Parole chiave: inconscio extraterritoriale; legame; alleanze inconsce; patto denegativo; terza topica.
Introduzione
a cura di Cristiana Balzano
Se è vero che nel corso degli ultimi decenni la psicoanalisi si è enormemente evoluta e trasformata, è altrettanto vero che dobbiamo un tale ampliamento del suo campo di indagine teorico e delle sue applicazioni cliniche alla tensione esplorativa degli psicoanalisti che si sono dedicati ai nuovi soggetti di cura: i bambini, gli adolescenti, le coppie, le famiglie e i gruppi nell’accezione più ampia del termine.
La psicoanalisi della coppia e della famiglia, a cui SPIWEB intende dedicare uno spazio di approfondimento sempre più ampio, rappresenta un campo di ricerca molto vitale e in continua espansione che mantiene un forte legame con la psicoanalisi infantile, soprattutto con quel filone di essa che focalizza la qualità della relazione primaria come matrice per lo sviluppo del senso di Sé e guarda alla relazione inconscia genitori/bambino come terreno in cui possono attecchire fattori interferenti o vere e proprie distorsioni dello sviluppo. Tuttavia ne trascende i confini, estendendo il metodo psicoanalitico a sistemi multipersonali e multidimensionali e indagando i legami complessi che vi si generano.
La psicoanalisi della coppia e della famiglia si colloca dunque in una complessa area d’intersezione, mantenendo un legame naturale/culturale con l’area della psicoanalisi infantile e risultando al contempo fortemente embricata anche con la psicoanalisi dei gruppi.
La sua specificità è connessa al suo oggetto d’indagine che non è più soltanto il livello di funzionamento intra-psichico, ma anche il livello intersoggettivo, ciò che accade negli spazi psichici tra i membri di una coppia o di un sistema familiare, nonché la qualità del legame in quanto struttura complessa che include il soggetto, l’oggetto e la loro mutua interazione.
In tal senso i setting di coppia e di famiglia rivelano delle potenzialità uniche come luoghi di accesso privilegiato per indagare livelli primitivi di funzionamento mentale attraverso ciò che è depositato nel soma, nell’agire, nel clima sensoriale della seduta e nei legami che ciascun membro costruisce con l’altro, la cui presenza si fa strumento rivelatore di tali livelli che altrimenti rimarrebbero opachi.
Si tratta di una prospettiva teorica e clinica che permette di inquadrare in modo nuovo e più complesso la sofferenza mentale, basti pensare a ciò che i partners di una coppia possono inconsapevolmente collocare nel legame o a ciò che la gruppalità familiare può forzare in uno dei membri che diviene il portavoce di una sofferenza che origina nel gruppo primario e possiede una dimensione transgenerazionale.
Si aprono così spazi di trattabilità clinica inediti, che valorizzano la ricerca sulla matrice intersoggettiva dell’inconscio richiedendo nuove concettualizzazioni teoriche, come quella che Kaës ha chiamato terza topica, basata sull’articolazione tra la realtà psichica comune e condivisa, il mondo interno del soggetto singolo e lo spazio del legame tra i soggetti.
Inauguriamo questo spazio di approfondimento con l’articolo che Anna Nicolò dedica a René Kaës a pochi mesi dalla sua scomparsa, tracciandone un bel ritratto che ripercorre i topoi della sua lunga e fruttuosa ricerca, rendendoli fruibili ed evidenziandone la portata profondamente innovativa e pionieristica, propria di chi si inoltra ai confini del sapere già noto per affacciarsi a qualcosa di nuovo da pensare e trasmettere. In questo scritto Anna Nicolò, che ha potuto coltivare un legame di amicizia personale e di lunga collaborazione intellettuale con Kaës, lo descrive come un pensatore che inseguiva l’utopia, dal titolo del suo ultimo libro “Utopie. Il lavoro dell’inconscio, catastrofe e desiderio di cambiamento” (Franco Angeli, 2026).
Un pioniere, sostenuto da un immaginario utopico, in costante tensione verso i nuovi spazi che si aprono di continuo per la ricerca psicoanalitica nei suoi territori di confine.
René Kaës, un pioniere[1]
Anna Maria Nicolò
René Kaës è stato uno degli psicoanalisti più originali del nostro tempo.
Sulla scia di Freud, che ci ha permesso la comprensione della realtà interna, Kaës ha aperto la strada alla comprensione della psiche di gruppo estendendo il concetto di realtà psichica inconscia a spazi psichici diversi da quelli del soggetto singolare. Per questo motivo, gli psicoanalisti che si occupano di coppia e famiglia lo sentono come uno dei padri fondatori. Il suo lavoro costante e continuo, rigoroso e avveniristico lo ha portato progressivamente ad esaminare un ambito che senza di lui sarebbe stato impensabile: l’inconscio extraterritoriale.
