Espansioni – Sostenibilità

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Massimo Pizzol

*foto Evgen Bacar

La parola

Quando i conquistadores spagnoli misero piede per la prima volta sull’Isola di Pasqua, rimasero stupiti. L’isola era disseminata di gigantesche statue di pietra e gli indigeni non sapevano spiegare come fossero state fabbricate. La storia vuole che le tribù dell’isola avessero eretto le statue su ordine dei sacerdoti, in competizione per ingraziarsi gli dei. L’operazione richiedeva un’ingegnosa tecnologia e tronchi su cui far rotolare i blocchi di pietra. Avendo tagliato tutti gli alberi dell’isola, gli isolani rimasero senza materiale per costruire imbarcazioni, precludendosi la possibilità di pescare. Neppure potevano cacciare la selvaggina che prima abitava le foreste. Stremate dalla fame, le tribù si rivoltarono contro i propri sacerdoti. Senza gerarchia venne la guerra e l’intera società collassò. La tecnologia per erigere le statue andò persa. Vera o meno, questa parabola aiuta a capire il significato della parola “sostenibilità”1. Tecnologia, cultura, risorse naturali sono elementi di un sistema complesso non necessariamente stabile o in equilibrio. Cosa si vuole indicare quando si parla di sostenibilità non è sempre chiaro. Letteralmente qualcosa è sostenibile quando è in grado di persistere nel tempo. Una definizione di “sviluppo sostenibile” è stata proposta nel 1987 dalla commissione Brundtland: “Soddisfare i bisogni delle generazioni presenti senza compromettere quelle future”. Oggi si abusa dell’aggettivo “sostenibile”. Tanto l’economia di un’intera nazione quanto un rotolo di carta igienica possono essere definiti più o meno sostenibili. Forse il problema non è tanto cosa sostenibilità voglia dire ma cosa invece sia sostenibile2. Come si quantifica la sostenibilità? Come si misura? Chi deve essere sostenibile e perché? Per quanto? Queste sono le domande principali della ricerca in ambito di sostenibilità, introdotte nelle sezioni a seguire.

Tre modelli e due paradigmi
Ci sono vari modi di guardare alla sostenibilità e nessuno è perfetto. Il più conosciuto è forse il modello delle tre colonne (three pillars, o triple bottom line): l’idea che esistano un capitale naturale, economico e sociale. Sostenibilità è mantenere questi tre tipi di capitale. Quello che non è chiaro è se ci sia un ordine di priorità tra i capitali, o una gerarchia, se uno sconfini nell’altro, e se ne esistano altri tipi (es. la cultura). Inoltre, questa visione è statica. Un modello dinamico è quello chiamato decoupling (termine intraducibile). Sostenibilità significa invertire due trend: il consumo di risorse che supportano la società e la crescita dei bisogni della stessa società. Questo modello non va bene a chi considera la crescita un requisito fondamentale per mantenere la società. Un terzo modello, proposto di recente ma che è di fatto una rivisitazione del concetto di “astronave terra” del Club di Roma, è quello dei limiti planetari assoluti3. La terra è un sistema con risorse limitate e limitata capacità di assorbire impatti provocati dall’uomo. Alcuni di questi limiti sono stati superati: la biodiversità è ridotta paurosamente, il ciclo dell’azoto è sbilanciato, il cambiamento climatico è fuori controllo. Sostenibilità è stare dentro questi limiti. Questo modello è criticato perché in qualche modo pone l’ambiente prima dell’uomo. I tre modelli possono essere visti con due diverse lenti o paradigmi. Ad un estremo c´è chi propone una sostenibilità “forte” e ritiene che il capitale naturale sia insostituibile e abbia un valore intrinseco, e che il principio di precauzione vada applicato per tutte le nuove tecnologie e decisioni dall’esito incerto. Viceversa per i sostenitori di una sostenibilità “debole”.

