Approfondimento – Dalla guerra dei mondi all’immaginazione creativa

Queste mie considerazioni sono nate per cercare di dare una risposta “pensata” alle intense emozioni che ho provato per eventi come la guerra in Bosnia, il G8 di Genova, l’attacco alle Twin Towers e la strage dei bambini di Beslam; l’occasione di approfondirle mi è stata offerta  dal Centro Psicoanalitico di Roma che mi chiese di presentare un film sul  tema: “La violenza tra cinema e psicoanalisi”; tale richiesta derivava dal fatto che i colleghi  erano venuti a conoscenza di una mia  relazione  tenuta al Centro di Genova alcuni mesi prima  con la visione del film: “Il Signore delle mosche”,  del regista Peter Brook.

Proposi due incontri: nel primo programmai la visione dell’opera di Brook , nel secondo proposi  una serie di sequenze  di film di fantascienza.

Questa seconda proposta nasceva  dalla mia convinzione che  attraverso l‘aiuto dell’immaginario cinematografico, si possano bonificare, almeno in parte, le angosce depressive, che possono assalire tutti noi in concomitanza con eventi traumatici quali le guerre . A tale proposito, avevo vissuto un’esperienza molto importante  recandomi  ad assistere ad una conferenza tenuta a Genova  sull’argomento: “Cinema e Depressione” circa due mesi  dopo i fatti di New York; in quell’occasione ebbi modo  di confrontarmi con un  regista del Teatro Stabile di Genova. Durante il dibattito, avevo osservato che un programma notturno della RAI all’interno del quale il curatore (Ghezzi) aveva predisposto la visione d’alcuni film di fantascienza degli anni ‘50, come motivo di riflessione sull’attacco a New York, era stato più volte rimandato per dare spazio all’informazione. La fiction cinematografica era stata sacrificata per le notizie in diretta, da cui eravamo stati letteralmente bombardati.  Il regista, a questo proposito,  mi rispose che, durante l’inizio della prima guerra del Golfo, si trovava in un paese del nord Europa; di sera nella sua camera d’albergo, mentre guardava la televisione, era stato colpito e impressionato dagli avvenimenti. Si sentiva preoccupato e ansioso, stava saltando da un canale all’altro, quando si accorse che le scene di guerra, che stavano trasmettendo, appartenevano al film Apocalisse Now. Decise di rivederlo e si accorse che in quel modo, si sentiva  sostenuto ad affrontare emotivamente ciò che stava succedendo nella realtà.

Per  approfondire e chiarire  maggiormente quanto enunciato, vi presenterò  in sequenza stralci del mio lavoro in tre contesti diversi.

I°)-l’incontro  tenuto a Roma con il titolo: La violenza tra psicoanalisi e cinema di fantascienza;

II°)-la relazione tenuta sempre al Centro Psicoanalitico  di Roma  sul film : Il Signore delle mosche,  con alcuni  stralci del dibattito effettuato dopo la proiezione dello stesso  film  durante una mia lezione tenuta all’Università di Genova presso la Clinica Psichiatrica nel 1992 ;

III°)-alcune note sulla relazione con un mio paziente che, durante l’analisi,  partecipò al G8 di Genova .

I°)

La violenza tra psicoanalisi e cinema di fantascienza

Pensai di introdurre le sequenze tratte dai film con il radiodramma del 1938 di O. Welles, costruito sul  libro di H.G.Wells: “La Guerra dei Mondi” e  di iniziare quindi con il film :  La guerra dei mondi (regia B. Haskin, effetti speciali di Pal del 1953), in quanto ero stato colpito dal titolo del bellissimo e  fedele  documentario   di alcuni registi romani sugli avvenimenti drammatici del  G8 di Genova intitolato : “Un mondo diverso è possibile” che  rappresentava  l’alternativa  possibile  alla guerriglia insorta a Genova, in cui il rispetto dell’altro si era dissolto nelle nuvole di zolfo dei candelotti fumogeni e il mondo dei manifestanti e quello della polizia non ebbero nessuna possibilità d’incontrarsi e comprendersi sviluppando una violenza inaudita: Gli altri stralci li scelsi  fra  quelli proposti da Ghezzi ma mai proiettati per dare spazio, come  dicevo poc’anzi alla cronaca di guerra – La cosa da un altro mondo (Regia di C. Nyby ,prodotto da Hawks 1951); Il risveglio del dinosauro (Regia di E. Lourie,1953); Assalto alla terra (Regia di G. Douglas,1954); Ultimatum alla terra (Regia di R. Wise,1951) ; L’invasione degli ultra corpi (Regia di Don Siegel,1956); Blade Runner( Regia di R. Scott, 1982).

