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Il libriccino di cuoio rosso. 6 maggio 1856-2026: 170° compleanno di Sigmund Freud. Pierluigi Moressa

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Il libriccino di cuoio rosso. 6 maggio 1856-2026: 170° compleanno di Sigmund Freud. Pierluigi Moressa 1
Busto di Sigmund Freud, dono della famiglia Flegenheimer al Centro Torinese di Psicoanalisi. L’opera è dell’artista austriaca Iris Brendel (Berlino, 26 novembre 1929 – Vienna, 16 febbraio 2007), che ha esposto anche presso il MAK – Museum für angewandte Kunst Wien. Spiweb ringrazia il Centro torinese di Psicoanalisi per averne gentilmente concesso l’uso.

Parole chiave: verità, illusione, memorie, analisi laica, formazione analitica, bellezza.

IL LIBRICCINO DI CUOIO ROSSO
6 maggio 1856-2026: 170° compleanno di Sigmund Freud

Pierluigi Moressa


Dopo aver soggiornato in casa Freud nell’inverno 1921, Lou Andreas-Salomé prese l’abitudine di inviare una lettera di auguri in occasione del compleanno del maestro, missiva che ella si premurava di spedire in anticipo affinché non sovraccaricasse il festeggiato, travolto dalla mole dei messaggi.
Talvolta Lou pensò di inviargli un foglio bianco affinché Freud fosse libero di immaginare ciò che più desiderasse leggervi. Il 6 maggio 1926, in occasione del settantesimo compleanno, la lettera di Lou Andeas-Salomé accostò l’opera dello scienziato alla figura dell’uomo: “Quando si pensa a lei, caro professor Freud, si è colpiti da un fatto singolare: che la sua opera non possa restare separata dalla sua persona”. La duplice immagine di ricercatore e di uomo si unifica nel profilo che la studiosa tratteggia; in esso, sono delineati aspetti rilevanti della psicoanalisi coeva: l’emergere alla luce del rimosso, il valore della “passione per la verità”, una volontà di sapere che “non si arresta davanti a nulla, nemmeno davanti a ciò che è doloroso o difficile da accettare”. Il carattere dell’opera freudiana viene presentato come “forza che oltrepassa i limiti di una semplice impresa scientifica” e rende dicibile “ciò che prima non poteva essere detto”. La psicoanalisi si mostra come “qualcosa di profondamente vissuto” e come “una prova di coraggio umano”, al punto da esigere un prezzo emotivo: “la rinuncia alle illusioni e la capacità di sopportare la verità anche quando essa ferisce”. Proprio in quegli anni videro la luce alcuni significativi lavori freudiani: nel settembre 1926 “Il problema dell’analisi condotta da non medici”, dove viene sostenuto il valore della cosiddetta “analisi laica” e affrontato il tema della formazione degli analisti come cardine della loro preparazione, l’anno successivo “L’avvenire di un’illusione” (scritto nella primavera 1927 e pubblicato in autunno), testo in cui Freud assume una posizione di netto stampo illuministico verso la religione, pur continuando a manifestare nei suoi confronti interessi rivolti agli aspetti psicologici individuali e collettivi.
La stessa Salomé nel 1931 annoterà di avere conservato, fin dall’inverno 1912, un libriccino di cuoio rosso, in cui era solita trascrivere il contenuto dei colloqui tenuti con Freud. Il diario di Lou è una preziosa raccolta di note, di riflessioni e di considerazioni personali e contiene anche la testimonianza delle vicissitudini attraversate dal gruppo di analisti che Freud aveva raccolto a Vienna presso di sé. Come annotava Ernst Pfeiffer, “il libriccino di cuoio rosso, che è -a guardarlo più attentamente- un quaderno per appunti in tela rossa con fogli intercambiabili e che del resto ha assolto al suo scopo pratico … è divenuto quindi diario e testimone di un autentico incontro”, e ha costituito “il giro di boa della sua vita”.
L’idea di una scienza che innerva profondamente le qualità etiche e unifica lo stile e gli atteggiamenti dell’analista porta alla luce la necessaria integrità della persona e l’opportuna risoluzione dei conflitti interiori e delle scissioni psichiche. Ancora oggi, celebrando la ricorrenza della nascita di Freud, accostiamo le sue scoperte a un vivere quotidiano capace di non disgiungersi dall’onestà intellettuale e dalla soggettiva ricerca della verità. Oggi, tempo in cui le istituzioni appaiono depotenziate e svilite, in cui la maturità delle relazioni individuali e sovranazionali viene sovvertita dalla volontà di potenza e dal trionfo sull’altro, la voce degli analisti continua a sostenere il sentimento affettivo del vivere come unica condizione possibile per conservare il senso di una umanità coesa e cooperante sul piano etico.
Il libriccino di cuoio rosso che ognuno di noi idealmente possiede e conserva è il dono che Freud ci ha consegnato attraverso l’esperienza dell’analisi individuale e della formazione analitica: una raccolta di esperienze e di memorie capaci di costituire la base e di innervare l’essenza della funzione di analisti. In questo anniversario, è stimolante accostare la psicoanalisi alla potenzialità creativa contenuta nel contatto con l’inconscio, che sa avvicinarsi alla scoperta del valore delle profondità e all’intimo svelarsi della bellezza che vi è racchiusa, vibrazione trascinante e insieme dolorosa, possibile consolazione di fronte al male e alla distruttività: “Perché il bello è solo/ l’inizio del tremendo che sopportiamo appena,/ e il bello lo ammiriamo così, perché incurante/ disdegna di distruggerci [..] in quel vibrare, che ora/ ci trascina e consola e soccorre” (R. M. Rilke).

Bibliografia
Andreas-Salomé L. (1926). Sigmund Freud: zum 70. Geburtstag. Centro Studi DWF, Roma.
Andreas-Salomé L. (1931). Il mio ringraziamento a Freud. Bollati Boringhieri, Torino, 2006.
Freud S. (1926). Il problema dell’analisi condotta da non medici. Conversazione con un interlocutore imparziale. OSF X.
Freud S. (1927). L’avvenire di un’illusione. OSF X.
Pfeiffer E. (1957). Prefazione a Lou Andreas-Salomé “I miei anni con Freud”. Jouvence, Milano, 2024.
Rilke R. M. (1912-22). Prima elegia in “Elegie duinesi”. Feltrinelli, Milano, 2006.

Pierluigi Moressa

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