Cultura e Società

Sull’avvento degli autoritarismi. Una replica a Lingiardi e Boldrini. Amedeo Falci

Società
Sull'avvento degli autoritarismi. Una replica a Lingiardi e Boldrini. Amedeo Falci 1
Three Studies for Figures at the Base of a Crucifixion (particolare) 1944, Francis Bacon

Parole chiave: Attaccamento, autoritarismo, democrazia, dominanza-sottomissione, egualitarismo, posizione schizo-paranoide, psicoanalisi sociale, sistemi complessi, sistemi complicati, sistemi lineari, uguaglianza.

Amedeo Falci

SULL’AVVENTO DEGLI AUTORITARISMI.

UNA REPLICA A LINGIARDI E BOLDRINI.

In un recente articolo del 17 marzo u.s. su Lucy. Sulla cultura, piattaforma multimediale italiana dedicata a cultura, arti e attualità, Vittorio Lingiardi e Tommaso Boldrini analizzano il calo di fiducia nelle democrazie nei paesi dell’area c.d. occidentale, e le sempre più evidenti scelte di leader e regimi autoritari. Riportano dati impressionanti sulla riduzione – nei paesi ad alto reddito – dei governi democratici dal 49% al 35% in otto anni. In Italia, un rapporto Censis del 2025, indica come il 30% degli intervistati si orienti verso le autocrazie, ed il 21% preferirebbe, in condizioni di emergenza, forme di governo autoritarie. Ergo, la fiducia nelle democrazie appare in drammatica flessione, mentre le destre radicali e populiste sono in salita. Tutto questo associato all’emergere, negli ultimi decenni, di ricorrenti crisi economiche, di rappresentazioni della politica sempre più spettacolarizzata, di demagoghi populisti capaci di grandi manipolazioni comunicative, di una rarefazione ed uno scadimento del dibattito pubblico intorno alle questioni sociali e politiche, di un’informazione sempre più digitalizzata e meno in grado di favorire confronto tra idee, dove l’utente seleziona solo le proprie preferenze, e dove persino l’utilizzazione di AI mimetiche ed assuefattive sono rivolte a creare dipendenze emotive.

In realtà il tema dei viraggi autoritari non sembrerebbe affrontabile solo all’interno di un dibattito tra destra e sinistra declinato in modi ideologici e sentimentali. Così come non pare affrontabile in termini meramente psicologici o psicoanalitici (ma questo sarà argomentato più avanti). Intanto vi sono indeterminazioni linguistiche che andrebbero precisate. Sapremmo differenziare con chiarezza termini come democrazia, autoritarismo, sinistra, destra, conservatorismo e progresso? Si tratta di questioni che rimandano a categorie molto estese, a cominciare da quelle della filosofia morale e della filosofia politica. Soprattutto chiediamoci: perché il timore di questa tendenza autoritaria – se non reazionaria, o peggio ancora – che sta imboccando il mondo occidentale (e non solo), preoccupa tantissimi, ma, nello specifico che ci riguarda, preoccupa anche gli psicoanalisti? Si può forse affermare (romanticamente) che la psicoanalisi abbia intrinsecamente un cuore che batte a sinistra?Si può forse affermare che la psicoanalisi sia per il progresso? Ma da quale punto di vista: come intrinseco costrutto teorico-clinico o come applicazione psico-sociale?  Certo la psicoanalisi si è andata evolvendo nelle sue teorie. Ed ha visto moltissime estensioni a diverse realtà sociali. O possiamo forse affermare che la psicoanalisi sia per la conservazione? Ma anche questo è vero, perché la psicoanalisi tiene saldamente alla sua tradizione, ai suoi concetti fondativi. E su questa scia potremmo anche chiederci audacemente (con tutti i limiti dei termini): ma nell’articolato e vasto corpus teorico della psicoanalisi vi sono teorie che sono più di destra e teorie che sono di più di sinistra? Vale a dire, teorie più conservative e teorie più progressiste? Le risposte, ovviamente,dipenderebbero dai punti di riferimento concettuali che assumiamo.