Negli anni ’70, propone il modello dell’apparato psichico gruppale mettendo in luce la struttura gruppale della psiche e dell’inconscio, concetti questi che costituiscono le basi fondanti del suo modello. Per Kaës l’inconscio e i suoi effetti si manifestano in maniera diversa nei differenti spazi psichici con una topica, una dinamica ed una economia specifiche.
Egli illustra l’inconscio negli insiemi plurisoggettivi e in particolare i tre spazi della realtà psichica: lo spazio del soggetto, considerato nella sua singolarità; lo spazio dei legami intersoggettivi, tra l’uno e l’altro soggetto nell’insieme; e lo spazio dell’insieme specifico (il gruppo, la coppia e la famiglia), precisando che quest’ultimo contiene gli altri due.
Una delle scoperte che caratterizza al meglio la psicoanalisi della coppia della famiglia è il concetto di legame. Rideclinato in modi differenti da differenti autori, per Kaës il legame è “la realtà psichica inconscia specifica costruita dall’incontro tra due o più soggetti”; costituisce anche “il movimento più o meno stabile degli investimenti, delle rappresentazioni, delle azioni che associano due o più soggetti per la realizzazione di alcuni dei loro desideri […]” (Kaës, 2008, pp. 770-771). Nelle sue tre dimensioni, esso è spazio di realtà psichica specifica, processo e logica. In quanto movimento è costituito dalle alleanze inconsce e dalle funzioni foriche, cioè quelle funzioni per le quali un soggetto può essere porta-parola delle angosce e delle sofferenze di tutti gli altri o porta-sogno o porta-simbolo o porta-sintomo o porta-ideale.
Questo modo di concepire le cose illustra come il soggetto nella realtà sia sempre “singolare plurale” – come dice uno dei suoi libri – e come l’inconscio sia politopico.
A mio avviso, l’idea che l’inconscio sia politopico è l’aspetto più rivoluzionario delle teorie di Kaës. Rivoluziona l’idea del soggetto, perché egli vede sia il soggetto nel gruppo che il gruppo nel soggetto. Come egli afferma, il soggetto dell’inconscio è soggetto di questi legami e soggetto di questi insiemi. Come dice lui stesso, diversi concetti descrivono questa politopia dell’inconscio: le alleanze inconsce, le funzioni foriche, la polifonia del sogno e il secondo ombelico del sogno, l’ombelico cioè fra lo spazio intrapsichico e lo spazio condiviso tra più sognatori, i luoghi di deposito, di criptaggio e di esportazioni.
Proponendo lo spazio onirico comune e condiviso come spazio transizionale, Kaës ipotizza che il sogno si sviluppi al crocevia di diverse fonti, emozioni, pensieri e discorsi
Come per certi versi ipotizzato dagli autori di scuola inglese come Dicks, il lavoro su La polifonia del sogno (2002) ricorda gli aspetti collusivi del sogno in seduta, e propone un’interpretazione degli elementi comuni dello spazio onirico condiviso, che sono i sogni incrociati tra paziente e analista. Specifica che il secondo ombelico del sogno, è quel punto dove il sogno da una parte si ancora al corporeo, dall’altra “affonda nell’ignoto”. Come per altro affermava il suo contemporaneo Ruffiot ipotizzando l’esistenza dell’holding onirico familiare[2], Kaës parla di uno “spazio onirico comune e condiviso” nella famiglia.
Oltre a quella sul legame, soprattutto due teorizzazioni sono importanti: le alleanze inconsce e il patto denegativo. Con il libro su Le alleanze inconsce (2007), egli descrive le alleanze inconsce come formazioni psichiche intersoggettive costruite “dai soggetti di un legame per stabilire gli investimenti narcisistici oggettuali di cui hanno bisogno, i processi e le funzioni e le strutture psichiche che gli sono necessarie […] Le alleanze inconsce […] sono l’agente e la materia della trasmissione della vita psichica tra le generazioni e tra i contemporanei […] ognuno di noi è soggetto dell’inconscio per effetto delle alleanze inconsce” (pp. 224-225). Il gruppo, la famiglia, la coppia sono fondati – secondo Kaës – dalle alleanze inconsce, dai contratti narcisistici e dai patti che i membri stabiliscono inconsciamente e che sono parallelamente obbligati a mantenere.
Perfezionando la tesi di Piera Aulagnier sul contratto narcisistico, Kaës descrive il patto denegativo come un’alleanza inconscia fra i membri di una famiglia o di un’istituzione e in generale di un gruppo.
Il patto denegativo è basato su difese comuni come la rinuncia e il rifiuto, la rimozione comune di pensieri, desideri o di violenze. La sua finalità è quella di mantenere l’illusione dell’unità, la coesione del gruppo e il legame stesso, creando “zone di silenzio”, segreti e fantasmi non elaborati che vengono trasmessi transgenerazionalmente.
