Cultura e Società

Freud, l’isteria e il mondo di oggi. Sarantis Thanopulos, Huffington Post Italia 11/04/2026

Freud, l’isteria e il mondo di oggi. Sarantis Thanopulos, Huffington Post Italia 11/04/2026
Fuseli (1781) L’incubo

Parole chiave: Freud; isteria; sessualità; desiderio; anoressia

Nel suo intervento Freud, l’isteria e il mondo di oggi, Sarantis Thanopulos rilegge l’isteria non come simulazione, ma come scena tragica del conflitto tra desiderio, potere e identità, fino a interrogarne le forme contemporanee, segnate da anedonia, desessualizzazione e cultura del Thanatos.  

11 aprile 2026 – Huffington Post Italia, Blog

Freud, l’isteria e il mondo di oggi  

Sarantis Thanopulos 

Sigmund Freud è cresciuto scientificamente nell’ambiente medico positivista di Vienna dell’ultima parte del diciannovesimo secolo. La sua curiosità nei confronti dell’isteria l’ha portato a Parigi all’ospedale della Salpêtriere dove all’epoca dominava la figura di Charcot, il più grande studioso di questo fenomeno in quei tempi. A cavallo tra l’Ottocento e il Novecento l’isteria era una condizione di sofferenza diffusa, la manifestazione di un disagio enorme della sessualità femminile stretta tra il desiderio di liberazione e la sua forte repressione sociale. Il disagio trovava uno sbocco difensivo nella contrazione maschile del corpo della donna che la proteggeva dall’infrazione della sua intimità sessuale e, al tempo stesso, denunciava la violenza da lei subita e il silenziamento della sua volontà. 

Alla Salpêtriere Freud osservò lo strano comportamento di una donna isterica che con una mano si teneva la veste accostata a sé e con l’altra la strappava. Ebbe un’intuizione folgorante: la donna da una parte difendeva la sua intimità femminile da un maschio immaginario che l’aggrediva, relazionandosi con una violenza esterna a lei, e dall’altra si identificava con il suo aggressore facendo sua la violenza subita. Nella prospettiva tracciata da Freud l’isteria non è una mistificazione, una recita messa in atto ai fini di un inganno, come molti pensano tuttora. È la messa in scena “tragica” di un’impasse profonda nella relazione con l’altro collocata nel suo luogo fondante: la relazione erotica tra la donna e l’uomo. 

La nostra relazione con l’altro desiderato implica un’identificazione con il suo modo di essere, una capacità di mettersi nei suoi panni senza la quale la sua differenza, che muove e fa vivere il nostro desiderio, diventerebbe incomprensibile e inaccessibile e noi cesseremo di esistere come soggetti desideranti. L’incontro erotico tra i due sessi implica necessariamente un’identificazione reciproca, richiede sempre la presenza di una componente maschile nella donna e di una componente femminile nell’uomo che si incrociano tra di loro (in senso eterosessuale e omosessuale). Esiste dunque una dimensione fisiologica dell’isteria (vista nell’ottica freudiana della contemporaneità della relazione e dell’identificazione con l’altro) che è alla base della nostra capacità di abitare il mondo e si costituisce come cerniera tra il narcisismo (l’amore di sé) e la “relazione oggettuale” (l’amore per l’altro come oggetto differenziato, altro da sé). L’isteria (che gli antropologi, a differenza degli psichiatri, si sono guardati bene da chiudere nel recinto della patologia) si manifesta in modo riconoscibile nei riti magici, nelle danze rituali, nel teatro, nell’arte (dove la capacità di immedesimarsi con l’altro senza perdere la propria distinta identità è fondamentale). È una dimensione transizionale permanente del nostro psichismo e della nostra espressività che ci consente di coniugare l’amore di sé con l’amore per l’altro, di oscillare liberamente tra questi due poli dell’essere sul piano affettivo e erotico. Dispositivo centrale dell’elaborazione del lutto l’isteria fisiologica consente di ritrovare (trasformato) l’oggetto perduto sia nel nostro mondo interno, tramite identificazione, sia nel mondo esterno in nuovi oggetti che possono farlo rivivere nelle nostre relazioni.

La differenza tra l’isteria come dimensione naturale dell’essere umano e l’isteria come condizione di sofferenza profonda sta nel fatto che nella prima la relazione con l’altro con cui ci si relaziona -identificandosi, al tempo stesso, con lui- è paritaria mentre nella seconda l’altro è percepito come prevaricatore. Di fronte all’altro desiderato vissuto come violento e pericoloso (il che fa diventare molto temibile il desiderio potenziale che gli è rivolto) si agisce in due modi: da una parte lo si trattiene internamente, usandolo come oggetto autoerotico a cui si nega volontà e autonomia (recitando, in tal modo, entrambe le parti); dall’altra, si simpatizza con la sua violenza e la si usa contro la parte desiderante di sé (diventata sconveniente) per reprimerla. 

Anche gli uomini possono percepire castrante e pericolosa la donna, entrando in una condizione isterica in loro non così manifesta, ma egualmente inibente sul piano della sessualità. Nella realtà dei fatti, tuttavia, sia nell’uomo sia nella donna, la diffidenza nei confronti dell’altro sesso percepito come ostile e malintenzionato, ha la sua comune origine in entrambi nel rigetto della parte femminile di sé. L’individuazione del rigetto della femminilità come causa più profonda e significativa del malessere psichico e, al tempo stesso, della resistenza più forte, “rocciosa” alla sua cura, è stata l’ultima grande intuizione con cui Freud, alla fine della sua vita, ha concluso il lungo percorso iniziato decenni prima con la sua comprensione del dolore isterico. Il rigetto è indissolubilmente legato all’ impostazione patriarcale della relazione erotica tra i due sessi che reprime la libertà e la profondità della sessualità della donna e privilegia il modello idraulico, superficiale di una sessualità maschile dissociata da quella femminile. Esso è alla base del dominio del più forte (del più spietato, del più autoreferenziale e senza scrupoli) in tutti i campi delle relazioni umane.   

Nella sofferenza isterica nell’epoca di Freud il desiderio restava ancora vivo pur ferito. La differenza dell’uomo si imponeva su quella della donna, ma la violenza dell’imposizione veniva esposta allo sguardo di tutti, perché l’intento dello “spettacolo” isterico era quello di evidenziare l’effetto paralizzante della violenza sulle emozioni e sul corpo erotico umano. Oggi l’isteria è molto più diffusa, in forma maligna, ma le sue manifestazioni tradizionali tacciono. L’effetto paralizzante ha ceduto il passo a un processo maligno di scarnificazione indolore della materia umana (la cui più evidente manifestazione è l’anoressia) che ha nell’anedonia (nel silenziamento del piacere) il suo mezzo e il suo fine.                     

Nell’intuizione di Freud di fronte alla paziente della Salpêtriere c’era una qualità profetica non comune. Essa significava con grande anticipazione il dramma umano dei nostri giorni: l’azione prevaricante, irresponsabile e distruttiva nei confronti dell’altro, oggetto potenziale di desiderio, e l’identificazione psicologica della vittima con la logica del carnefice che indebolisce la resistenza alla desessualizzazione e alla disumanizzazione dei rapporti e favorisce l’appiattimento generale sulla cultura del Thanatos (l’aggressore per eccellenza). Il messaggio delle donne isteriche studiate da Charcot, raccolto e interpretato da Freud, siamo ancora in tempo per ascoltarlo. 

Freud, l’isteria e il mondo di oggi. Sarantis Thanopulos, Huffington Post Italia 11/04/2026 Monica Castellini

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