La perversione e il male assoluto

Franco De Masi – Milano

franco.demasi@fastwebnet.it

è membro ordinario della Società Psicoanalitica Italiana. E’ autore di pubblicazioni e libri psicoanalitici pubblicati in Italia e all’estero.
Ha affrontato ripetutamente il tema della distruttività nella clinica analitica e in alcuni contesti sociali. Il tema del male e delle strutture distruttive psichiche è stato trattato in particolare nel libro “ La perversione sado-masochistica. L’oggetto e le teorie” (Bollati-Boringhieri, 1999) e “Trauma, Deumanizzazione e Distruttività. Il caso del terrorismo suicida.” (Franco Angeli, 2008).

“…la natura umana è molto più estesa, nel bene e nel male, di quanto si creda…”

Sigmund Freud L’IO e l’ES (1922)

Male e perversione sessuale sono sinonimi. Entrambi portano con sé l’idea della trasgressione e del peccato.
Per questo motivo, fino alla fine dell’800, epoca in cui la perversione sessuale cominciò a essere studiata scientificamente, i perversi non erano altro che i rappresentati della cattiveria pura e semplice e come tali meritavano unicamente la condanna e la riprovazione morale.
Sebbene questa originaria convinzione negativa si sia rivelata antiscientifica, essa appare in parte legittima se rapportata alla natura stessa della perversione.
La nozione di peccato è, infatti, centrale nella perversione perchè sottolinea la percezione soggettiva dell’azione trasgressiva e malevola da cui nasce il piacere.
Il desiderio di trasgredire l’ordine morale, di umiliare, di sovvertire o di essere crudele, avvertiti come “naturali” nel singolo perverso, costituiscono infatti l’unico immaginario sessuale possibile che permette il raggiungimento del piacere.
Gli individui perversi non negano affatto la loro “perversità”. Anche se si riconoscono come diversi, essi si trovano in sintonia con la loro condotta; la mancanza di un conflitto intrapsichico impedisce la percezione del disagio.

Un metodo idoneo e abitualmente adottato nello studio psicoanalitico della perversione è quello che la confronta con la relazione d’amore che accompagna gli scambi sessuali tra i partners. La sessualità in questi casi non è impulsiva e riesce ad essere dilazionata sino a quando non si creano le condizioni per un rapporto intimo: il piacere deriva dal godimento offerto al partner e da quello ricercato per sé.
L’amore relazionale consiste, in altre parole, in un incontro armonioso ed equilibrato, tra ricerca di gratificazione personale e senso altruistico di attenzione e di rispetto per il piacere dell’altro. In altre situazioni l’impulso sessuale esige invece un soddisfacimento immediato, con ciò rivelando una disgiunzione tra sessualità e amore. Questo processo di disgiunzione è abbastanza comune nella sessualità ordinaria, dove si riscontra anche una certa oscillazione tra le due posizioni, l’amore tenero e quello sessuale puro, che è fisiologica nella vita di tutti, a conferma che la sessualità e l’orgasmo sono componenti variabili e indipendenti dall’amore. Dall’amore tenero e appassionato a quello inteso come puro appagamento e gratificazione sessuale si passa poi alla sessualità dominata da componenti aggressive, all’universo sessuale sadico. La sessualità deviante appartiene al mondo dell’eccitazione e della pornografia e ha le sue radici nella fantasia aggressiva e di possesso.

Aggressività e distruttività

Farò una netta distinzione tra aggressività e distruttività, due termini che spesso risultano interscambiabili negli scritti psicoanalitici.
L’aggressività è espressione di un’emozione come, ad esempio, nel caso dell’odio che scatena la violenza contro un nemico.
La distruttività non esprime un’emozione, è fredda e indifferente. È puro piacere nel distruggere, un piacere che si alimenta dall’atto stesso. Si può essere distruttivi senza odiare; odiare, infatti, è spiacevole e implica un conflitto, mentre il sadismo distruttivo è piacevole.
L’aggressore può identificarsi con la vittima e mettere fine alla violenza. La distruttività, invece, non permette alcuna identificazione con la vittima, anzi la sua eventuale sofferenza incrementa il piacere.
Nella sfera psichica la distruttività è alla base di alcuni quadri psicopatologici quali la perversione, le sindromi anoressiche e borderline, le tossicomanie e le psicosi. Nel campo sociale e politico la distruttività ha animato le più grandi tragedie del secolo scorso come quelle del nazismo e del comunismo ideologico.

Il piacere del male

Come ho cercato di dire nel mio libro sulla perversione sado-masochistica (1999), l’attacco distruttivo si accompagna a una speciale forma di piacere, che rende il male preferibile e più potente del bene. La mia ipotesi è che, nei casi patologici gravi, il male induce una forma di orgasmo mentale che consente di agire al di fuori di ogni consapevolezza e responsabilità. Nel caso specifico e nelle forme estreme del piacere perverso, come nelle perversioni criminali, il fascino del dominio assoluto sulla vittima (“si può fare quello che si vuole”) produce un piacere devastante come una droga.
Come avviene per le droghe che producono assuefazione, l’azione distruttiva, per mantenere vivo l’eccitamento, deve aumentare continuamente le dosi di “cattiveria”. Una dimostrazione letteraria è la narrazione di Sade in Le 120 giornate di Sodoma. Proprio quando i libertini possono disporre totalmente delle loro vittime e fare di loro quello che vogliono, anche ucciderle, si rendono conto di essersi assuefatti all’eccitamento; riconoscono allora che, anche se aumentassero di continuo il grado della violenza, non sarebbero mai soddisfatti. Il vero crimine, e non una sequela di miserabili misfatti, sarebbe distruggere il sole per cancellare la vita.