Orson Welles cercò, attraverso la trasmissione radiofonica sulla Guerra dei Mondi, di inviare un messaggio forte alla popolazione americana per metterla sull’avviso che,  con l’evento del nazismo e del fascismo,  si stava avvicinando a passi spediti la possibilità che scoppiasse un confitto mondiale le cui conseguenze sarebbero state imprevedibili e senz’altro drammatiche. Nel mondo si assisteva alle adunate naziste e fasciste. Franco aveva vinto la guerra civile in Spagna. La trasmissione, come voi certo sapete, suscitò un grande scalpore,  con reazioni emotive a volte eccessive, perfino di panico. Qualcuno pensò  che  i marziani avessero invaso gli Stati Uniti. Tuttavia Welles riuscì a scuotere l’opinione pubblica, inducendola a pensare che nel mondo, cosiddetto civile dall’altra parte dell’atlantico, si  stavano costruendo le fondamenta di un futuro di violenza e di guerra indiscriminata dopo che la convivenza dei popoli europei era stata minata dalla prima guerra mondiale ed aveva dato origine a regimi totalitari.

La Guerra dei Mondi di Haskin e Pal è un film del 1953, alcuni produttori avevano già pensato, dopo la trasmissione radiofonica di commissionare un  film a Welles,  ma poi gli alti costi di Quarto Potere e l’eccessiva e dispendiosa autonomia di Welles, fecero  si che l’idea di un film da lui diretto naufragasse. La produzione di Haskin, al contrario della trasmissione radiofonica di Welles, sembra aprire la strada a quei  film di SF , come “La cosa da un altro mondo” che proporranno tematiche da Guerra Fredda, in un periodo in cui il maccartismo mieteva più di una vittima, nell’ambito dell’intellighenzia  e della cultura americana soprattutto cinematografica:  il male, i nemici, i terroristi, attentano dall’esterno al nostro benessere,  alla nostra democrazia,  ai nostri valori.  Una visione paranoide in cui  il mostro è proiettato all’esterno (sono evidenti in questo senso per noi psicoanalisti  i riferimenti alla teoria dei gruppi di Bion, alla teoria di Fornari sulla guerra e la situazione atomica , che avremo occasione di sviluppare nell’analisi del film il Signore delle mosche). Nell’ultimo film di Spielberg che riprende il tema della Guerra dei Mondi con chiari riferimenti all’11 settembre, vediamo che gli alieni trovano già il terreno preparato per la loro invasione all’interno e nelle profondità del sottosuolo del New Jersey. Ma già e, secondo me, con maggiore incisività  tematica, ,troviamo nei film: Il Risveglio del Dinosauro e Assalto alla Terra , in cui gli effetti speciali  non sono paragonabili a quelli abbaglianti e splendenti utilizzati da Spielberg , il motivo del mostro interno e non solo; è rappresentato e presente anche il tema della  caccia alle “streghe” o meglio agli “alieni”. Seconta la trama di questi films, i mostri provengono  dalle profondità dei ghiacci dell ‘Antartide o dal  deserto  della California nel momento in cui l’uomo si avventura nell’esplorazione scientifica al di là  del conosciuto e riesce ad arrivare al raggiungimento di mete tecnologiche impensabili, come sono impensabili i loro  effetti sull’umanità : ad esempio la fissione dell’ atomo che consente la produzione della  bomba atomica.  Ecco allora che il mostro affiora, non dagli spazi esterni, ma dalla profondità dei ghiacciai perenni e del deserto. A questo proposito vorrei citarvi le parole di Nielsen, nel suo libro “L’universo mentale nazista” (2004 Ed .Franco Angeli), che traggono spunto dal lavoro di Romolo Rossi sull’Unheimlich  (Rivista di Psicoanalisi,1982).

“…il tenere fuori l’Unheimlich,, l’inquietante,  il perturbante non familiare dei contenuti mortiferi, ,aggressivi e violenti di ciascuno di noi diviene solo una modalità difensiva per sentirci normali. Nel momento in cui la consapevolezza dell’Unheimlich manca, il concetto clinico di normalità viene infatti a coincidere con la micro-maniacalità, quel tanto di trionfalismo e di negazione, di iper-valutazione di sé, che allontana inesorabilmente dalla verità e dalla realtà”

Negli ultimi tre film citati,  possiamo vedere proprio il tentativo di rispondere all’incontro/scontro tra mondi e  all’emergere della violenza che ne deriva.

