La Cura

Incontrare la psicoanalisi in biblioteca: un’esperienza di outreach. Giorgio Bambini, Chiara Ghetti, Maria Moscara

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Incontrare la psicoanalisi in biblioteca: un’esperienza di outreach. Giorgio Bambini, Chiara Ghetti, Maria Moscara
Alfred Sisley, L’alluvione a Port-Marly, 1872

Parole chiave: outreach, Psicoanalisi nel sociale e nelle emergenze, Seminari Clinici di Gruppo, trauma collettivo.

Gli Autori presentano un’esperienza di intervento psicoanalitico di gruppo effettuato nel periodo post alluvione che ha coinvolto la Romagna nell’estate del 2023 e mostrano come gli strumenti psicoanalitici siano utilizzabili nelle fasi post-emergenza di eventi catastrofici che coinvolgono una collettività.

Incontrare la psicoanalisi in biblioteca: un’esperienza di outreach[1]

Giorgio Bambini, Chiara Ghetti, Maria Moscara

L’esperienza che presentiamo si colloca tra i possibili interventi oltre il divano che promuovono la conoscenza degli strumenti psicoanalitici attraverso occasioni di sperimentazione diretta delle loro potenzialità contenitive e trasformative del dolore, consentendo una nuova apertura creativa.

La qualità esperienziale può sollecitare profondamente la curiosità e l’interesse verso i concetti e i trattamenti psicoanalitici, producendo un sensibile effetto di outreach.

Come Gruppo “Psicoanalisi nel sociale e nelle emergenze” del Centro Psicoanalitico di Bologna (CPB) (https://www.cepsibo.it/index.php/cura-e-ricerca/gruppo-psicoemergenze) abbiamo realizzato diverse esperienze con gruppi di persone coinvolte in situazioni traumatiche in seguito a catastrofi naturali, con professionisti sanitari e sociali che, oltre ad essere stati coinvolti nella stessa esperienza traumatica, erano sottoposti a condizioni di forte stress lavorativo avendo continuato a svolgere le proprie funzioni di cura negli specifici ambiti professionali (Crisci e Al. 2013; Ghetti e Moscara 2017).

Tra trauma collettivo e trasformazione

Nelle emergenze collettive, siano esse causate da calamità naturali quali inondazioni e sismi, oppure da catastrofi causate dall’uomo (come gravi incidenti, attentati, crolli, eccidi ecc.), l’intervento psicoanalitico si misura con un compito che travalica il setting tradizionale. Quando un evento traumatico colpisce una collettività, non assistiamo solo alla sommatoria di sofferenze individuali, ma alla lacerazione del tessuto connettivo di un’intera comunità.

Diversamente dalle esperienze traumatiche che coinvolgono un singolo o un piccolo gruppo di persone, l’evento traumatico collettivo demolisce le infrastrutture fisiche e con esse gli assunti impliciti della vita e della socialità: la solidità del suolo, la presenza delle istituzioni, il senso di continuità con la vita precedente, il senso del futuro. Ci troviamo di fronte a una perdita multipla e condivisa dove gli stessi soccorritori e le reti di prossimità sono a loro volta danneggiati, togliendo risorse alla solidarietà sociale, risorsa primaria per la resilienza.

L’intervento psicologico deve perciò articolarsi secondo una temporalità strategica. Nell’immediato post-evento la messa in sicurezza e il primo soccorso risultano indispensabili, in una seconda fase ci si occupa della normalizzazione delle reazioni, la sfida cruciale per rigenerare il tessuto relazionale e sociale si focalizza durante il percorso di ricostruzione a medio e lungo termine, è in questa fase che riteniamo che l’assetto psicoanalitico possa essere prezioso.

In questa terza fase trova spazio il progetto che illustriamo, per il quale abbiamo adottato il dispositivo dei Seminari Clinici di Gruppo (SCG) (Ferruta 2019 a; 2019 b; 2023), con opportuni adattamenti mirati.

Ascolto psicoanalitico in biblioteca

Nell’estate del 2023, a tre mesi dall’alluvione che aveva colpito due volte la Romagna, la responsabile di una Biblioteca comunale ci ha chiesto sostegno per un gruppo di frequentatori profondamente provati dall’allagamento delle proprie case, dalla perdita dei riferimenti collettivi e dal paesaggio stravolto. La biblioteca stessa era stata gravemente colpita.