Ma sull’etica indubbiamente pro-sociale della psicoanalisi forse una risposta la si trova nel vincolo implicito con la basilare concezione al centro della creazione freudiana: l’uguaglianza dei funzionamenti psichici negli esseri umani che abolisce una differenza sostanziale tra c.d. normalità e psicopatologia, e che ci rende tutti, in un certo senso, similari ed affini nei processi mentali, reciprocamente comprensibili, aprendo alla possibilità di intendere e curare l’altro anche nella sua, appunto, alteritàmentale.  Questo nodo assiomatico che vi sia un’uguaglianzadelle funzioni mentali basilari – da non confondere con il concetto di egualitarismo: non abbiamo tutti la stessa mente! – può spiegare, su un piano implicito, teorico, pragmatico, come la psicoanalisi e gli psicoanalisti abbiano coltivato una posizione culturale, sociale ed etica, nello specifico, contro le disuguaglianze nella salute mentale, fornendo, a quanti lo chiedono, una certa capacità di comprensione, di recupero o di soggettivazione delle proprie difficoltà, e di conseguenza abbiano interiorizzato un orientamento contro le disuguaglianze in senso lato, quindi anche contro le disuguaglianze sociali.

Proprio la lotta contro le disuguaglianze è certamente uno dei concetti etici e politici fondativi della sinistra. Laddove Bobbio (1994) ci ha ben spiegato come una delle discriminanti forti tra sinistra e destra sia proprio nel tema dell’uguaglianza e della disuguaglianza. La collocazione di sinistra tenderebbe al superamento delle disuguaglianze, la collocazione di destra ritiene invece naturali e da difendere i concetti di gerarchia e differenze tra gli esseri umani.  

Ma a parte le implicazioni della filosofia politica, non vi è dubbio che i temi delle svolte conservatrici e populiste rimandino ad una estesa molteplicità di fattori, tra cui le contraddittorie conseguenze della globalizzazione economica, le politiche finanziarie, le stabilità ed instabilità internazionali, i flussi migratori, l’ordine o il disordine sociale, il mercato del lavoro, le composizioni ed i conflitti di classi, e quant’altro ancora. Si tratta, anche per quanto riguarda questa c.d. crisi delle democrazie, – una nuova versione del Tramonto dell’occidente (Spengler, 1918-22) – di accostarsi all’idea di un ‘disordine complesso’ che non può essere compresso e compreso dentro una sola ottica esplicativa. Dal momento che le variabili coinvolte sono molteplici e le loro interrelazioni non sono lineari, come quelle utilizzate dalla psicoanalisi in modo specifico.  

All’opposto delle molteplici determinazioni della crisi democratica, la tesi finale dell’articolo di Lingiardi e Boldrinipone al centro invece un causalismo lineare di una semplificazione psicologico-psicoanalitica. Essi spiegano le adesioni popolari alle svolte autoritarie e reazionarie “…prova[ndo] a mettere in dialogo teoria psicoanalitica, analisi del linguaggio e psicologia politica per spiegare come alcuni stili comunicativi e configurazioni motivazionali siano riconducibili a modalità collettive di funzionamento mentale che la psicoanalista Melanie Klein definirebbe ‘posizione schizo-paranoide’… [in cui] l’esperienza di sé e del mondo esterno viene rigidamente scissa nei suoi aspetti buoni e cattivi. L’aggressività e la frustrazione vengono canalizzate e proiettate verso uno o più ‘oggetti’ esterni – una persona, un gruppo di persone, un’entità, un ideale. […]. Semplifica[ndo] il mondo in buoni e cattivi [viene] resa più seducente la promessa di protezione dei leader forti, [per cui] la ricerca di protezione identitaria e la neutralizzazione del ‘nemico’prevalgono su valutazioni costi–benefici, rendendo accettabili anche perdite materiali. Si viene così a configurare una dimensione che potremmo definire di ‘masochismo politico’.”