In Ultimatum alla Terra,  Klatu alla fine chiarisce lo scopo della sua visita alla Terra: aderire ad una federazione intergalattica per impedire la guerra e la violenza tra mondi attraverso una polizia costituita da robot. Una convivenza  non certo perfetta, ma che funziona. A questo proposito, sono del tutto pertinenti le osservazioni di Freud nel suo articolo del 1915, Le Considerazioni attuali sulla guerra e la morte, e nel carteggio con  Einstein  sul perché della guerra.

Freud, in questi due scritti,  è profondamente deluso perché era supponibile che  proprio i popoli europei a cui sono dovuti i progressi tecnici per il dominio della natura nonché i valori della cultura, dell’arte e della scienza, giungessero a risolvere per altre vie, non con la guerra, i loro malintesi e i loro contrasti d’interesse. Delusione e spaesamento, dunque, sono i sentimenti di Freud,  ma proprio a partire da questi interviene il contributo intellettuale dell’indagine psicoanalitica. Essa ci ha insegnato,  continua Freud,  che i moti pulsionali originari, né buoni né cattivi in verità, non sono mai estirpati negli esseri umani. Tali moti possono compiere un lavoro trasformativo – inibizione, deviazione, repressione, sublimazione – il cui esito finale rimane però fragile ed esposto a improvvise regressioni, proprio per la natura plastica della vita psichica umana. La regressione, d’altronde, è la caratteristica che quotidianamente si compie nella vita onirica dove, come nella guerra, la psiche dismette ogni giorno i suoi abiti civili per esprimere indisturbata il suo ritorno a uno stadio più antico della vita psichica.

Gettato questo ponte tra la follia della guerra e la micro-follia quotidiana della vita onirica, abbiamo quantomeno la possibilità di comprendere in via profonda la guerra, come fenomeno purtroppo niente affatto estraneo alla nostra psiche.

“Le chiedo scusa se le mie osservazioni L’hanno delusa”, Freud scrive alla fine a Einstein, ma precisa che rimane una possibile speranza di contenimento delle forze distruttive,  proprio nel lavoro psichico della ‘evoluzione civile’.  Tutto ciò che la promuove, conclude Freud, “lavora anche contro la guerra”.

Il messaggio del film però non si esaurisce  con il “lavoro” della Federazione Intergalattica, forse discutibile, ma che funziona  contro la Guerra tra mondi, ma si esprime altresì con le parole incomprensibili : Klatu Barata Nicto come afferma Vivian Sobchack in un suo saggio sulla fantascienza:

“Questa frase, attraverso la sua struttura ritmica e grammaticale interna, non crea soltanto una musica, ma anche una risonanza straordinariamente fantasiosa .

Il significato della frase nel suo contesto cinematografico  è insieme accessibile e difficile  da afferrare; le parole raggiungono un equilibrio delicatissimo  tra senso e non senso, tra comunicazione logica e litania magica. Le parole stesse sono meravigliose perché ci fanno riflettere all’infinito e le parole  per un po’ evitano la distruzione, impediscono al robot ritorsioni per la morte di Klatu.”

Forse è il cinema che ci fa riflettere o pensare, diremmo noi psicoanalisti, nel senso di Bion, attraverso l’immaginazione, la reverie, oppure è proprio il pensiero immaginativo che ci aiuta ad  evitare la distruttività .

L’invasione degli ultra corpi di Don Siegel  considerato da tutti i critici il più bel  film di fantascienza degli anni 50’, è stato però spesso e volentieri accusato di essere il più intransigente per quanto concerne il suo messaggio maccartista  e anticomunista.

Il regista Siegel ha sempre escluso la presenza di tematiche puramente  anticomuniste nel racconto, considerando in realtà il film una riflessione  più ampia sugli errori del conformismo.

Il film è quindi una metafora della paura di diventare come gli altri, dell’angoscia del futuro  e di una società che annichilisce l’individuo e rende tutti eguali.