Come già avvenuto per altre calamità a partire dal terremoto in Emilia nel 2012, abbiamo messo a disposizione gli strumenti psicoanalitici e la nostra esperienza di conduzione di gruppi in situazioni di trauma collettivo (Crisci e Al. 2013; Ghetti e Moscara 2017).

E’ stato costruito un progetto sperimentale analizzando la domanda e definendo un setting di incontri mensili della durata di 1 ora e 30, in piccolo gruppo, sul modello dei SCG, per accogliere i pensieri associativi di ciascun partecipante, a partire ogni volta da un brano letterario scelto e letto ad alta voce dalle bibliotecarie che hanno promosso l’iniziativa. La loro competenza di animazione di gruppi di lettura si è intrecciata sinergicamente con la nostra esperienza di conduzione psicoanalitica per costruire un contenitore gruppale capace di ospitare le angosce e favorirne il processo trasformativo.

Nel primo dei cinque incontri in cui si è sviluppato il percorso, l’atmosfera oscillava tra sfiducia e speranza. La lettura di un brano sulla siccità (Buck 1978) ha fatto emergere vissuti disperati, sentimenti di impotenza, racconti di case invase da un metro e mezzo d’acqua, libri distrutti e il vissuto estraniante di vedere altri mettere le mani nelle proprie cose. Larabbia verso l’indifferenza delle istituzioni si concentrava sulla ricerca di un responsabile del disastro cui far pagare tutto. Abbiamo letto questi movimenti come una reazione vitale al trauma, poi il gruppo ha riflettuto sulla giusta distanza nei legami a partire dal senso di invasione per le persone ospitate in casa propria, alla percezione della lontananza delle autorità, da altri sentite invece soccorrevoli e vicine.

Già nel secondo incontro gli interventi hanno toccato punti più intimi, lo smarrimento per i riferimenti spaziali modificati e il senso di morte nella città sommersa dalle macerie. Le letture di Seneca, a cura di Vottero (1989) e Fenoglio (2023) sulla potenza distruttiva e rinnovatrice dell’acqua hanno stimolato riflessioni sulla rottura del rapporto con il fiume, prima amico e ora traditore. Alla rabbia si è affiancata una nota depressiva legata al senso del limite e alla vergogna per la condizione di bisogno materiale: vestire abiti usati o mangiare alla Caritas. Qualcuno ha parlato di precedenti esperienze luttuose di fallimento, o ha confessato sentimenti di rivalsa verso chi non era stato alluvionato.

Il terzo incontro ha segnato la nascita di un pensiero creativo. Attraverso la sollecitazione della poesia (Szymborska 2012, Caproni 1975, Calandrone 2020, Romano 2023) il gruppo ha riflettuto sulla solidarietà nata nell’emergenza. Una partecipante ha parlato del passaggio a una quarta fase: la ricostruzione e il desiderio di trasformare la rabbia in qualcosa di positivo. Si è parlato della rabbia non come sentimento da soffocare, ma scintilla per creare, ad es. organizzare una mostra fotografica e nuovi gruppi di lettura, o semplicemente scrivendo con i figli un diario delle emozioni. Un aneddoto su un frigorifero americano, con il dispenser esterno dell’acqua fresca comprato con i fondi di emergenza, è diventato simbolo della possibilità di canalizzare nuovamente le acque e la vita.

Il quarto incontro ha dato voce a chi era rimasto in silenzio. Brani di Bianciardi (1962) e Hesse (1975) hanno favorito riflessioni sulla solitudine e sul lutto, evidenziando come il gruppo stesse aiutando a comprendere che nessuno si salva da solo. È emersa anche una critica al consumismo e all’accumulo di oggetti, contrapposta agli esempi di solidarietà generosa di accordatori di pianoforti e restauratori che offrivano il loro lavoro pro bono per ricostruire il tessuto culturale della città.

L’ultimo incontro, prossimo al primo anniversario del disastro, si è concentrato sul tempo necessario per curare le ferite e sull’elaborazione della fine del percorso. Partendo dalla lettura di C’è un tempo per ogni cosa (Buchholz 2020), testo illustrato ispirato ai versi biblici del Qohélet, la condivisione di pensieri e piccoli gesti conviviali ha permesso anche a un soccorritore, fino ad allora silenzioso, di esprimere il proprio vissuto di solitudine e la preoccupazione per la fragilità dei volontari, spesso impreparati a gestire centinaia di persone disperate, compreso chi tra loro ha affrontato crisi personali significative.