La differenza tra il male ordinario e il Male assoluto della perversione, consiste nel fatto che mentre nel caso del male ordinario, le cui conseguenza possono essere distruttive, il soggetto agisce perché accecato dall’odio e dal risentimento, nel caso del Male assoluto non esistono emozioni o sentimenti negativi ma domina l’indifferenza. Si cerca il male per il piacere del male. Il sadico non odia il partner masochista; l’importante è poter dominare un soggetto completamente acquiescente. Il Male assoluto, proprio per la sua assenza di passione, ha delle regole, che caratterizzano la scalata progressiva verso il piacere. Il perverso è un “recidivo” ossia un individuo che ripete sempre le stesse azioni quando se ne offre la possibilità. Egli non soffre e non odia e quando esplica la sua crudeltà non ha nessuna intenzione vendicativa.
La possibile escalation della perversione sino all’atto criminale deriva da ragioni intrinseche alla natura e alle dinamiche del piacere perverso.
Io penso che il Male assoluto della perversione coincida con il raggiungimento del Potere Assoluto che è possibile in una particolare scenografia o più spesso nella fantasia dove i ruoli sono stabiliti all’inizio. Il potere della fantasia è, infatti, centrale nella perversione. Come dice Sade in una lettera alla moglie (20 febbraio, 1791): “Sì, sono un libertino, lo riconosco: ho concepito tutto ciò che si può concepire in questo ambito, ma non ho certamente fatto tutto ciò che ho concepito e non lo farò certamente mai. Sono un libertino, ma non sono un criminale né un assassino.”Il perverso non è tanto interessato alla sofferenza dell’altro quanto al dominio completo su un altro essere umano. Parallelamente il masochista non desidera tanto soffrire quanto vuole realizzare il proprio auto-annullamento nella relazione con il partner sadico. Egli partecipa secondariamente al piacere del master, identificandosi secondariamente con lui.

Criminalità e perversione

“Continuo a dire che la sessualità è un campo di una vastità immensa, e mai adeguatamente esplorata.” Queste parole, che potrebbero essere di uno studioso, sono invece di Gianfranco Stevanin, pluriomicida e serial killer che ha agito nel veronese. Stevanin ha ucciso diverse prostitute attirandole nel suo giardino di campagna dove, dopo averle smembrate, le ha seppellite. Quando Stevanin aveva raccontato la storia dei suoi omicidi al perito del tribunale, sembrava che i suoi ricordi potessero affiorare solo in uno stato di trance. Ricordare i delitti come se fossero avvenuti in uno stato di coscienza alterata non sembrava solo una linea di difesa, dovuta ad evidenti ragioni di opportunità.
Sono convinto, al contrario, che quest’uomo, lentamente colonizzato da un certo tipo di sessualità criminale, abbia compiuto atti terribili senza consapevolezza di ciò che stava facendo. Parlo di questo assassino per mostrare come la fantasia perversa possa non solo spingere ad azioni criminali, ma anche strutturare in questo caso una condizione di coscienza dissociata, di tipo ipnoide.
Dopo averle compiute, le sue azioni criminali venivano dissociate dal ricordo, si potrebbe dire seppellite con i corpi delle sventurate donne uccise. Sembra anzi che Stevanin ricavasse un particolare tipo di piacere proprio nel momento in cui sezionava i cadaveri delle vittime
Nella letteratura psicoanalitica si è molto riflettuto sulla criminalità e sulla perversione, su ciò che le lega e ciò che le distingue.
Secondo una delle tesi correnti nella criminalità la distruttività si manifesterebbe allo stato puro, mentre nella perversione sarebbe legata e mitigata dalla sessualità.
L’osservazione che il soggetto perverso di solito concorda con il partner il gioco aggressivo ha indotto a pensare che l’amore o l’interesse sessuale riduca il desiderio di fare male. La consensualità tra violentatore sadico e vittima masochistica è sancita dal contratto stabilito tra i due, per cui la sottomissione volontaria di chi subisce limita l’estensione del danno. Nella criminalità perversa, al contrario, il violentatore agisce contro e indipendentemente dalla vittima.
Secondo un’altra interpretazione dei fatti tra perversione e criminalità ci sarebbero differenze solo quantitative: la perversione sarebbe un fatto privato che diventa pubblico, e quindi criminale, nel momento in cui l’atto sessuale viene agito e produce danni tali da rientrare nei delitti punibili dalla legge. Non sappiamo perché la crudeltà agita e la sofferenza inflitta producano un eccitamento orgiastico mentale. Possiamo solo registrare il fatto che il legame con l’estasi sessuale rende sempre più devastante e pericolosa la crudeltà. La distruttività trionfa attraverso l’atto criminale perché è in grado di provocare questo tipo di piacere mentale.