nel poema attraverso l’ambizione illegittima dei Proci di occupare il posto vacante del padre (il re legittimo) nel letto della madre (la regina rimasta sola). L’obiettivo principale dell’adolescenza, per femmine e maschi, è il superamento compiuto del legame incestuoso con i genitori (che si riattiva inconsciamente, dopo la sua sospensione durante gli anni di “latenza”, con la pubertà) e il trasferimento dell’attrazione sessuale all’esterno della famiglia. La configurazione stabile e il consolidamento della dimensione edipica differenziante del proprio psichismo è la condizione necessaria per accedere a relazioni affettive e erotiche adulte e diventare a tutti gli effetti cittadini del mondo.

Ciò che evapora nella società attuale non è la funzione paterna, ma la relazione erotica tra i due sessi (e di tutte le relazioni erotiche di cui essa è il garante). A partire da ciò evapora la differenza dei sessi e, insieme ad essa, il gioco delle differenze in tutti i campi sul quale si basano il gusto e il senso del vivere.

Il complesso di Edipo, la relazione “coniugale” e il futuro dei giovani. Sarantis Thanopulos Monica Castellini

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