Antonella Lezo: cibo spazzatura 

Antonella Lezo, medico chirurgo, specialista in Scienza dell’Alimentazione con indirizzo Nutrizione Clinica. Responsabile del Servizio di Dietetica e Nutrizione Clinica presidio OIRM-S.Anna, Città della Salute e della Scienza, Torino.

ANTONELLA LEZO

Cibo spazzatura o junk food

Più ne mangi più ne mangeresti. Questa la caratteristica distintiva del cibo spazzatura o junk food. Questo termine descrive una categoria di alimenti accomunati da una o più delle seguenti caratteristiche:

  • Scarso valore nutrizionale
  • Elevato apporto energetico
  • Elevato apporto di sale da cucina
  • Elevato apporto di glucidi raffinati
  • Elevato apporto di colesterolo, lipidi saturi e/o acidi grassi idrogenati (trans)

Dal punto di vista alimentare il junk food è molto attraente e allo stesso tempo insidioso. Possiede una densità calorica assolutamente eccessiva per lo stile di vita dell’uomo sedentario, ma è povero in vitamine, oligoelementi, antiossidanti, fibra alimentare, acidi grassi essenziali ecc., tutti elementi indispensabili per una buona salute.

Un recente studio condotto dal dipartimento di salute pubblica dell’Università della California e pubblicato sul Bollettino dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha messo in relazione il numero di acquisti di fast food con l’andamento dell’indice di massa corporeo o BMI medio.

Nonostante l’aumento della consapevolezza dell’importanza di un’alimentazione sana per la salute il junk food si diffonde e si insedia con estrema facilità. I motivi sono molti, primo tra tutti perche sono BUONI, essendo stati concepiti per esaltarne la palatabilità, perché sono comodi, ma soprattutto… PERCHE’ SONO ECONOMICI. Il junk food è estremamente a buon mercato: le materie prime (grassi idrogenati, il saccarosio ma anche i dolcificanti, le patate, la carne macinata ecc.) costano pochissimo e la lavorazione industriale riesce a tenere basso il prezzo finale.

La difficoltà maggiore riferita dai bambini che devono seguire una dieta per sovrappeso o obesità è quella di “resistere” al confronto con gli amichetti e compagni di scuola che consumano regolarmente alimenti spazzatura che, da quando sono a dieta, loro non possono consumare. Ho sempre ritenuto che la migliore motivazione a seguire la dieta fosse ottenere risultati ma rimango, sempre più spesso, a corto di parole quando, a obiettivo ponderale raggiunto, mi si chiede se e quando si potrà tornare a mangiare come prima. Si tratta di una vera dipendenza da cibi e snack dal potente fascino. Questo è tutt’altro che casuale. Tutti i prodotti accomunati dal nome cibo spazzatura hanno una serie di caratteristiche comuni studiate per renderli più attraenti. Il contrasto tra consistenze (croccante-morbido), lo stimolo alla salivazione, la facilità con cui si sciolgono e si deglutiscono, la varietà sensoriale sono alcuni dei meccanismi utili ad esaltare l’esperienza sensoriale fino a produrre dipendenza.

L’industria di produzione e distribuzione del cibo spazzatura possiede una strategia fidelizzante a dir poco eccellente! I distributori automatici presenti in ogni dove (palestre, piscine e sale gioco) per favorirne “il recupero di quelle poche calorie consumate con l’attività fisica.

Le informazioni sul cibo spazzatura ci raggiungono anche a domicilio tramite la pubblicità. Dichiarare un singolo beneficio per la salute o la presenza di un singolo principio nutrizionale nascondendo i reali valori nutrizionali, l’utilizzo di immagini simboliche non sempre correlate al vero contenuto, facendo leva sulle emozioni empatizzando con la ricerca della migliore alimentazione rappresenta una strategia commerciale di successo.

 

È stata dimostrata una correlazione tra sovrappeso e obesità e diffusione di pubblicità alimentari per bambini. Negli Stati Uniti, il paese con il più alto tasso di obesità anche in età pediatrica, si è registrato un’inversione di tendenza negli ultimi anni anche grazie alla riduzione degli spot pubblicitari nelle fasce sensibili.

Il contributo del cibo spazzatura, specialmente se deriva da un consumo abituale, si somma all’elevato apporto di zuccheri, grassi saturi e calorie che caratterizza la dieta occidentale anche grazie allo sviluppo economico e industriale. L’essere umano, come spiegato dall’ipotesi del genotipo risparmiatore (thrifty genotype), è travolto da tanto cibo e disponibilità di energia, essendo lui geneticamente programmato al risparmio. Questo fenomeno è evidente in chi provenendo da paesi in via di sviluppo, raggiunge il nostro paese per viverci. La disponibilità di cibo con elevata densità calorica e a buon mercato è la causa dell’obesità in questi bambini le cui madri spesso riferiscono di non capirne il motivo, dato che il bambino non mangia diverso da altri suoi compagni.

La comunità scientifica fornisce importanti informazioni per sensibilizzare l’opinione pubblica sul ruolo di questo tipo di alimentazione e gli effetti sulla salute e sull’economia dei paesi più colpiti dal fenomeno. Un recente studio condotto dal dipartimento di salute pubblica dell’Università della California e pubblicato sul Bollettino dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha messo in relazione il numero di acquisti di fast food con l’andamento dell’indice di massa corporeo o BMI medio.

Consumare regolarmente cibi molto palatabili aumenta il potere del cibo e riduce la capacità di controllo. Il cibo spazzatura sembra possa inibire la sazietà sensoriale specifica ovvero lo stimolo ad assaggiare cibi diversi, come dimostrato da studi su animali da laboratorio di ricercatori australiani. La strategia per evitare la dipendenza da cibo spazzatura è quella di evitare il consumo regolare, così da non consumare cibo oltre i nostri bisogni fisiologici cadendo nella trappola dell’appagamento sensoriale. Ma non solo, se potessimo fare in modo di rimanere meno sul divano e davanti alla televisione cercando altrove esperienze stimolanti o, nella migliore delle ipotesi, svolgendo attività fisica, potremmo vincere la sfida con il junk food.

Uno dei nove punti prioritari del Global Action Plan for the Prevention and Control of Noncommunicable Diseases 2013-2020 dell’OMS  è “lo stop all’aumento del diabete e dell’obesità” attraverso la promozione del consumo di frutta e verdure fresche e globalmente con il miglioramento della qualità dell’alimentazione umana.