Tecnologia e sistemi complessi
Tecnologia e sostenibilità sono legate. Si parla molto di tecnologie sostenibili, quando in realtà si intende tecnologie eco-efficienti che garantiscono un servizio sempre maggiore usando sempre meno risorse o generando meno emissioni. Negli ultimi anni sono stati fatti progressi sostanziali in tecnologie eco-efficienti: elettrodomestici e automobili che consumano meno energia, sostanze chimiche “verdi”, energie rinnovabili. Eppure, i problemi non sono scomparsi. L’eco-efficienza è limitata da certi effetti boomerang (rebound effects): quando una tecnologia più eco-efficiente viene resa disponibile, ne viene usata più di prima, annullando il vantaggio ambientale. Ad esempio, lasciare la luce accesa più a lungo tanto si sono appena installate lampadine a risparmio energetico. Ogni tecnologia dovrebbe essere considerata in un contesto più ampio, ovvero è parte di un sistema. Un sistema è un insieme di elementi interconnessi tra loro a provvedere una funzione che è diversa dalla funzione dei singoli elementi. Una buona strategia per approcciare i problemi di sostenibilità è usare un’ottica sistemica. Questo vuol dire accettare che questi problemi sono complessi senza essere necessariamente complicati, che sono sfaccettati e non richiedono una soluzione unilaterale. Buona parte della ricerca in ambito sostenibilità guarda adesso a come studiare, capire, e modellare i sistemi complessi. E´ interessante investigare la relazione tra certe proprietà dei sistemi, come la capacità di resistere a un disturbo o stress esterno (resilience), e la loro sostenibilità. Oppure, come il pensiero sistemico (sytemic thinking), che individua tutte le variabili di un problema e le loro interazioni (sinergia, antagonismo), vada applicato nella pianificazione e gestione ambientale. Ad esempio, nel decidere tra mezzi privati o pubblici va considerata non solo l’eco-efficienza dei due ma anche l’interazione tra fattori quali la dispersione degli insediamenti, la disponibilità di strade, il budget, lo stile di vita, etc. Cresce anche la ricerca di metodi di insegnamento adatti per sviluppare competenze utili ad approcciare problemi di sostenibiliá4.

Etica, valori, e scienze sociali
Sostenibilità, resilienza, decrescita, sistemi, etc. sono parole che i media semplificano eccessivamente per identificare problemi complessi e che, prima o poi, passano di moda. Intanto nel 2014 sono stati emessi più gas serra che in qualunque altro anno, la politica e la gente si disinteressano al cambiamento climatico, le tecnologie rinnovabili non decollano. Sapendo che i cambiamenti climatici potrebbero avere consequenze disastrose, che lo stile di vita attuale é insostenibile secondo ogni modello, e tralasciando che non è ancora chiaro se la psiche umana possa accettare qualcosa come un giorno del giudizio ecologico (uno scenario alla The road5), perché è così difficile cambiare? Da una parte, perché non è ben chiaro come cambiare, perché il mondo è diventato più grande e complesso che, diciamo, 60 anni fa. Oggi la maggior parte della gente non sa come molti prodotti sono fatti, da dove vengono, e quali conseguenze ha la loro produzione. In più, anche sapendo cosa fare, occorre confrontarsi con questioni etiche e con visioni del mondo e valori diversi. Sapendo che usando la bicicletta invece dell’automobile l’ambiente e la salute saranno più protetti, ma un lavoratore dell’industria automobilistica resterà disoccupato, sto agendo in maniera sostenibile? Le scienze economiche e sociali contribuiscono molto al dibattito sulla sostenibilità. Essere sostenibili vuol dire cambiare il proprio sistema di valori, per esempio a favore di un sistema meno antropocentrico, più giusto, più equo, più solidale? E lecito imporre ad altri qualcosa in nome di un bene più grande o ultimo come la sostenibilità? Come conciliare benessere, sviluppo, e crescita (o de-crescita)? Chi deve essere sostenibile e perché, quali responsabilità hanno i vari paesi e le generazioni presenti e quelle future? Etica e qualità della vita sono aspetti centrali della ricerca socio-economica sulla sostenibilità.

Massimo Pizzol
PhD, Assistant Professor
DCEA – The Danish Centre for Environmental Assessment
Department of Development and Planning, Aalborg University (DK)

Bibliografia

1 De Vries, B. Sustainability science. (Cambridge University Press, 2013).
2 Costanza, R. & Patten, B. C. Defining and predicting sustainability. Ecological Economics 15, 193-196, doi:http://dx.doi.org/10.1016/0921-8009(95)00048-8 (1995)
3 Rockstrom, J. et al. A safe operating space for humanity. Nature 461, 472-475, doi:10.1038/461472a (2009).
4 Wiek, A., Withycombe, L. & Redman, C. Key competencies in sustainability: a reference framework for academic program development. Sustainability Science 6, 203-218, doi:10.1007/s11625-011-0132-6 (2011).
5 McCarthy, C. The Road. (Alfred A. Knopf, 2006).