Parole chiave: psicoanalisi di coppia; sogno; intrapsichico; interpsichico; campo analitico; COFAP
Il linguaggio dell’inconscio nella psicoanalisi di coppia: i due ombelichi del sogno
Diana Norsa
L’inconscio si esprime in tutte le nostre manifestazioni, ma non è sufficiente saperlo ascoltare, serve un contesto, come il “campo analitico”, che abbiamo imparato a riconoscere in analisi, per dare un senso e una forma alle tante comunicazioni inconsce che circolano fra l’intrapsichico e l’interpersonale. La relazione di coppia, i legami familiari, il gruppo sono “campi” naturali di condivisione e comunicazione di elementi inconsci, che svolgono una funzione vitale e possono curare o far ammalare. Presenterò del materiale clinico di una coppia in analisi per mostrare il modo in cui il sogno in coppia rappresenta una forma di comunicazione affettiva importante per ripristinare, tramite la presenza partecipe del terapeuta, la naturale funzione di cura e mantenimento di integrità psichica che la relazione intima fra i due coniugi rappresenta.
J. Sandler (1994) aveva individuato nel “principio di sicurezza” quell’elemento che motiva i singoli individui a ricercare nuove relazioni profonde, in uno sforzo continuo per ricostruire un senso di sicurezza, ora rifugiandosi nei propri oggetti interni di riferimento, ora affidandosi alle relazioni attuali, investite libidicamente; egli definiva questo lavorìo psichico “inconscio presente”.
J.S. Grotstein (2000), a partire dal “lavoro del sogno”(Bion,1962), inteso come il lavoro psichico per eccellenza, individua nel sogno la via principale attraverso cui differenti ‘presenze’ di sé entrano in comunicazione e definisce “una coppia che sogna interiore (…) in cui uno dei partner di questa coppia è il sognatore del sogno, l’altro è il sognatore che comprende il sogno” (p.65).
T.H. Ogden (2001, 2007), sulla scia del suo amico e maestro Grotstein, vede il discorso psicoanalitico come una conversazione al confine del sogno, nella quale immagini, fantasie, sentimenti inarticolati, non lineari, la sostanza di cui sono fatti i sogni, entrano in uno scambio reciprocamente vivificante con la sostanza lineare, temporale, verbalmente simbolizzata dell’esperienza conscia nel mondo e del mondo. La metafora è il mezzo attraverso cui avviene questa conversazione: metafore sono i sogni, metafore sono le rêverie, metafore sono tutte le altre forme di creatività ordinaria e straordinaria.
R. Kaës (2015) usa la metafora dei “due ombelichi del sogno” riprendendo la nota espressione di Freud che parlava di “un ombelico del sogno” come un punto di fuga verso infiniti piani inconsci insondabili. Due ombelichi, dice Kaës: l’uno è ancorato nello psicosomatico, riguarda un mondo interno di sensazioni, percezioni, fantasie, memorie articolate dalle pulsioni; l’altro invece rimanda alla infinita gamma di sensazioni, percezioni fantasie che riguardano sé e l’altro da sé, in uno spazio interpsichico, oltre a tutto ciò che si è andato stratificando riguardo ad un’area intersoggettiva. Entrambi questi due ombelichi poggiano sull’ignoto da cui i sogni scaturiscono.
Questa visione del “lavoro del sogno” che comprende non solo un dialogo con se stessi ma anche una dimensione relazionale, attuale e passata, apre all’ uso del metodo analitico nel setting con la coppia, con la famiglia e con il gruppo.
Riprendendo il concetto di inconscio come linguaggio, che abbiamo imparato a riconoscere con la pratica psicoanalitica delle libere associazioni, del gioco e del sogno, Kaës (2015) sottolinea che l’inconscio caratterizza non solo la vita psichica del singolo, ma contemporaneamente anche del gruppo, dove ciascuno dà e riceve elementi grezzi e/o elaborati, e questo conferisce al gruppo il potere di operare trasformazioni sull’inconscio del singolo e viceversa.
Dalla Psicoanalisi Individuale alla Psicoanalisi di Coppia:
A margine della lettura di autori psicoanalitici mi sono frequentemente imbattuta in resoconti clinici che dal classico contesto del singolo paziente nella stanza d’analisi con il suo analista, sconfinano nella vita attuale del paziente fatta di relazioni con mariti, mogli, figli, oltre che ovviamente eventi della vita passata.
