Dossier

Intervista a Lella Costa

6/03/12

Laura Contran

Lella Costa è attrice e autrice di testi teatrali. Lavora per la televisione e il cinema, collabora con diversi giornali ma il suo mestiere resta il teatro. Ha pubblicato per Feltrinelli La daga nel loden (1992), Che faccia fare (1998), In tournée (2002), Amleto, Alice e la Traviata (2008), e La sindrome di Gertrude. Quasi un’autobiografia (Rizzoli, 2009).

 

Come autrice (oltre che attrice) di testi teatrali che ha rivisitato (personalizzandola) la grande letteratura che rimane, come Lei stessa afferma, sorprendentemente attuale, quali sono i personaggi femminili che ha “incontrato” e l’hanno affascinata aggiormente? E, in particolare, quali figure di madre?

L’unica figura materna che ho veramente incontrato è Gertrude, madre di Amleto, non
esattamente un modello e men che meno uno stereotipo. In realtà ad affascinarmi dei classici non sono i singoli personaggi ma il progetto complessivo, la drammaturgia, soprattutto lo sguardo, il punto di vista; e in questo senso mi colpisce moltissimo la capacità di alcuni autori (Shakespeare sopra tutti) di osservare e raccontare le donne con estrema cura, esattezza e empatia

 

Tra i Suoi vari impegni in campo sociale, nella Sua quasi-autobiografia ricorda l’attività svolta presso il CEMP (Centro di Educazione Matrimoniale e Prematrimoniale), il più antico consultorio italiano fondato quarant’anni fa a Milano e di cui è a tutt’oggi presidente. Per usare una Sua espressione: fa parte di quelle esperienze che Le hanno cambiato la vita? Che cosa ricorda e cosa Le rimasto di quell’esperienza?

L’esperienza del CEMP mi ha dato e continua a darmi una sorta di benefico ancoraggio al mondo reale, alle problematiche comuni a tutte noi; e soprattutto un metodo etico e professionale di intervenire nello specifico dei temi legati alla procreazione responsabile, alla maternità e alla cura del proprio corpo.

 

In che senso afferma che, nonostante tante battaglie vinte, “la libertà delle donne continua a  creare inquietudine”. Qual è a Suo avviso, l’aspetto “perturbante” del femminile”?

Per rispondere a questa domanda ci vorrebbero pagine e pagine di analisi e riflessione. In estrema, e dunque impropria, sintesi, mi pare che la libertà sia in sé perturbante, e che quella delle donne vada a minare l’ultimo baluardo di potere (o meglio di illusione di potere) degli uomini (ovviamente non tutti, e non dappertutto), e cioè avere sempre, per quanto poveri e sfruttati, un altro essere umano da sottomettere, su cui regnare indiscussi e indiscutibili.
Questo vale in senso letterale in alcune culture; in senso decisamente metaforico, ma non per questo meno centrale e, appunto, “perturbante”, nella nostra.

 

La maternità è un’esperienza radicale, un cambiamento che coglie la donna sempre impreparata. E’ un arricchimento, ma anche una limitazione rispetto alla propria libertà e in questo senso può creare, a volte, conflitti, ambivalenze, angosce, oltre a un senso di solitudine. Ritiene che oggi la donna incontri difficoltà maggiori o minori rispetto al passato (pensando, ad esempio, alle nostre madri)?

Rispondo semplicemente che sì, secondo me oggi è molto più difficile, sia oggettivamente
che soggettivamente.

 

L’ironia e l’umorismo sono ingredienti fondamentali che ricorrono nei testi dei Suoi lavori teatrali (anche quando affrontano i temi tragici dell’esistenza) e che sa calibrare con misura. Esistono, a Suo parere, delle differenze tra l’umorismo maschile e
quello femminile?

Mi viene da rispondere che essendoci grandi differenze tra gli uomini e le donne (
di linguaggio innanzitutto) è verosimile che ci siano anche differenze tra la comicità femminile e quella maschile, ma che alla fine quello che conta, come sostiene la grandissima Franca Valeri, è riuscire a far ridere, a prescindere dal genere. A me sembra un bellissimo punto di arrivo.       

      

Spesso nei suoi “monologhi” ci sono riferimenti espliciti alla psicoanalisi. Che idea ha della psicoanalisi come metodo di cura?

Credo che la psicoanalisi sia stata una delle poche vere rivoluzioni nella storia recente umanità, perché è riuscita a capovolgere un punto di vista millenario sull’origine e la cura di tutta una serie di disturbi, malattie e comportamenti talmente disturbanti da essere spesso trattati come reati. E al di là del campo strettamente clinico e terapeutico, a me sembra uno straordinario metodo di analisi della realtà.

 

Marzo 2012