Parole chiave: Romanzo giallo, Triangoli, Scambismo, Plasticità cross-mediale
“A LOVE SUPREME” di Marcello F. Turno, Alpes, 2025
Recensione di Maurizio Guarnieri
“A love supreme” è un romanzo giallo, poliziesco, che si svolge nell‘ambiente dello scambismo, una pratica adottata da coppie che teorizzano l’inevitabilità del tradimento e pertanto, in questo modo, evitano l’infedeltà poiché’ tutto avviene in modo condiviso e consapevole. È un’attività che serve a superare la gelosia perché il tradimento viene vissuto da entrambi e contemporaneamente: viene, in questo modo, controllata la triangolarità e così si evita di creare una coppia che escluda un terzo. Inoltre, il fine ultimo è quello di fare in modo che, nonostante i rapporti che i due coniugi abbiano con estranei, la coppia rimanga unita. Può succedere, come in questo romanzo, che qualcuno venga meno alla regola “tradire allo scoperto” e si formi una nuova coppia che escluda uno dei partners originari e quindi si torni alla situazione del tradimento classico con le conseguenze che questo comporta; a questo proposito torna alla mente il caso Casati –Stampa una vicenda che suscitò molto clamore: il marchese Casati Stampa spingeva la moglie ad avere rapporti sessuali occasionali mentre lui si limitava ad osservare e a scegliere giovani di bell’aspetto che pagava e a fotografare i giochi erotici della moglie con gli sconosciuti; naturalmente era escluso qualsiasi coinvolgimento affettivo da parte della donna. La marchesa, tuttavia, ad un certo punto si innamora di un giovane studente scatenando la gelosia del marito che prima uccide moglie ed amante e poi si suicida. Nel romanzo “A love supreme” di Marcello Turno vediamo un “millefoglie di triangoli”; ci sono due triangoli formati da Nic, il primo è formato da lui, la collega e il marito della collega, il secondo da lui, Dora e lo zio di lei Silvio, e poi vi sono due triangoli nell’ambiente dello scambismo. In tutte queste situazioni evidentemente c’è un terzo che di volta in volta vive in modo diverso il sentimento di esclusione. Nell’ambito di una seduta analitica emergono all’ improvviso dei dati che possono riguardare sia Nic che l’assassino: il sentimento di esclusione, il sentimento di vendetta e il passaggio all’azione. Vi è inoltre una sorta di transfert, un soggetto che fa parte di una coppia si identifica con l’uomo di un’altra coppia, e vede la propria donna nella compagna dell’altro e vuole capire attraverso loro la dinamica che riguarda il proprio rapporto, viene trasferita una dinamica relazionale da un rapporto ad un altro, e nello stesso tempo vengono rivolti i sentimenti nati nella situazione che appartiene a quella degli estranei.
Vi è una collaborazione straordinaria tra Nic e Dora. Dora è un’antropologa forense non vedente che ha sviluppato una notevole sensibilità tattile. Per la cosiddetta “plasticità cross-mediale” un senso si sviluppa o si affina per compensare la riduzione o la perdita di un altro senso; nel caso di Dora, per la cecità, le aree deputate alla vista non rimangono inattive ma vengono “reclutate” per elaborare informazioni provenienti dall’udito e dal tatto così migliora la consapevolezza spaziale, la capacità di movimento e di indipendenza ma anche “sentire i colori”, “vedere i suoni”, gustare le forme” ecc. Nic invece ha una spiccata capacità di mettersi nei panni dell’assassino, si identifica con lui, si immedesima e cerca di immaginare i suoi pensieri, di vedere con i suoi occhi, muoversi fantasticando sulle sue azioni e sulle sue reazioni: “vivere le sensazioni di uno sconosciuto”. A un certo punto Nic dice “mi sento il carnefice”. Pertanto, utilizza fantasie, intuizioni, dati empirici, ipotesi, deduzioni, ricostruzioni a partire da dettagli e riesce a tratteggiare il profilo di personalità dell’assassino nonché un’ipotesi di come si siano svolti i fatti che poi dovrà essere confermata o meno. Dora, nel caso della vicenda del romanzo, riesce con le mani a ricostruire il volto della vittima fornendo una sorta di identikit. Entrambi vivono nel “buio”: Dora in quello dovuto alla sua cecità, Nic è immerso in quello della depressione dovuta ad un disturbo post-traumatico per il quale è in analisi da tre anni e soffre a causa di sintomi quali allucinazioni visive, dissociazioni, discontrollo degli impulsi, impotenza. Un lutto non elaborato, una vicenda che lo fa sentire in colpa e che torna frequentemente alla sua mente.
Nella parte finale del romanzo Marcello Turno crea due sorprese spettacolari ed un finale veramente sorprendente. È un romanzo giallo, noir, con delle trovate letterarie notevoli, tutta la storia ha come colonna sonora “A love supreme” un pezzo di John Coltrane: le quattro sezioni della suite rimandano a una specie di cammino spirituale, hanno una forte connotazione drammaturgica, ognuna di loro contribuisce a creare un clima di tensione per poi raggiungere una distensione finale. “A love supreme” è una sorta di mantra che viene ripetuto più volte nella composizione e tutto ciò ha a che fare con la storia raccontata nel romanzo, ascoltando questo pezzo dice Merryday: “E’ la musica di una crisi. Interiore, spirituale. C’è tanta sofferenza, vero Nic?”. Così come ci può essere un amore supremo ci può essere un odio supremo, si tratta di sentimenti assoluti che portano ad estremizzare, a idealizzare, ad aspirare alla “purezza” e a volte ad agire sino alla violenza. Dice l’analista: “Venere si genera dalla spuma del mare non dal rapporto tra due esseri umani o divinità olimpiche. È il prodotto della castrazione di Urano…Rappresenta un ideale di donna puro, incontaminato, che non nasce da un atto sessuale”. Riferendosi ad uno dei personaggi della vicenda aggiunge: “…questa donna è un essere intoccabile, irraggiungibile. Probabilmente immaginato”.