Ad esempio, il rigoroso H. Rosenfeld (1989), mentre è alle prese con il problema dell’impasse in analisi, parlando di una sua paziente, Claire, dice: “Era già evidente che una parte di lei era proiettata nel marito; conoscendo ora la storia si può capire quale parte di sé Claire abbia proiettato in lui. Era impossibile aiutare entrambi a sopravvivere, a meno che non si capisse questo problema e, ricomponendolo nella nostra mente, non si aiutasse anche la paziente a capirlo. Allora la natura violenta ed esplosiva della situazione potrà essere eliminata dal quadro, e si potranno capire anche i problemi del marito” (p.166).
E’ di nuovo una nota che trovo nello scritto di A. Green (1977), “L’allucinazione negativa”, che suscita la mia curiosità. Mentre sta analizzando un aspetto del caso clinico dell’uomo dei lupi di Freud, che mostra in modo vivido il sopraggiungere di un’allucinazione negativa, Green sente il bisogno di riportare in nota un proprio caso clinico. Un elemento che ha caratterizzato l’infanzia di una sua paziente, e cioè l’asma come somatizzazione difensiva contro la percezione della scena primaria, viene da Green considerato espressione di “allucinazione negativa”; questa interpretazione data alla paziente provoca il comparire subitaneo di una “allucinazione positiva” nel figlio della paziente, nella forma di un tremendo incubo in cui la testa del giovane è staccata dal tronco. Tutto ciò, ci informa Green, provocò un inaspettato esito sulla madre, che qualche giorno dopo ebbe una crisi allergica al seno. Green non commenta questo caso e procede spedito nelle sue considerazioni in merito alla “allucinazione negativa” e alla sua funzione.
Mi sono chiesta il perché di questa divagazione, e penso che Green ci abbia voluto far arrivare qualcosa che è tipico della ricerca analitica: quando l’analista arriva a capire fenomeni complessi come questo della “allucinazione negativa”, e lo interpreta, mette il paziente in condizione di dire ancora di più riguardo alla psicopatologia che stiamo cercando di comprendere: questo in più, che Green non può seguire ma che lascia a noi, riguarda lo stretto rapporto fra inconscio di uno e inconscio dell’altro; qui si tratta di madre e figlio avvinghiati in un legame originario. Nell’esempio di Rosenfeld invece si tratta di una coppia di coniugi, il cui legame è altrettanto impenetrabile, a meno di “ricomporlo nella nostra mente”.
In entrambi i casi è in gioco la trasmigrazione di una funzione elaborativa, che non riuscendo in uno colonizza l’altro cercando di sfruttarne le capacità. Ciascuno si carica di una funzione psichica talmente gravosa da diventare parossistica.
Questi sono alcuni riferimenti che mostrano come la psicoanalisi sia una disciplina in movimento; le risposte dei pazienti apportano nuove conoscenze che inducono a pensare nuovi modelli e motivano ad ampliare l’arco dell’intervento clinico: bambini, adolescenti, pazienti psicotici, coppie, famiglie, gruppi.
La Commissione dell’ IPA, COFAP, nata nel 2000 (di cui ho fatto parte dalla sua origine fino al 2017) per lo studio e diffusione della Psicoanalisi di Coppia e Famiglia, ha recepito i tanti spunti clinici e teorici qui appena accennati ed ha lavorato e sta lavorando riguardo a un campo prettamente analitico di cura della sofferenza dei legami di coppia e familiare, con particolare attenzione alla messa a punto di modelli di intervento, come ad esempio la teoria del Legame, il modello Tavistock, il modello Italiano, quello Francese ed altri.
A tal proposito rimando al testo di Norsa e Zavattini, “Intimità e Collusione” (1997), al più recente testo di Anna Maria Nicolò, “Gli inconsci che ci abitano” (2025), e alle due pubblicazioni a cura della commissione COFAP: “Family and Couple Psychoanalysis” (2017) e “Interpretation in Couple and Family Psychoanalysis” (2019).
Una coppia in analisi:
Nella seduta precedente An. si è presa molto spazio per raccontare il proprio coinvolgimento con la famiglia d’origine di cui si deve occupare, e per parlare di R. che non c’è. Dal racconto è evidente come An. si senta nuovamente rifiutata, dalla sua famiglia che non la apprezza malgrado i suoi sforzi, e da R. che non capisce il suo bisogno. L’ Analista si sente scoraggiata perché qualunque tentativo di mettersi in contatto con i vissuti emotivi viene rifiutato da entrambi i membri della coppia.