Riflessioni sul metodo

La scelta di costruire un setting ispirato al SCG è stata motivata dalla sua funzione di contenitore in grado di accogliere aspetti traumatici e al contempo sollecitare il pensiero trasformativo, in un processo di ricerca e costruzione di senso. L’utilizzo di testi letterari proposti dalle bibliotecarie è sembrato interessante in quanto offriva contenuti solo apparentemente neutri su cui tessere fili associativi.

I SCG (Ferruta 2019 a, 2019 b; Ferruta e Perletti 2023) non sono gruppi di terapia, rappresentano un’evoluzione della psicoanalisi applicata a contesti sociali, dove l’obiettivo è la funzione del gruppo come apparato per pensare il trauma.

Ispirandoci alla tradizione bioniana (Bion 1962) e post-bioniana e alla psicoanalisi francese di Kaës (1993) e Anzieu (1985), fondiamo il nostro intervento su tre pilastri tecnici:

– l’holding gruppale: il gruppo funge da pelle psichica, accogliendo quei frammenti di angoscia che il singolo individuo non riesce a tollerare

– la funzione di porta parola: ogni voce non esprime un sintomo individuale, ma si fa carico di una parte del vissuto collettivo

– dall’elemento beta all’alfa: compito principale è facilitare nel gruppo la metabolizzazione delle sensazioni grezze e i terrori senza nome (elementi beta) favorendone la trasformazione in parole, pensieri e narrazioni (elementi alfa) favorendo la funzione gruppale gamma(Corrao 1981, 1985).

Per esplicitare la specificità dei SCG, che abbiamo già utilizzato in contesti sanitari, educativi e sociali (Ghetti e Al 2021; 2022), possiamo definirla per via negativa: non è supervisione tradizionalmente intesa, né terapia di gruppo dei curanti. È piuttosto un luogo dove le emozioni dei partecipanti diventano fonte di conoscenza in risonanza con l’inconscio del paziente, o, in questo caso, del territorio ferito.

I conduttori non sono osservatori neutrali; abitano una posizione concava (Bolognini, 2006) praticando quella che chiamiamo rêverie di gruppo. Con le cinque dimensioni identificate da Ferruta –Costruire il setting, Ascoltare, Patire, Associare e Configurare- gli analisti aiutano il gruppo a ospitare l’eterogeneo, dare forma al flusso emotivo, espandere la capacità del contenitore psichico.

In questo spazio il processo associativo permette di fluidificare la rigidità e ripetitività traumatica permettendo a contenuti inconsci non accettati di essere sognati.

Indicatore positivo del lavoro è spesso una sensazione quasi fisica: un senso di leggerezza e sollievo condivisi che si provano al termine degli incontri, segno di una buona digestione psichica, di riattivazione di una funzione auto-curante che permette al sopravvissuto di sperimentare la propria reazione come risposta normale a un evento catastrofico. In definitiva il gruppo è luogo e strumento stesso della cura, capace di ricomporre un nuovo mosaico dai frammenti prodotti dal trauma.

I SCG, con il loro dispositivo all’apparenza “semplice” (Ferruta, 2019 a, 2019 b), permettono di incontrare altre Istituzioni finalizzate alla cura e all’assistenza favorendo la costruzione o ricostruzione di reti sociali (Moscara e Al. 2003). Nell’esperienza descritta la Biblioteca comunale con il suo portato storico di luogo significativo per la comunità sociale, portatore di un’importante esperienza professionale e di competenza nel tessere e mantenere relazioni significative con le persone del proprio territorio e con l’Ente di appartenenza (il Comune) ha potuto svolgere una funzione di trait d’union tra il singolo cittadino e l’Istituzione che può essere vissuta come molto lontana e matrigna in momenti ad elevata traumaticità alimentando vissuti di abbandono, solitudine e rivendicazione che possono ostacolare il processo elaborativo individuale e di gruppo.

Come Gruppo Psicoanalisi nel sociale e nelle emergenze del CPB abbiamo utilizzato questo dispositivo sia nella fase post acuta di eventi emergenziali (Crisci e Al. 2013) sia in contesti professionali sanitari e sociali (Ghetti e Al. 2021; Ghetti e Al., 2022). Nel costruire una prassi ci è sembrato particolarmente utile, successivamente alla conduzione dei SCG, condividere le emozioni e i pensieri dei due conduttori con il gruppo dei colleghi. Abbiamo considerato questa condivisione un’ulteriore occasione di elaborazione del materiale emerso durante il SCG e come processo per promuovere la nostra autoformazione.

