Cultura e Società

“La Ragazza con la Leica” di Alina Marazzi. Recensione di Flavia Salierno

Recensioni Cinema
"La Ragazza con la Leica" di Alina Marazzi. Recensione di Flavia Salierno

Parole chiave: Guerra, pulsione di morte

Autrice: Flavia Salierno

Titolo: “La Ragazza con la Leica”

Dati sul film: regia di Alina Marazzi, 2026, Italia, Svizzera, Germania, Francia, 116’

Genere: drammatico

83 Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

Film dapertura della sezione Orizzonti, in concorso.

“Per far riaffiorare qualcosa, bisogna scavare nella memoria”.

Questa la frase che torna, nel corso del film, come si ripetono le immagini di repertorio e le fotografie d’epoca. A testimonianza di come venga dato risalto a quanto di prezioso resti, nel ricordare elementi e fatti che hanno determinato il corso della storia. Di quella di un’epoca e, di conseguenza, la storia individuale di ciascuno di noi. Già avevo amato il romanzo, e col film ho apprezzato ancor più l’accento che viene messo su un femminile che faticava a esprimersi in un momento storico in cui era il maschile a predominare. Una donna libera, Gerda Taro, la protagonista di questa trama. “La ragazza con la Leica, appunto. Il film di Alina Marazzi tratto dall’omonimo romanzo di Helena Janeczek, racconta infatti la breve vita di Gerda Taro, giovane fotografa tedesca di origine ebraica, costretta a lasciare la Germania nazista e destinata a diventare una delle prime grandi fotoreporter di guerra. Malgrado ci si ostinasse all’epoca a considerarla solo come la compagna del celebre fotografo Robert Capa, il film, come il romanzo, non presenta Gerda in questa veste, ma come una donna indipendente, coraggiosa e politicamente impegnata. La fotografia diventa per lei uno strumento per raccontare la realtà e, allo stesso tempo, una forma di partecipazione alla lotta contro il fascismo. La sua sessualità libera, la sua bellezza data anche dalla giovane età, il suo entusiasmo e la passione per l’impegno civile e politico, emozionano e coinvolgono lo spettatore nel film e il lettore nel romanzo.

Romanzo e film utilizzano però linguaggi diversi. Nel libro la figura di Gerda emerge soprattutto attraverso i ricordi e i diversi punti di vista delle persone che l’hanno conosciuta, creando un ritratto frammentato, simile a una serie di fotografie. Il film concentra maggiormente la vicenda intorno a Gerda, intrecciando passato e presente e trasformando in immagini cinematografiche i suoi amori (“poliamori” verrebbero chiamati oggi), le amicizie, l’esilio e la passione per la fotografia. In entrambi, romanzo e film, comunque, Gerda appare come il simbolo di una generazione di giovani europei che negli anni Trenta cercò di opporsi alla diffusione del fascismo e del nazismo.

Lo sfondo storico è la Guerra civile spagnola (1936-1939). Il conflitto iniziò quando una parte dell’esercito, guidata tra gli altri dal generale Francisco Franco, si ribellò contro il governo repubblicano. La Spagna si divise così tra repubblicani, sostenuti anche dalle Brigate Internazionali, e nazionalisti, appoggiati dalla Germania nazista e dall’Italia fascista. La guerra terminò con la vittoria di Franco e l’instaurazione della sua dittatura.

In “Considerazioni attuali sulla guerra e la morte” (1915), scritto durante la Prima guerra mondiale, Freud riflette sulla disillusione prodotta dal conflitto e sul ritorno della violenza che la società civilizzata sembrava aver contenuto. Gerda Taro si trova immersa nella violenza della Guerra civile spagnola, ma invece di distogliere lo sguardo decide di documentarla. La fotografia diventa così un modo per confrontarsi con la distruzione e con la morte, trasformando l’esperienza della guerra in testimonianza. Se in Freud il conflitto costringe l’uomo a riconoscere ciò che la civiltà tende a rimuovere, la persistenza della violenza e l’ineluttabilità della morte, in Gerda questo riconoscimento assume la forma concreta della testimonianza. Fotografare significa sottrarre la guerra all’astrazione, restituendo un volto e una presenza alle sue conseguenze. La fotografia diventa così non soltanto documentazione storica, ma un modo di confrontarsi con la distruzione e con la morte, trasformando l’esperienza della guerra in memoria e testimonianza.

Gerda compie la scelta più complessa. Quella di andare in Spagna per documentare il conflitto direttamente sul fronte. Proprio qui, nel 1937, perde la vita a soli 26 anni. Così la Leica diventa il simbolo del suo desiderio di libertà e della volontà di testimoniare ciò che accade davanti ai suoi occhi. Avrebbe potuto mettersi al riparo, esprimendo la sua arte diversamente, assicurandosi un futuro più al sicuro. Invece si spinge verso il pericolo, nel desiderio di documentare la guerra.

Fornari sostiene che chi va in guerra si sente spinto non da una necessità d’odio, ma da una necessità d’amore (Fornari, 1966). E proprio intorno all’amore ruota il film. L’amore per la vita, l’amore per l’amare senza etichette, l’amore per l’impegno civile. L’amore per l’arte, anche quella di vivere. L’amore per la persona con la quale avere per sempre un legame indissolubile, anche di fronte alla morte.

Nel film Gerda Taro si espone alla guerra come adesione affettiva e ideale a qualcosa che sente di dover difendere.

La lunga e continua carrellata di fotografie dell’epoca, le celeberrime fatte da Capa e, più in sordina perché nascosta dalla fama di lui, dalla stessa Taro, rendono ancora più preziosa la visione del film. Ritraggono la guerra, i morti, i fucili, la disperazione. Ma anche la passione del popolo a difesa della libertà.  Alcune diventate famose nel mondo. Poi ci sono quelle che lasciano impresse sulla pellicola la bellezza della fotoreporter e dell’amore col compagno di vita e di morte. Entrambi infatti cadono sui terreni di battaglia.

Gerda fotografa la morte degli altri avvicinandosi sempre di più alla sua stessa. “C’è una strana colpa”, dice nel film, “nel fotografare i morti. Io cerco la vita, non la morte, nel ritrarli. La vita che c’è stata fino a quel momento”.

E, nel vedere impresso il suo sorriso, l’occhiolino alla macchina fotografica che fissa l’istante per sempre, è proprio la vita che resta. Anche là dove lo sfondo è la guerra, la morte.

Bibliografia

Fornari, F. (1966). Psicoanalisi della guerra. Milano: Feltrinelli.

Freud, S. (1976). Considerazioni attuali sulla guerra e la morte. In Opere di Sigmund Freud (Vol. 8). Bollati Boringhieri. (Opera originale pubblicata nel 1915). Janeczek, H. (2017). La ragazza con la Leica.

“La Ragazza con la Leica” di Alina Marazzi. Recensione di Flavia Salierno Monica Castellini

Ti potrebbe interessare...