La seduta inizia subito con una discussione innescata da An. che accusa R. di essere arrivato in ritardo, chiedendosi dove sia andato. C’è un primo tentativo di interpretazione da parte dell’Analista che si chiede se questa discussione possa dipendere dal fatto che An., trovandosi ad affrontare da sola la situazione della sua famiglia, si sia sentita abbandonata, ma R. reagisce male perché pensa di essere accusato ingiustamente, dato che ritiene di fare già tanto per aiutarla. Perciò alla fine ciascuno si sente frustrato e arrabbiato.
A seguito dell’interpretazione, An. è perplessa, afferma di non trovare questi collegamenti, pur pensando che forse l’Analista possa vederli. Aggiunge che a volte anche R. le dice che si rivolge male a lui perché ha discusso con i figli, mentre lei pensa che le due cose siano distinte, ma potrebbe essere vero. Poi rivolgendosi a R. gli chiede di raccontare il sogno che ha fatto.
Sogno: R. si trova in un sentiero di campagna e vede alla fine del sentiero una macchina in cui due uomini discutono. Cerca di andarsene superando la macchina senza dare troppo nell’occhio, ma rimane impigliato nei rovi e non riesce più a muoversi o spostarsi. Un uomo esce dalla macchina e gli si avvicina. Quest’uomo ha qualcosa sugli occhi per cui R. non capisce quali siano le sue intenzioni. Riesce infine a liberarsi dai rovi e si sveglia.
Il sogno era inquietante.
L’Analista chiede ad R. cosa provi nell’essere impigliato, nel non potersi liberare o muovere ed R. parla di una sensazione sgradevole. L’Analista chiede ad entrambi cosa venga loro in mente. Entrambi dicono che non lo sanno ed R. commenta che la mente è strana. L’Analista dice che è vero e che magari i pensieri non emergono subito, possono giungere in un secondo tempo.
A questo punto R. dice che è come se nel sogno temesse che le due persone fossero impegnate in qualche affare losco e quindi di trovarsi in quel luogo nel momento sbagliato e di potere diventare testimone di qualcosa di illecito mettendosi in pericolo. Insiste molto sulla sensazione di non potere capire le intenzioni di questa persona che lo avvicinava perché questi aveva qualcosa sugli occhi.
An. interviene dicendo che anche loro litigano sempre.
L’Analista è colpita dal fatto che R. comunichi così liberamente le proprie emozioni, cosa mai accaduta prima. Il riferimento ai loschi traffici rimanda alle accuse di An. a R., convinta che lui abbia storie con altre donne. Inoltre An., in questa seduta, sembra più disponibile a dare credito all’Analista, fino a dover ammettere che forse il sogno riguarda anche lei. Del resto è lei a sollecitare R. a raccontarlo!
Alla seduta successiva arrivano puntuali e subito An. attacca R., accusandolo di essersi chiuso ieri in un mutismo con la scusa che lei gli stesse chiedendo conto di qualcosa e lui non volesse innescare una lite. Così dicendo An. comincia ad alzare la voce.
R. le dice di abbassare la voce, dice che non vuole far sentire agli altri i loro litigi.
An. si altera di più dicendo che non si sente niente, e poi a chi potrebbe interessare?
L’ Analista commenta che sembra di stare nel sogno raccontato da R. la seduta scorsa: una discussione a cui si assiste ma che non dovremmo sentire, di cui si fatica a capire il senso e c’è il sospetto si tratti di qualcosa di losco.
Cala il silenzio. Inizia poi un racconto che riporta ai soliti litigi, ma con un livello di consapevolezza maggiore riguardo al fatto che le emozioni possano diventare così soverchianti da alterare il senso di quello che accade veramente e questo passaggio dà alla Analista la possibilità di parlare della difficoltà di cambiare.
Così il discorso della coppia diventa via via più armonico ricordando quando insieme sono riusciti ad affrontare momenti difficili.
La seduta termina e An. dice di essersi sentita bene perché non hanno litigato.
Conclusioni
Molto si potrebbe dire a proposito di questo sogno; mi limito a far notare come il tema centrale, una coppia che litiga, che è il motivo per cui An. e R. hanno chiesto un aiuto terapeutico, si intreccia con un altro tema, una coppia coinvolta in loschi traffici e un terzo che è suo malgrado coinvolto e a rischio di rimanerne incastrato, che si lega all’accusa di tradimenti di An. a R., ma anche a vicende della famiglia di lei.
