Parole chiave: limiti, perturbante
Autrice: Chiara Rosso
Titolo: “I Plant My Hand in the Garden”
Dati sul film: regia di Boris Hadžija e Hoda Taheri; Germania, Serbia, Stati Uniti; 2026; 83’; presentato in concorso alle Giornate degli Autori nell’ambito dell’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.
Genere: drammatico
Che è sicuramente uno spaccato sulla società attuale , sulle sue possibilità, sulle sue trasgressioni , sui tentativi non solo di superare certi limiti ma anche di ridisegnare il concetto stesso di confine.
Uscendo dalla visione di questo film e immaginando di definirlo con una sola frase , avrei scelto l’espressione seguente: « sovvertimento dei tabù !».
Dov’è finita, infatti, la differenza dei sessi e delle generazioni alla base della nostra organizzazione psichica? La fluidità sessuale non pare liberare dai legacci delle relazioni ma in una sorta di gioco di specchi amplifica gli scenari verso una mise en abîme dei possibili conflitti. Il film sa descrivere in modo giocoso e spensierato la «presunta» libertà di mescolare i limiti fino a includere un incesto tra sorelle che appare buttato lì, con nonchalance, nel corpo della narrazione (un primo tabù).
Tuttavia, inevitabili insidie si nascondono ovunque e non mancano di accompagnarsi ai molti paradossi che punteggiano il film: nel momento che precede il matrimonio dei due protagonisti il padre del ragazzo, impotente e insolvente, deve essere recuperato dal figlio a bordo della macchina decorata per le nozze e diretta al luogo della cerimonia. Il figlio è costretto a pagare un salatissimo conto nell’hotel di lusso in cui il padre si era appartato …(anche qui abbiamo un’inversione delle generazioni; un figlio che deve gestire il padre nel momento del suo matrimonio cioè di massima emancipazione? Un secondo tabù).
In questo film, il tentativo di formare una famiglia più o meno tradizionale con padre, madre e figlio in arrivo si affianca alla coesistenza di altre possibilità; i protagonisti hanno relazioni omosessuali parallele che si armonizzano con il loro rapporto. Il fil rouge del film sembra, infine, essere quello generativo, nelle sue più svariate declinazioni. In primis, ecco un fermo immagine che ci inonda di rosa riempiendo lo schermo mentre la telecamera si addentra spudoratamente nei meandri delle profondità vaginali per poi focalizzarsi sulle gambe aperte della protagonista nel corso di una visita ginecologica in gravidanza. E qui, le tracce dell’Infantile nell’adulto (Guignard 2015), riecheggiano il «conflitto estetico» di Meltzer (1988) e la questione originaria dell’infans: se l’interno della madre sia così bello come l’esterno. Sappiamo che un sufficiente rispecchiamento dello sguardo materno avvia nel soggetto la spinta alla conoscenza, la dimensione epistemofilica e di conseguenza — potremmo dire — la creazione artistica. In secondo luogo, vi è un uso smaliziato e disinvolto da parte della protagonista di una protesi che simula una pancia in uno stato di avanzata gestazione….Meraviglia e perturbante si intrecciano di continuo. Lo spettatore è spiazzato ma anche catturato dalla scioltezza di questa narrazione filmica.
Anche sul piano identitario, sociologico e migratorio, questo film mette in scena le premesse di un melting-pot culturale : dalla Serbia verso la Turchia e la Germania le identità di queste famiglie oltre che in trasformazione, sono in transito.
Alcuni dubbi suscitati da questo film mi vengono in parte chiariti dal commento e dal dialogo con il pubblico in sala, a fine proiezione. I due registi, che sono anche i due interpreti, e che parlano volentieri del loro incontro, hanno intrecciato storia privata e professionale mescolando fattori e inclinazioni varie…Ma la frase della donna: “Mi sono innamorata di lui quando ho capito che era gay” mi sembra riassumere un desiderio di onnipotenza, in fondo, parzialmente soddisfatto….Del resto, il titolo allude al fatto che, scavando con la mano in giardino, si possono fare scoperte inaspettate, creative e imprevedibili.
Riferimenti bibliografici
Guignard, F. (2015) Quale psicoanalisi per il XXI secolo? Vol. I, Concetti psicoanalitici in movimento, trad.it C.Rosso, (a cura di) Carmen D. Riemer e Rosso Chiara, in corso di stampa.
Meltzer, D. (1988) Amore e timore della bellezza. Il ruolo del conflitto estetico nello sviluppo, nell’arte e nella violenza, tr. it. di F. Lussana, (a cura di) C. Brutti e F. Scotti, Edizioni Borla, Roma, 1989.