A parte il non molto chiaro nesso tra la posizione schizo-paranoide e accettazione masochistica (ed infatti qui non è più la Klein, 1946), appartiene ad un repertorio già sfruttato questa propensione della psicoanalisi di far ricorso ai funzionamenti schizo-paranoidei, o ad altri fenomeni difensivi c.d. ‘moltoprimitivi’, nelle spiegazioni di fenomeni sociali. Elliott Jacques (1955) lo aveva utilizzato nella focalizzazione di alcuni sistemi difensivi schizo-paranoidei – come scissione e proiezione – contro l’ansia nelle organizzazioni. Donald Meltzer (1981) aveva descritto nell’adolescenza uno splitting tra aspetti schizo-paranoidei, nella scissione del timore degli altri come rivali e nemici, e nell’attribuzione a sé stessi di assoluta unicità e valore, che potremmo dire potenzialmente concezioni gerarchiche di destra — ed aspetti depressivi, nell’immedesimazione con i deboli e le vittime e negli ideali altruistici e sociali, che potremmo dire potenzialmente valori di sinistra. Così come Franco Fornari (1988) aveva applicato la teoria kleiniana ai fenomeni sociali e bellici, scrivendo della scissione tra un mondo personale ‘buono’ ed un mondo esterno ‘cattivo’, in cui scaricare la distruttività perproteggere i propri oggetti d’amore. 

Ma… riteniamo davvero che meccanismi infantili così primitivi – anche se le posizioni kleiniane sono stati descritte come modalità di funzionamento perduranti per tutta la vita adulta – possano essere utilizzati per una spiegazione così lineare e riduttiva rispetto a fenomeni sociali che si collocano su valori di scala diversi (dalle singolarità individuali, ai grandi numeri delle collettività) ed estremamente più complessi, che coinvolgono variabili multidimensionali, soggettive e oggettive, qualitative e quantitative? Vale a dire dati personali, dati di popolazioni, dati ambientali, economici, sociali ed altro, le cui correlazioni richiedono articolate competenze interdisciplinari? 

Se volessimo – con tutti i limiti del metodo – rimanere nell’ambito delle spiegazioni psicosociali, vi sarebbe molto di più da aggiungere, perché meglio spiegato. Basterebbe leggere leopzioni populiste e autoritarie alla luce del pessimismo freudiano sull’istinto gregario dell’orda primitiva assoggettata in modo subordinato e passivo ad un Padre straordinariamente forte e potente (Freud, 1921). Ancora rievocare il Freud del 1929, con la scontentezza sociale dell’uomo che scambia la propria felicità istintuale con la sicurezza. Potremmo ancora rileggere l’affidarsi sottomissivo all’autorità [dal lat. auctor –augere, far crescere – di chi fa crescere ma attraverso un proprio potere duro e dispotico], come effetto collaterale alla ricerca di sicurezza e protezione presso figure genitoriali capaci di infondere fiducia (Bowlby, 1973). Come per i giovani scimpanzé che possono cercare protezione presso maschi adulti potenzialmente aggressivi, perché l’infanticidio della prole non propria è una pratica diffusa, spesso anche per favorire nuovi accoppiamenti con le madri (Watts & Mitani, 2000). La spinta attaccamentale dei piccoli ad una vicinanza subordinata a figure adulte (fra)intese come protettive e rassicuranti comporta il rischio di una pericolosa sottovalutazione delle probabilità di essere sopraffatti, come l’etologia insegna, e come la storia conferma in altrettanto numerosi e pericolosi fraintendimenti, negli umani, di figure autoritarie e dispotiche come protettive e rassicuranti. Domanda epistemica di fondo: perché chiamare in causa come categorie esplicative universali categorie psicolibidiche, come il masochismo? Quando potremmo, infatti, leggere le inclinazioni storiche alla sottomissione umana nei più studiati termini di dominanza,sottomissione e gerarchia nei mammiferi e nell’umano (Bodei, 2019), finalizzati alla regolazione delle interazioni sociali e di un ordine all’interno di un gruppo. Un approccio che rispetto alla fissità con cui in genere vediamo i ruoli di dominio e potere, consentirebbe invece di comprendere meglio le fluttuazioni dinamiche e spesso reversibili nel campo dominati/dominatori, non solo nelle relazioni duali ed intersoggettive, ma anche nelle più estese configurazioni storiche.  