L’uomo che spaurito si trova dinanzi ai mostruosi mutamenti della società, ancora più mostruosi perché impercettibili, cerca di lottare ma  si arrende ad un mondo che ha scelto di evitare la distruttività come l’amore e quindi di annichilire la vitalità creativa verso relazioni prive di sentimenti e avvolte in una drammatica chiusura narcisistica dove le emozioni e gli affetti si trasformano in simulacri contraffatti, inseriti in una sorta di stato autistico e divenuti ormai oggetti autistici.  Meltzer (Amore e timore della bellezza,1988,Roma) elaborando il pensiero di Bion,  ha teorizzato la possibilità che la nostra evoluzione mentale dipenda dalla risoluzione di ciò che lui definisce: “Il conflitto estetico”. Egli  ha osservato nei suoi studi sui bambini autistici come il bambino piccolo venga veramente travolto da sentimenti appassionati per la bellezza materna e che ciò determina un dolore insopportabile e genera un conflitto dovuto alla bellezza dell’oggetto e alla sua bontà e pone il problema della tolleranza di questa bellezza. La bellezza del mondo e la sua condensazione nella figura della madre, del suo seno e del suo viso, avvolge il neonato, ma porta al suo seguito la più acuta sofferenza di incertezza sulla sua persistenza. Questa incertezza implica una tolleranza depressiva di fronte all’impatto dell’oggetto estetico, per cui al bambino si presentano due vie:

-o ridurre la sua reazione appassionata non guardando il seno e non vedendo la bellezza di questo oggetto, che suscita la sua passione  o,  nel caso più drammatico, fantasticare di attaccarlo e distruggerlo.

-oppure come seconda scelta,  cercare di risolvere il dilemma attraverso la conoscenza di questo oggetto.

Nel film Blade Runner l’unico della serie non appartenente agli anni ‘50 ma certamente uno dei migliori film in assoluto di fantascienza e non solo, notiamo subito che Deckart, il protagonista,  sta vivendo un momento difficile  della sua vita: la moglie che lo chiamava “pesce freddo”, forse si è separata da lui. La vita di ex poliziotto, cacciatore di replicanti non sembra esaltarlo, anzi la sua condizione sembra quello di un uomo solo, triste e senza prospettiva.

Gli fa eco l’ambiente di una Los Angeles del 2019,  grigio, piovoso, degradato e soffocante. Il cui linguaggio, commistione di più lingue, come ha  commentato Rella,(Metamorfosi , Immagini del pensiero ,1981Milano) è disarticolato e gergale, e non sembra permettere comunicazioni sofisticate. Lo stesso ologramma della pubblicità, sonorizzato come un mantra orientale, non riesce a veicolare stimoli, anche se commerciali, all’immaginazione.

La tecnologia è ridotta, ad esclusione della Tyrrell Corporation, a una sorta di produzione artigianale, la scienza non ha mantenuto in questo mondo le premesse di certezza e chiarezza.

La città appare come un labirinto disegnato da Piranesi, in cui titani, giganti, fantasmi e mostri,  mascherano impotenza e sterilità.

In questa realtà lo stato di  malinconica di Deckart possiede in sé le premesse di un’evoluzione verso una possibilità d’ introspezione, che lo trasformi in una nuova condizione umana. Ma perché ciò possa verificarsi, occorre l’impatto di un evento tremendo per il protagonista del film. Tale evento si annuncia con la discesa dall’off-world degli angeli – androidi :

“Avamposto gli angeli caddero,  profondo tuono riempi le loro rive, bruciando con i rovi dell’orco.”

L’umanità,  all’apice della sua potenza tecnologica,  ha costruito androidi  simili all’uomo, ma appare regredita e bloccata sul piano degli affetti, dell’immaginazione e dello slancio vitale. Paradossalmente saranno proprio loro, i replicanti-angeli caduti dal cielo, rappresentati  magnificamente dai personaggi di Roy e Rachel, con la loro carica di violenza e di pathos, a sconvolgere l’uomo (Deckart) e a rivitalizzare i suoi sentimenti e passioni, con la rinascita dei quali egli inizia a dubitare, ad amare e a pensare.

I replicanti non hanno ricordi, come gli angeli e gli animali essi vivono in eterno presente e per questo invidiano l’uomo e la sua possibilità di vivere in un mondo intermedio situato tra il sensibile e l’intelligibile,  attraverso l’evocazione dei ricordi passati, pregnanti di affetti, e la loro trasformazione in immaginazione creativa per accedere al pensiero ed affrontare i quesiti che il tempo presente impone.