Riflessioni sui contenuti

L’evoluzione emotiva del gruppo ha mostrato passaggi cruciali.

La rabbia iniziale, legata all’impotenza, al senso di perdita e di tradimento, ha lasciato gradualmente spazio a un sentimento di tristezza più integrato, nota depressiva che ha aperto al principio di realtà e al senso del limite, permettendo l’espressione anche del difficile vissuto della vergogna per la propria condizione di estremo bisogno e passiva dipendenza (sfollati, in coda per la mensa, con abiti usati ecc.).

La riconoscenza e la solidarietà, manifestatesi prima in sordina, hanno poi preso vigore, favorendo l’espressione di desideri di ricostruzione e sollecitando la trasformazione creativa: progetti artistici, mostre, libri, momenti di scrittura condivisi in famiglia.

Alcuni partecipanti hanno potuto reinterpretare i propri lutti passati, come la perdita di una persona cara o il fallimento di una impresa, alla luce dell’esperienza attuale, dando un nuovo senso al dolore.

L’elaborazione con il gruppo Psicoanalisi nel sociale e nelle emergenze ha sollecitato ulteriori approfondimenti, rilevando la funzione enzimatica assunta dalle bibliotecarie che, radicate nel territorio, hanno colto le necessità di ascolto ed elaborazione dell’esperienza traumatica, avviando il processo ed hanno assolto una sorta di funzione sacerdotale attivandosi subito dopo l’alluvione per salvare il patrimonio librario e la sede della biblioteca, vestali di un bene comune con finalità sociale e culturale rigenerativa.

I testi sono stati utilizzati come mediatori di relazione e di ascolto reciproco, come accade nei gruppi di lettura in istituzioni di cura (Capillo 2022) o in ambiti educativi; Freud stesso (1906) segnalava la capacità degli scrittori di percepire e descrivere gli aspetti inconsci (Federici 2026). La potenza evocativa dei brani letti ci è sembrata analoga a quella dei sogni, capaci di offrire scenari in cui gli elementi del trauma – come il fango e l’acqua – hanno mostrato la loro profonda ambivalenza di forze distruttrici ma anche, potenzialmente, portatrici di vita, potendo essere capaci di fertilizzare e irrigare. In ogni incontro i contenuti e personaggi dell’esperienza e del mondo interno dei partecipanti hanno giocato la propria parte in una trama di gruppo, mostrando la fragilità umana ma anche la possibilità di far rinascere la vita (come nei libri germogliati dell’artista Ballestracci, 2023) e di rimuovere il fango interiore che incrosta i pensieri e soffoca la creatività.

“pare che la Madonnina di un pilastrino posto sulla strada si sia salvata

perché ha galleggiato sulle acque”

Bibliografia

Anzieu D.: (1985), L’Io pelle, Borla, Roma, 1987

Ballestracci C.: 21 /11/2023, https://www.youtube.com/watch?v=vwqGtYXkr2A

Bianciardi L.: La vita agra, Rizzoli, Milano, 1962

Bion W. R.: (1962), Apprendere dall’esperienza, Armando Editore, Roma, 2006

Bolognini S.: “The profession of ferryman: Considerations on the analyst’s internal attitude in consultation and in referral”. Int. J. Psychoan., vol. 87, part 1, 25-42, 2006

Buchholz Q.: C’è un tempo per ogni cosa, Beisler, Roma, 2020

Buck Pearl S. La buona terra, Mondadori, Milano, 1978

Calandrone M. G.: Al mondo vero, in “Poesia”, n 7-8.2020

Capillo S.: 6/4/2022, https://www.exposalutementale.it/la-biblioteca-di-quartiere-il-fiore-del-deserto/

Caproni G.: L’idrometra, in: Caproni G: Il muro della terra, Garzanti, Milano, 1975

Corrao F.: (1981), Struttura poliadica e funzione gamma. in: Orme, vol. II. Raffaello Cortina, Milano, 1998

Corrao F.: (1985), Funzione analitica del piccolo gruppo. in Orme, vol. II. Raffaello Cortina, Milano, 1998