Ritornando all’articolo di Lingiardi e Boldrini sulla “posizione schizo-paranoide” come chiave di lettura per l’attrazione per leader e soluzioni autoritarie, possiamo certamente affermare che alcuni modelli esplicativi psicoanalitici possono dar ben conto di alcuni aspetti evolutivi, funzionali e disfunzionali delle menti soggettive, ma sembrerebbero essere ingiustificati, da soli, a spiegare alcune interazioni complesse dello psicologico individuale con la storia, la sociologia, l’antropologia, l’economia e le politiche umane. Come le tentazioni di spiegare secondo un ordine psicopatologico individuale alcune preoccupanti politichedi uomini di stato del passato ed del presente: non si tratta di opzioni attenuati e riduttive rispetto alla complessità dei grandi crimini sociali? Come possiamo derivare dallo studio dei consensi di massa dati al fascismo e al nazismo (De Grand, 1999), per i quali l’utilizzazione di concetti psicoanalitici sembra angusta a spiegare un’adesione creata da un complesso di condizioni critiche politiche, economiche e sociali, dalla cui interazioni apparvero fenomeni politici inaspettati ed imprevedibili rispetto all’analisi degli elementi isolati.

La stessa riserva critica è applicabile alle attuali questioni di genere e alle nuove molteplici configurazioni delle sessualità umane (di cui non vi è qui spazio per approfondire), in cui la sola logica delle pulsioni e del binarismo dei generi appaiono del tutto insufficienti a spiegare fenomenologie in cui le logiche della natura, del pensiero, del linguaggio, delle culture, delle costruzioni sociali umane e del potere sono fittamente intrecciatee correlate. Se il pensiero filosofico occidentale ha privilegiato il discorso sull’Uno, e la psicoanalisi ha approfondito il dialogo del Due, l’introduzione di terzi, quarti e plurimi elementi di interazione in un campo di studio psicosociale comporta un salto di complessità rispetto all’Uno e al Due.  

Per l’appunto, l’articolo di Lingiardi e Boldrini, pur ponendo una giusta allarmante domanda sul perché ci si stia rivolgendo verso governi autoritari e reazionari, ricade nell’errore di utilizzare concetti cardinali della psicoanalisi in modo riduttivo, semplificatore e causalistico lineare rispetto alla complessitàintrinseca dei fenomeni denunciati. Dove starebbe la differenza tra fenomeni lineari e fenomeni complessi? Essa risiederebbe nel fatto che i sistemi lineari, su cui si è prevalentemente costruita la psicoanalisi teorica e clinica, consistono in modelli di spiegazione causale studiati come settori indipendenti gli uni dagli altri, il che ne facilita lo studio e le analisi retroattive confermative. Ad es.: la posizione schizo-paranoidea dovuta alla scissione e deflessione della pulsione di morte all’esterno, crea una scissione tra bene e male in cui il bene è tenuto dentro, mentre il male è proiettato in un oggetto esterno, nel ns. caso, un Potere Assoluto con cui trattare una resa; quindi, au revers, la subordinazione alla tirannia conferma e riporta alle posizioni schizo-paranoidee. Certamente si potrà obiettare che la psicoanalisi non si basa solo su causalità lineari semplici: ed è vero, poiché per il concetto di sovradeterminazione (Freud, 1895, 1899) vari contenuti latenti concorrono alla formazione di immagini oniriche o di manifestazioni sintomatiche. Ma ognuno dei molteplici contenuti latenti può essere interpretato e recuperato, nel corso dell’analisi, al suo significato originario. L’inconscio, le sue manifestazioni ele sue produzioni oniriche si presentano di conseguenza come unsistema complicato di vari processi lineari, pur sempre causali e deterministici; un insieme che può essere scomposto ed analizzato nei suoi singoli processi costitutivi. Ma un sistema complicatonon è un sistema complessoUn aereo è un sistema complicato. Il clima è un sistema complesso. Quindi l’approccio a grandi questioni sociali, o se si vuole, psicosociali, non appare più plausibile senza che le si consideri come frattali di complessità,come parti interrelate e interconnesse di sistemi complessi (Morin, 2011; Bocchi, Ceruti, 2025), sistemi autoorganizzanti, che si sottraggono ad un semplice  determinismo causalistico, in cui i diversi elementi componenti interagiscono formando un’unità non riducibile alla somma delle sue parti, e dove gli aspetti emergenti sono del tutto imprevedibili rispetto all’analisi degli elementi isolati. Il corpo umano è un sistema complesso per eccellenza. E così anche la mente. E così anche l’organizzazione soggettiva e culturale di sessualità e generi. E così anche le fluttuazioni economiche, sociali e politiche. Sistemi complessi che si sottraggono a causazioni di facile spiegazione, perché insiemi di correlazioni, vale a dire di rapporti tra fenomeni variabili in funzione reciproca che non implicano necessariamente rapporti di causa-effetto.