L’uomo a sua volta necessita dell’ ”angelo”, per compiere l’impresa di intraprendere un nuovo cammino verso la conoscenza che richiede uno straordinario mutamento nelle sue convinzioni e nei suoi preconcetti, una sorta di mutamento catastrofico citando e  secondo  Bion.

Un evento, cioè, determinato dall’emergere di un’idea nuova e dall’azione che essa può scatenare nella mente di un individuo, nel gruppo, in una seduta psicoanalitica o nella società. Per Bion un’idea nuova ha in sé un grande potenziale distruttivo, che sconvolge in modo minore o maggiore la struttura del campo in cui si manifesta. Una struttura si trasforma in un’altra attraverso momenti di disorganizzazione, dolore e frustrazione: la crescita o meno sarà in funzione di queste vicissitudini.

L’incontro tra Deckart e Rachel avviene, infatti,  in un contesto terribilmente violento e distruttivo. Rachel, il cui nome rappresenta la sapienza divina, nel senso di conoscenza trascendentale,  può personificare altresì il funzionamento mentale della reverie che si fa strada nel pensiero di Deckart che può iniziare a provare sempre di più sentimenti d’amore e di compassione. .

Come abbiamo visto è l’incontro con l’unheimlich, con il “mostro”, che ci permette di pensarlo nella misura in cui non neghiamo la sua presenza e  quindi di  riuscire, attraverso lo sforzo della nostra immaginazione, a raggiungere un cambiamento di prospettiva  nei confronti delle angosce che insorgono di fronte alla nostra violenza interiore.

Ciò che purtroppo  non è avvenuto durante il G8 di Genova,  dove i manifestanti pacifisti si sono trovati schiacciati tra l’estremismo repressivo della polizia e quello della violenza gratuita dei Black Block non essendoci stata possibilità di dialogo  tra i presenti in Piazza . Dal vertice psicoanalitico diremmo che non c’è stata un’ integrazione delle parti scisse: polizia e Black Block. Di questo ne hanno fatto le spese la maggior parte dei manifestanti aggrediti e malmenati brutalmente dalla polizia e alcuni quartieri di Genova che hanno subito devastazioni  da parte dei Black Block, senza che la Polizia riuscisse a contenerli ed impedire loro le azioni distruttive.

II°)

Il Signore delle mosche.

TITOLO ORIGINALE:Lord of the flies

PRODUZIONE G.B.-1963-b/n

REGIA:  Peter Brook.

INTERPRETI: James Aubrej, Tom Chapin,

Hugh Edwards, Roger Elwin

Un aereo con una ventina di scolari inglesi cade (sembra che stia iniziando una guerra nucleare) su un’isola deserta: i ragazzi dapprima sono uniti,  ma poi prende il sopravvento un gruppo che regredisce allo stadio tribale,  dedicandosi al culto di una testa di cinghiale: il “Signore delle mosche”, eufemismo biblico per Satana. (Breve scheda tratta dal “Dizionario dei Film”, a cura di P. Margheriti Ed.Baldini e Castoldi, Milano,1993)

Sta per scoppiare un conflitto atomico, e la domanda che il film pone immediatamente è questa: sopravvivranno gli uomini e le loro istituzioni di fronte a tale violenza distruttiva?

Sulla spiaggia, dopo essere usciti dalla fitta foresta, incontriamo Ralph e Piggy, che si chiedono se ci sono altri sopravvissuti.

Sembrano due ragazzini riflessivi,  una volta si sarebbe detto giudiziosi. Ralph ricorda il padre, autorevole comandante di marina, Piggy la zia. I soli bambini di cui possiamo conoscere qualche informazione intorno alla loro famiglia , rappresentata da un padre o da una zia, che appaiono ai ragazzi figure di riferimento autorevoli da prendere come esempio. Certo,  Piggy  è obeso e affetto da una forma d’asma   ma i conflitti interni di cui potrebbe soffrire non sembrano  escludere la sua capacità di osservazione e di giudizio.

Il ritrovamento della conchiglia permette di richiamare gli altri dispersi e ne comprendiamo subito il suo valore simbolico di assemblea.

Poi scorgiamo i ragazzi del coro, che in fila ordinata e cantando il  Kyrie arrivano al luogo dell’adunata, marciando sulla spiaggia. Dal gruppo appena arrivato emergono Jack e Simon;  Jack è il capoclasse e il capo coro, ma non sembra possedere figure interne autorevoli, infatti si chiede come potranno risolvere il loro problema di sopravvivenza senza adulti. La sua domanda, del tutto legittima,  sembra però troppo ovvia e legata ad una concezione della società molto gerarchica, dove tutto funziona se prima ci sono gli adulti che insegnano e, dopo di loro  i capiclasse, i capi coro ed infine i ragazzi o i bambini come semplici gregari.