Una delle più chiare definizioni al proposito si deve proprio a Kaës (1993) che distingue tra trasmissione intrapsichica, intersoggettiva e transpsichica, definendo con chiarezza che quello che si trasmette tra i soggetti non è dello stesso ordine di quello che si trasmette “attraverso” di essi. Quest’ultimo, la trasmissione transpsichica, “suppone l’abolizione dei confini e dello spazio soggettivi” (Kaës, 1993, p. 38). La trasmissione intersoggettiva utilizza invece la mediazione dell’oggetto e l’esperienza della separazione. “Lo spazio originario dell’intersoggettività è il gruppo familiare (o più generalmente il gruppo primario) in quanto esso precede il singolo soggetto […] e i suoi elementi-soggetti stanno in rapporto di differenza e complementarietà” (Kaës, 1993, p. 37).
Lo spazio originario della trasmissione transgenerazionale è la famiglia, con i suoi effetti sul piano intrapsichico e su quello intersoggettivo o interpersonale.
Kaës era un uomo di grande curiosità, dotato di un pensiero rigoroso e molto coraggioso. Queste qualità lo hanno spinto ad esaminare aree diverse, come ad esempio il complesso del nonno, dove analizza la presenza emotiva e relazionale del nonno nella famiglia, ma soprattutto le dinamiche nella fratria, arrivando ad ipotizzare l’esistenza di un complesso fraterno.
Anche la realtà sociale è uno dei campi della sua riflessione. Ad esempio, la pandemia COVID-19 lo spinge a riflettere sulla questione delle trasformazioni degli spazi della realtà psichica in relazione con la realtà materiale biologica e ecologica, sociale e culturale.
Nel suo libro su Il malessere (2013) esamina l’idea di crisi della società contemporanea, in riferimento alla crisi dei processi identificatori. In questo libro Kaës introduce il concetto di crisi dei garanti metapsichici e meta sociali che secondo lo psicanalista francese sono i patti e gli interdetti fondamentali che strutturano non solo la vita psichica individuale ma anche la società, garantendo la continuità psichica e il legame sociale. La crisi e il cedimento di questi patti genera il malessere della società.
Infine nel libro L’estensione della psicoanalisi (2015), riflette su uno dei suoi apporti più creativi: la metapsicologia di terzo tipo. Egli indaga anzitutto il tema “se l’Inconscio sia solo di natura psicosessuale o se non sia anche, e congiuntamente, fondato nell’intersoggettività” e successivamente osserva come l’estensione della psicoanalisi abbia consentito l’apertura a dispositivi pluripsichici. Per lavorare in tali dispositivi abbiamo necessità di usare un’altra metapsicologia, diversa da quella freudiana.
Riprendendo la sua differenza tra diversi spazi psichici, Kaës (2001) sottolinea che “la realtà psichica del legame rimanda ad una realtà psichica senza soggetto”. Ed egli si interroga se “questo inevitabilmente porta come conseguenza che l’Inconscio del singolo soggetto dell’inconscio si collochi in un luogo ectopico o extratopico, in un topos esterno, impensabile per le categorie della metapsicologia costruita sulla cura classica e inaccessibile con gli strumenti abituali del suo metodo”.
È questo perciò il lascito più significativo di Kaës, l’ipotesi di una terza topica che si basa su “l’articolazione fra la realtà psichica comune e condivisa, il mondo interno del soggetto singolo e lo spazio del legame fra i soggetti”. È in questa articolazione che si forma il soggetto come soggetto dell’inconscio. Il soggetto perciò deve fare un doppio lavoro psichico, uno rivolto verso l’interno e l’altro rivolto verso l’intersoggettivo, fino a riguardare lo spazio sociale culturale.
Ci appare così la multidimensionalità della realtà e l’importanza che la nostra percezione e il nostro pensiero accettino tale multidimensionalità per comprenderla. Come Freud ha aperto le porte della nostra comprensione della realtà interna, così Kaës ha fatto l’analogo per la psiche di gruppo estendendo il concetto di realtà psichica inconscia a spazi psichici diversi da quelli del soggetto singolare.
Il pensiero di Kaës nell’area francese ha contribuito a quel processo di apertura che aveva trovato il maggiore rappresentante in Winnicott e la sua scoperta dello spazio transizionale, che non è soggettivo né oggettivo, né esterno né interno.
Ma lo stesso Kaës all’inizio del suo lavoro aveva condiviso il suo lavoro con Piera Aulagnier, per la quale l’altro, la madre, precede il soggetto e lo investe introducendolo all’ordine simbolico. Perfino il corpo per la psicoanalista italo-francese viene preceduto da un corpo immaginato dalla madre nel corso della gravidanza ed il corpo è un mediatore e una posta relazionale tra due psiche e tra la psiche e il mondo.