Oltre all’ovvio riferimento alla scena primaria, vorrei richiamare l’attenzione su questo tipo di coppie, che malgrado la grande sofferenza si mostrano così ostili al cambiamento: i legami attuali sono diventati il luogo di scarico dei conflitti non elaborabili del passato, in cui la storia di uno si intreccia alla storia dell’altro, in un rispecchiamento mortifero che si alimenta in continuazione (Norsa, 2019).
Fare esperienza nel controtransfert di scoraggiamento e frustrazione pone l’Analista nella posizione del terzo bloccato riguardo ad una coppia litigiosa e ostile.
Il sogno di R., che An. sollecita a raccontare, è uno di quei sogni che risponde alla definizione di Grotstein (2000): “Il sogno è una terapia presentata in forma drammatica secondo regole speciali!” (p.43).
Come scrive Kaës (2002), in questo sogno appaiono due ombelichi: uno che rimanda alla scena primaria e l’altro invece che riguarda i loschi traffici e l’impossibilità di capire cosa pensa l’altro, che rappresenta lo stato di stallo delle liti di coppia.
La capacità di sognare di uno svolge un lavoro anche per l’altro membro della coppia, a condizione che vi sia qualcuno capace di ascoltare e un contesto che dia forma a contenuti psichici così densi di sofferenza.
Bibliografia
Bion, W. R. (1962), Apprendere dall’esperienza. Armando, Roma, 1972.
Green, A. (1977), L’ allucinazione negativa, In Il Lavoro del negativo. Roma: Borla. 1996.
Green A. (2003) Negativo e Negazione in psicoanalisi, In A. Baldassarro (a cura di) La passione del negativo. Omaggio al pensiero di André Green. Franco Angeli, Milano, 2018.
Grotstein, J. S. (2000), Who is the Dreamer Who Dreams the Dream? A Study of Psychic Presences. The Analytic Press, Hillsdale, New Jersey. Trad. it. Chi è il sognatore che sogna il sogno? Uno studio sulle presenze psichiche. Edizioni Scientifiche Ma.Gi., Roma, 2004.
Kaës, R. ( 2002), La polyphonie du rêve. L’espérience onirique commun et partagée. Dunod, Paris. Trad. it. La polifonia del sogno. L’esperienza onirica comune e condivisa. Borla, Roma, 2004.
Kaës, R. (2015), L’extension de la psychanalyse: pour une métapsychologie de troisième type. Dunod, Paris. Trad. it. L’estensione della psicoanalisi. Per una metapsicologia di terzo tipo. FrancoAngeli, Milano, 2016.
Keogh, T., Palacios, E. (2019), (Ed.s), Interpretation in Couple and Family Psychoanalysis: Cross-Cultural Perspectives. Routledge, London.
Nicolò, A. M. (2025), Gli inconsci che ci abitano. Psicoanalisi dei legami familiari e di coppia. Raffaello Cortina, Milano.
Norsa, D., Zavattini, G. C. (1997), Intimità e Collusione. Teoria e tecnica della psicoterapia psicoanalitica di coppia. Raffaello Cortina, Milano.
Norsa, D. (2019), Quando il conflitto nella coppia è muto: riflessioni sulla pulsione di morte a partire da un caso clinico. Interazioni, 2019/1, pp. 119-133.
Ogden, T. H. (2001), Conversations at the Frontier of Dreaming. Routledge. London. Trad.it. Conversazioni al confine del sogno. Astrolabio, Roma, 2003.
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Rosenfeld, H., (1989), Comunicazione e Interpretazione. Bollati Boringhieri, Torino. Sandler, J., Sandler A.M. (1994), The past unconscious and the present unconscious; a contribution to a technical frame of reference. The Psychoanalytic Study of the Child, Volume 49, pp.278-292.
Scharff, D. E., Palacios, E. (Eds.) (2017), Family and Couple Psychoanalysis: A Global Perspective. Karnac Books. London.
NOTA DI ANONIMIZZAZIONE
L’autore ha preso tutte le misure necessarie per garantire che nessuna delle persone di cui si scrive possa essere identificata da terzi e per ridurre al minimo la probabilità che il paziente o i pazienti si riconoscano