Simon, pur essendo uno studente del coro, risulta diverso dagli altri ragazzi.  Sembra più sensibile e delicato di loro perché, appena arrivato nel luogo dell’adunata, sviene e poi nella sequenza dell’esplorazione dell’isola è l’unico bambino che con dolcezza accarezza una lucertola e con ammirazione contemplativa osserva un fiore esotico. Jack, al contrario,  esprime un disinteresse e disamore verso ciò che non è immediatamente utilizzabile per un “cacciatore”, per lui lo scopo primario è procurarsi del cibo e l’evento più importante è la scoperta del maialino.

Ritornati dall’esplorazione dell’isola,  i ragazzi  relazionano all’assemblea le scoperte effettuate ed emerge in loro l’orgoglio per l’origine inglese ed aristocratica, che li spinge ad organizzarsi razionalmente. Essi eleggono democraticamente un capo:  Ralph, dopo di che  decidono la suddivisone funzionale dei compiti per affrontare la sopravvivenza.  Pare quindi delinearsi la nascita di un gruppo di lavoro finalizzato alla collaborazione e al raggiungimento degli obiettivi concernenti la possibilità di salvezza. Ma le paure e le angosce temporaneamente sopite emergono attraverso Perceval, che si fa portavoce della probabile esistenza di un mostro sull’isola . Perceval, come il suo omonimo della ricerca del Graal o come il coro della tragedia greca, non dobbiamo dimenticare che Brook è soprattutto un registra teatrale, è colui che deve porre  la domanda, dalla cui risposta dipenderà o meno la salvezza del gruppo. E’ come se Perceval ammonisse gli altri bambini in questi termini:”Dobbiamo fare i conti con qualcosa di ignoto, ma che esiste, sta a noi individuare se è all’esterno o dentro di noi. Ha la forma di un mostro perché rappresenta le nostre angosce di bambini sperduti su un’isola deserta senza adulti, mentre è in atto la prospettiva di una guerra atomica, che significherebbe una frattura senza precedenti delle condizioni di convivenza civile antecedenti. Ci troviamo allora di fronte ad una scelta:  o accettare la frustrazione il dolore di questa nuova realtà per una crescita e maturazione individuale o di gruppo, oppure intraprendere altre vie, e  la più terribile sarebbe proprio quella di negare l’origine interna del mostro.”

L’idea di accendere il fuoco per richiamare l’attenzione di eventuali soccorritori, viene accolta dall’assemblea con entusiasmo. Il fuoco, che possiamo considerare in questo contesto il simbolo della luce della ragione e strumento di salvezza,  prevale di fronte alle angosce sull’esistenza del mostro. Gli occhiali di Piggy, utilizzati come lente che riflettendo il sole accende la paglia ,potrebbero anch’essi di “riflesso” rappresentare la percezione e la conoscenza. Notiamo però che l’utilizzo degli occhiali di Piggy avviene in modo brusco e violento da parte di Jack. E in modo improvviso il fuoco si spegne, impedendo la possibilità che venga scorto da un aereo in volo sull’isola.

Il sotto-gruppo specializzato nella caccia, capitanato da Jack con il compito di vegliare il fuoco, troppo coinvolto nel tentativo di catturare un maialino, e quindi spinto dal bisogno immediato di procurarsi  il cibo, si dimentica di questa mansione.

Il bisogno immediato di cibo e l’entusiasmo per la caccia conseguente, prevalgono sulla necessità di considerare anche l’altra possibilità  di sopravvivenza legata al fuoco come segnale d’aiuto, ed  espressione altresì della capacità di saper aspettare il soddisfacimento pulsionale, e così di apprendere a “pensare”.

Possiamo individuare nell’euforia ipomaniacale dei cacciatori per l’uccisione del maialino, espressa dal canto rude e violento :”Viva la caccia, viva la guerra”, un tentativo di difesa di fronte alla consapevolezza dell’angoscia depressiva attraverso la negazione della loro condizione di bambini soli e abbandonati, in balia di pericoli interni ed esterni,che  Perceval aveva evidenziato parlando nell’assemblea del mostro.

