Espansioni

Trova fine, con “Espansioni”, una serie di dossier alla ricerca di nessi e legami fra crisi sociale e disagio psichico. L’attenzione per la dimensione sociale, sia dell’individuo sia nell’individuo, ha portato in primo piano una prospettiva spaziale accanto a quella temporale.

Freud aveva riservato nei suoi scritti, come sappiamo, grande attenzione alla dimensione sociale, ma la sua modellizzazione aveva il proprio fuoco nell’individuo. Le stesse associazioni libere, che includevano i movimenti inconsci, alludevano ad una mente gruppale, purtuttavia privilegiavano un percorso identitario secondo un sistema emergenze-scarti, causa – effetto.
Anche dal punto di vista sociale la globalizzazione, con l’immissione sul campo della Storia di quelli che finora apparivano subirla solamente, ha sconfessato sui tempi lunghi il fatto che ” la storia la scrive chi vince “, portando in primo piano le vicende di popoli che erano ai margini.
La dimensione emergenze- scarti, alla luce dell’attuale crisi, sia sociale sia psicologica, mostra le proprie carenze, una propria ottica parziale e la necessitá di integrazioni.

E’ interessante osservare come oggi anche altri saperi, all’interno del proprio linguaggio scientifico, siano interessati a un’ottica spaziale, “distribuita”. I ricercatori della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa ad esempio studiano le società di insetti, affrontando il problema di come evitino le collisioni e quindi come si attuano sinergie, e di come si stabilizzi il sistema e quindi si giunga all’attuazione di un progetto condiviso. Il progetto in questione ha già portato alla costruzione di robot intelligenti.

Centrale appare la sostenibilità di un sistema complesso, in espansione e dai confini labili, sia a livello sociale sia a quello individuale, e la capacità di muoversi in scenari reali o mentali senza esserne sopraffatti e con una capacità di lettura che includa molteplici variabili.
Molti gli psicoanalisti che hanno lavorato in tale direzione, a partire da Wilfred Bion con i temi della “capacità negativa”, i pensieri senza pensatore”, le sue esplorazioni sui gruppi, che aprivano alla proposizione di spazi psichici più complessi e articolati. Penso poi ai lavori dei Baranger con la teoria del campo analitico, a Ogden con il “terzo analitico”, Paul Bromberg , oppure René Kaes. In Italia moltissimi colleghi della Società Psicoanalitica Italiana, dando a volte vita a vere e proprie scuole, hanno proseguito tali ricerche, offrendo contributi interessanti e formulazioni originali.
La ricerca porta molti oggi a teorizzare più spazi psichici, o spazi pluridimensionali, di cui occuparsi anche nel lavoro clinico, esplorando, ciascuno all’interno di un proprio modello, le forme di legame, tracciando ponti tra di essi alla ricerca di una maggiore flessibilità e un migliore equilibrio interno, che porti verso un senso di Leggerezza e Pienezza autentici. Temi questi affrontati nei precedenti dossier.

La ricerca appare inquadrabile in un tema ecologico più generale che è quello della sostenibilità di sistemi complessi (Massimo Pizzol). E tra questi le problematiche derivanti dall’integrare pensieri che a volte irrompono violentemente negli individui (Cristina Saottini). Trovare una maggiore articolazione dello sguardo verso la complessità porta la necessità di un ampliamento della prospettiva, a cavallo tra esperienza clinica, dialogo intenso con gli altri saperi, e riflessione derivata dal proprio essere sociale (Cono Aldo Barnà). In questa ricerca di una nuova ecologia il dialogo si fa più fitto con le esperienze degli analisti, che si muovono in contesti culturali politici e sociali diversi del mondo ( Maria Grazia Vassallo), ma che condividono ormai problematiche analoghe.
Tutti attentamente partecipi dei cambiamenti che stiamo vivendo.