Riguardo infine alla disposizione etica e sentimentale degli psicoanalisti contro le disuguaglianze e al loro timore di involuzioni democratiche, non penso possiamo essere solo spettatori. Siamo chiamati dentro il sociale in proporzione all’abbassamento del grado di istruzione generale, alla tendenziale erosione delle classi medie, al peggioramento dei livelli economici, lavorativi e sociali, all’aumento quantitativo e qualitativo dei disturbi  mentali su scala mondiale, ed infine in proporzione al preoccupante mutamento del clima culturale collettivo che non ha più nulla di quel vitale, dirompente e generativo clima culturale degli anni ‘80 e ’90 che ha alimentato la prodigiosa espansione della psicoanalisi quasi ovunque nel mondo. 

Questi declini minacciano le nuove generazioni in generale, e forse anche le future generazioni di psicoanalisti, in particolare, nella crisi del lavoro psicoanalitico, e nella loro identità professionale. Forse è necessaria anche per noi psicoanalisti una nuova responsabilità sociale che non sia solo una collocazione a difesa delle democrazie contro i regimi autoritari, ma sappia cogliere in tempo giusto la portata di inediti ed imprevedibili cambiamenti sociali che ci attendono. 

​​​​​_________

BIBLIOGRAFIA 

– Bobbio, N. (1994). Destra e sinistra. Donzelli, Roma.

– Bodei, R. (2019). Dominio e sottomissione: schiavi, animali, macchine, intelligenza artificiale. Il Mulino, Bologna, 2019.

– Bocchi, G., Ceruti, M. (a cura di) (2025). La sfida della complessità. Mimesis, Milano, 2025.

– Bowlby, J. (1973).  Attaccamento e perdita. Cortina, Milani, 1988.

– De Grand, A.J. (1999). L’Italia fascista e la Germania nazista.il Mulino, Bologna, 1999.

– De Waal, F. (1982). La politica degli scimpanzé. Potere e sesso tra le scimmie. Laterza, Bari-Roma, 1984.

– Fornari, F. (1988). Psicoanalisi della guerra. Feltrinelli, Milano, 1988.

– Freud, S. (1895). Studi sull’isteria. OSF, I.

– Freud, S. (1899). L’interpretazione dei sogni. OSF, III.

– Freud, S. (1921). Psicologia delle masse ed analisi dell’Io. OSF, IX.

– Freud, S. (1929). Il disagio della civiltà. OSF, X.

– Jacques, E. (1955). Sistemi sociali come difesa contro l’ansia persecutoria e depressiva. In:  M. Klein, P.Heimann, R. Money-Kyrle. Nuove vie della psicoanalisi. Il Saggiatore, Milano 1966.

– Klein, M. (1946). Note su alcuni meccanismi schizoidi. In Scritti 1921-1958. Boringhieri, Torino, 1978.

– Lingiardi, V., Boldrini, T. (2026). Perché vogliamo una politica sempre più autoritaria? Lucy. Nella cultura17marzo.

– Meltzer, D. (1981). Teoria psicoanalitica dell’adolescenza. In Quaderni di psicoterapia infantile. Psicopatologia dell’adolescenza. Vol. 1. Borla, Roma 1981. 

– Morin, E. (2011). La sfida della complessità. Le lettere, Firenze, 2011.

– Spengler, O. (1918-22). Il tramonto dell’Occidente.Longanesi, Milano, 2008.

– Watts, D.P., Mitani, J. C. (2000). Infanticide and cannibalism by male chimpanzees at Ngogo, Kibale National Park, Uganda. Primates, 41(4):357-365.  doi: 0.1007/BF0255764.

_____ 

Vedi anche dal Dossier “Cure per il Creato – Dicembre 2015”, l’articolo di Cono Aldo Barnà “Sull’equilibrio”:

Vedi anche dal Dossier “1° Maggio: Festa per quale lavoro? – Maggio 2013”, l’articolo di Giuseppe De Rita “Lavoro, crisi, disagio psicosociale”e l’articolo di Romolo Petrini “SPI e SpiWeb: una risposta alla crisi”

1

Sull’avvento degli autoritarismi. Una replica a Lingiardi e Boldrini. Amedeo Falci Monica Castellini

Ti potrebbe interessare...