Possiamo supporre, inoltre, come la rottura di una lente degli occhiali di Piggy da parte di Jack, dopo essere stato rimproverato da lui per aver lasciato spegnere il fuoco, rappresenti un tentativo di attacco alla percezione e  al pensiero e quindi  alla presa di coscienza della realtà in cui si trovano.

Malgrado questa frattura iniziale, dovuta allo spegnimento del fuoco, il gruppo si ricompone. Jack durante l’assemblea ammette:”sì, abbiamo sbagliato, ma adesso dobbiamo proteggervi dal mostro”, e si ripropone come il leader del sottogruppo dei cacciatori.

Percepiamo però, in questi avvenimenti,  la possibilità di future e più inquietanti  fratture tra una parte ristretta di ragazzi Ralph, Piggy e Simon, che cercano di affrontare la realtà con la riflessione e il pensiero, ed un’altra più numerosa con a capo Jack, che sembra tendere ad organizzarsi come gruppo, dominato dall’assunto di base Attacco e Fuga  che necessita, per sopravvivere, di trovare nemici da attaccare: il maialino Piggy la coscienza razionale e critica, (il cui nomignolo ci suggerisce un altro maialino) e il mostro.

Il primo tempo del film finisce con Ralph e Piggy che dialogano, mentre è in corso il tramonto sulla spiaggia, preoccupati di non riuscire  a controllare l’unità del gruppo, per di più dopo che  Perceval ha riproposto l’esistenza del mostro, affermando di averlo visto strisciare mentre usciva dal mare. Notiamo che nel colloquio tra  Ralph e Piggy, Simon è presente ma silenzioso. Il suo silenzio sembra essere dovuto al timore di non essere preso in considerazione, come è avvenuto quando,  nella risposta a Perceval sul mostro, aveva suggerito all’attenzione del gruppo questo pensiero: ”Forse siamo soltanto noi che ce lo immaginiamo”.

Osserviamo nella seconda parte del film un crescendo di violenza e distruzione, che culmina con l’uccisione di Simon e Piggy e il tentativo non riuscito nei confronti di Ralph. Un’evoluzione sempre più drammatica verso l’eliminazione nel gruppo dello sviluppo e crescita del pensiero, sia nella sua componente”contemplativa”, appannaggio di Simon, che in quella razionale, appannaggio di Ralph e Piggy.

Dopo che il mostro è stato “scoperto” da due bambini e riconosciuta quindi la sua esistenza esterna al gruppo, il gruppo si scinde definitivamente. Da una parte Jack e i cacciatori, che si dipingono il viso come guerrieri selvaggi, divenuti ormai un gruppo, dominato dall’assunto di base Attacco- Fuga, che ha trovato il suo nemico da combattere; dall’altra Ralph e Piggy, che cercano ancora di mantenere il fuoco acceso, rappresentando in tal modo un ultimo barlume di ragione, mentre Simon decide di esplorare e di apprendere da un’esperienza diretta se il mostro esiste veramente.

E’ molto suggestivo lo stacco ripetuto che Brook effettua, oscillando l’inquadratura sui cacciatori alla ricerca di un altro maialino e  sui ragazzi in spiaggia intenti ad occuparsi del fuoco,  per sottolineare la contrapposizione tra i due gruppi e la scissione ormai avvenuta.

La colonna sonora intanto ripropone ossessivamente il canto del Kyrie, che ormai non riesce più a svolgere il suo compito di richiamo ai meccanismi difensivi della formazione reattiva o della sublimazione nei confronti dell’aggressività anale, che si manifesta direttamente con espressioni  ormai solo scurrili quali:” Piggy è un sacco di merda ”,”tu lecchi sempre il culo a Piggy”, “gliel’ho infilato nel culo ”.

Simon, dirigendosi verso la montagna per scoprire la verità,  incontra la testa di un maialino infissa su una lancia e offerta da Jack al mostro. Si sofferma di fronte a questa in meditazione, come se preavvertisse l’imminente catastrofe, non più dilazionabile in quanto il gruppo dei cacciatori, per esistere come gruppo regolato dall’assunto di base Attacco e Fuga, deve identificarsi con l’aggressore (il mostro), il quale a sua volta per esistere necessita di vittime da sacrificare, in un circolo perverso dove viene negata la ragione e il pensiero. I cacciatori infatti, poco dopo, attaccano lo sparuto gruppo di Ralph e Piggy per rubare gli occhiali di Piggy ed iniziare la festa con il pasto tribale del maialino catturato. Ralph e Piggy, avviliti, delusi e affamati si associano a loro, con una partecipazione distaccata, mentre la festa si svolge in un crescendo di danze frenetiche ed indemoniate, dove l’eccitazione raggiunge livelli parossistici, solo in parte attenuati dalla scarica motoria.