Crisci A. M., Bambini G., Donati S., Ghetti C., Martelli M., Rulli R.: Dopo il terremoto: riappropriazione soggettiva del dolore attraverso l’esperienza di gruppo. Seminario letto al Centro Psicoanalitico di Bologna, 12 dicembre 2013

Federici D.: 2/2/2026 Psicoanalisi e Letteratura: Un incontro fecondo, a cura di: Daniela Federici https://share.google/TYFZd5nOBtcpgpcJe

Fenoglio S.: Uomini e fiumi. Storia di una amicizia finita male, Rizzoli, Milano, 2023

Ferruta A.: (2019 a), La funzione curante. Borla, Roma

Ferruta A.: (2019 b), Beyond supervision: Clinical Group Seminars as Psychoanalytic Experience. In: Eizirik e Foresti G. eds. Psychoanalytic Ideas and Application Series. IPA, Routledge, London and New York

Ferruta A., Perletti C.: Developments of the Project “An Open Shutter” Clinical Group Seminars at Civico Zero, a day center for minors migrants managed by Save the Children in Milan, Italy, 2023 IPA Congress in Cartagena

Freud, S.: (1906), Il delirio e i sogni nella “Gradiva” di Wilhelm Jensen, OSF vol. 5, Boringhieri, Torino

Ghetti C., Moscara M.: “Aver cura di chi cura”, relazione letta nel Corso di Formazione “Squadra di psicologi dell’emergenza dell’Ordine dell’Emilia-Romagna” organizzato dall’Ordine degli Psicologi dell’Emilia Romagna, Bologna 1-4-2017

Ghetti C., Grazian N., Rulli R., Scardovi A.: Il medico, il paziente e l’analista. L’ascolto psicoanalitico al servizio del rapporto medico-paziente. Seminario letto al Centro Psicoanalitico di Bologna, 16 Dicembre 2021

Ghetti C., Grazian N., Rulli R., Scardovi A.: La solitudine del curante. L’ascolto psicoanalitico al servizio del rapporto medico-paziente. Relazione presentata al Congresso SPI, Napoli, Giugno 2022

Hesse H. (1951), Siddhartha, Adelphi, Milano, 1975

Kaës R.: (1993), Il gruppo e il soggetto del gruppo. Borla, Roma, 1994

Moscara M., Negri E., Amonini L., Brozzi M., Diacci L., Iemmi M.: “Salute Mentale e Reti Sociali. L’esempio dell’Area Semiresidenziale”. In: R. Pellegrino e L. Tagliabue (a cura di): “Memoria, Identità, Innovazione. La pratica clinica nel Servizio Salute Mentale di Reggio Emilia”. Editore Libreria del Teatro, Reggio Emilia, 2003.

Romano L.: Come i poveri si separano, in: Costellazione parallela. Poetesse italiane del Novecento: Leardini I. (a cura di), Vallecchi, Firenze, 2023, pp 88-89

Seneca Lucio Anneo: Questioni naturali, (a cura di) Vottero D., Unione tipografico-editrice torinese, Torino, 1989 (Trad. italiana a fronte)

Szymborska W.: Lo specchio, in “Basta così”, traduzione di De Fanti S., a cura di Krynicki R., Adelphi, Milano, 2012

http://www.bibliotecatrisi.it/Archivio-eventi/2023/Leggere-Ascoltarsi-Ritrovarsi-vivere-emozioni-difficili-in-un-territorio-fragile

http://www.bibliotecatrisi.it/content/search?SearchText=leggere+ascoltarsi+ritrovarsi&SubTreeArray%5B%5D=5380

Del Gruppo Psicoanalisi nel sociale e nelle emergenze del Centro Psicoanalitico di Bologna fanno parte: Elena Arigoni, Giorgio Bambini, Maria Cristina Calzolari, Chiara Ghetti, Manuela Martelli, Maria Moscara (attuale referente), Rosanna Rulli.

https://www.cepsibo.it/index.php/cura-e-ricerca/gruppo-psicoemergenze


[1] Sintesi modificata della relazione <Può essere utile la psicoanalisi in emergenze su larga scala? Una sfida della contemporaneità> presentata al XXII Congresso SPI, Panel V2, Genova, 21-24 maggio 2026

Incontrare la psicoanalisi in biblioteca: un’esperienza di outreach. Giorgio Bambini, Chiara Ghetti, Maria Moscara Monica Castellini

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