Un approccio multidimensionale e la teoria dell’inconscio politopico e del legame ci permettono di comprendere nuove patologie o meglio di dare nuova luce a vecchie patologie, ma soprattutto di fornirci di nuovi strumenti per affrontarle.
Kaës inseguiva e rendeva possibile l’utopia e il suo ultimo libro si intitola significativamente: “Utopie. Il lavoro dell’inconscio, catastrofe e desiderio di cambiamento” ( Franco Angeli, 2026).
Partendo dalle concezioni filosofiche di Tommaso Moro e Campanella, Kaës esamina l’origine e l’utilità dell’utopia sul piano sociale e clinico, rivelandone la natura di potente meccanismo di difesa. L’utopia nasce come il risultato di un processo di mentalizzazione che trasforma fantasie inconsce in rappresentazioni comunicabili e condivise. Essa deriva dal lavoro psichico di trasformazione fra l’inconscio e il corpo e il gruppo.
La posizione utopica si fonda su un ideale di cambiamento oscillando fra spazio potenziale e ragione delirante.
Nella sua natura paradossale la clinica insegna che l’immaginazione utopica può essere un mezzo di grande trasformazione interiore.

Per gentile concessione della casa editrice Franco Angeli, alleghiamo l’introduzione di René Kaës al suo ultimo libro: “Utopie. Il lavoro dell’inconscio, catastrofe e desiderio di cambiamento”.
Kaes R._Introduzione_tratto da Utopie (Ed. , 2026).pdf
Bibliografia
Aulagnier, P. (1985). Naissance d’un corps, origine d’une histoire. 4e Rencontres psychanalytique d’Aix en Provence. In: McDougall J. Gachelin G., Aulagnier P., Marty P., Kaës inseguiva e rendeva possibile l’utopia, come è il titolo del suo ultimo libro, di cui riporto l’introduzione per gentile concessione della Franco Angeli
Loriod J., Cain J., Corps et histoire. Paris, Les Belles Lettres, 1986.
Joubert, Ch. (2022). Plurisubjectivité, transferts et processus associatifs en psychanalyse de couple et famille. In: Jaitin R. (ed.), Les apports de René Kaës à la psychanalyse de couple et de famille. Lyon: Chroniques Sociales.
Joubert, C. (2026). “Alcuni concetti della teoria di René Kaës applicati alla psicoanalisi di coppia e famiglia”, Interazioni, 1-2026/63, pp. 219-232, (aprile 2026).
Kaës, R. (1993). Introduzione al concetto di trasmissione psichica nel pensiero di Freud. In: Kaës R., Faimberg H., Enriquez M., Baranes J.J., Trasmissione della vita psichica tra le generazioni. Roma, Borla, 1995.
Kaës, R. (2001). “Il concetto di legame”, Ricerca Psicoanalitica, 2001, XII, 2.
Kaës, R. (2002). La polifonia del sogno. Roma, Borla, 2003.
Kaës, R. (2007). Un singolare plurale. Roma, Borla, 2007.
Kaës, R. (2008). “Définition et approches du concept de lien”, Adolescence, 2008/3, 65:763-780.
Kaës, R. (2009). Le alleanze inconsce. Roma, Borla, 2010.
Kaës, R. (2012). Il malessere. Roma, Borla, 2013.
Kaës, R. (2015). L’estensione della psicoanalisi. Milano, FrancoAngeli, 2016.
Kaës, R. (2024). Utopie. Milano, FrancoAngeli, 2026.
Nicolò, A.M. (2016). Introduzione all’edizione italiana. In: Kaës R., L’estensione della psicoanalisi. Milano, FrancoAngeli.
Nicolò, A.M. (2022). Reflexions sur la polyphonie du rêve: à partir de la pensée de René Kaës. In: Jaitin R. (ed.), Les apports de René Kaës à la psychanalyse du couple et de famille. Lyon, Chronique sociale.
Nicolò, A.M. (2026a). Editoriale “René Kaës: il maestro”, Interazioni, 1-2026/63, pp. 7-13. Milano, FrancoAngeli (aprile 2026).
Nicolò, A.M. (2026b). “René Kaës: il maestro”. Numero monografico della rivista Interazioni, 1-2026/63. Milano, FrancoAngeli (aprile 2026).
Note
[1] Questo lavoro è una ristrutturazione dell’Editoriale (Nicolò, 2026a) del numero monografico “René Kaës: il maestro” della rivista Interazioni (1-2026/63, aprile 2026).
[2] L’“holding onirico familiare”, attivo nella terapia familiare, è il risultato di un processo regressivo a un livello arcaico, attraverso il quale la psiche di uno dei membri della famiglia “si riversa senza ostacoli nella psiche degli altri” (Joubert, 2022; 2026, p. 225).