Inizia a piovere e a tuonare, Simon dalla foresta sta correndo verso di loro sulla spiaggia per annunciare la scoperta della verità : il mostro non è altro che un pilota morto, arrotolatosi nel suo paracadute, dopo essersi sfracellato sulla roccia, ma scambiato egli stesso per il mostro viene ucciso, infilzato dalle lance di legno.

Dopo queste sequenze drammatiche,  il gruppo si placa con la convinzione che il mostro si sia trasformato in Simon, per cui ogni presa di coscienza dei sensi di colpa si allontana e viene negata, ma ormai il gruppo, identificatosi completamente con il mostro,  ha bisogno di altre vittime.

La prima è stata Simon in quanto personificazione del pensiero intuitivo e contemplativo, la seconda sarà Piggy, interprete della coscienza razionale, il cui nomignolo si spoglia di ogni valore simbolico, mentre precipita sugli scogli con ancora in mano la conchiglia. Ed  infine Ralph, controparte di Piggy che si salva , dopo essere diventato una preda braccata nella foresta, per l’arrivo dei marinai, sbarcati sulla spiaggia dell’isola in loro soccorso.

Il canto del Kyrie accompagna i titoli di coda come a significare che il Super-Io riprende  il controllo sull’Es e si ripropone come tutore dell’ordine, delle istituzioni e della civiltà;  ma alla domanda iniziale non possiamo dare una risposta convinta, perché  non riusciamo completamente a capire dal contesto narrativo, se la guerra è effettivamente iniziata, è finita o è ancora in corso.

Dibattitto effettuato dopo la proiezione del film, avvenuto durante una mia lezione tenuta all’università di Genova presso la clinica psichiatrica nel 1992 ;

D: A proposito dell’ossessività come formazione reattiva delle pulsioni anali evacuative ed aggressive,  ho pensato a  Reich, ai suoi studi sul carattere e sulla psicologia di massa del fascismo.

R: Reich sviluppò il concetto di carattere nell’ambito della teoria psicoanalitica, secondo lui la stasi sessuale rappresenta la fonte energetica della nevrosi, e la libido rimossa non si lega ai sintomi soltanto, ma viene utilizzata dall’Io ai fini della costituzione del carattere, per cui l’analista si trova ad affrontare  in analisi, prima dei sintomi del paziente,  le sue difese catteriali. L’analisi, affrontando la “Corazza Caratteriale” del paziente, rompe l’equilibrio nevrotico tra le istanze dell’Es e i contro-investimenti dell’Io, scatenando nel paziente un investimento aggressivo del transfert: Reich (L’analisi del carattere,1973 Milano),  fu quindi il primo analista a porre l’attenzione in modo sistematico sull’aggressività nel transfert. Egli inoltre considerò l’aggressività e le sue manifestazioni estreme come il sadismo,  il prodotto della repressione sessuale, determinata dalla società e dalla famiglia. Pensava infine, che il carattere anale venisse favorito, in particolare, da una società di tipo capitalistico e fortemente industrializzata, ai fini della produzione, per formare personalità gregarie e subordinate all’autorità. Servili e masochisticamente devote ai superiori, pronte poi a  riversare aggressivamente e sadicamente le loro frustrazioni sui subordinati.

Jack potrebbe rappresentare un prototipo di questo tipo di personalità

D: La violenza e il sadismo di massa stanno di nuovo imperversando nel mondo. Penso alla guerra di Bosnia, alla teorizzazione della pulizia etnica. Mi chiedo quale sia la spinta dei soldati serbi a purificare il loro territorio dalla presenza dei bosniaci, anche attraverso ciò che mi sembra un incredibile paradosso: violentare e stuprare le donne mussulmane  perché mettano al mondo figli serbi. Mi riesce difficile da comprendere come il concepimento di un figlio avvenga,  invece che con un rapporto d’amore,  con un atto di estrema violenza.

R::Per Fornari (Psicoanalisi della guerra,1970,Mialno),  la guerra dipenderebbe dal fornire una forma di sicurezza di fronte a terribili entità fantasmatiche,  attraverso un’operazione che trasformi tali entità,  inaffrontabili e invulnerabili in un nemico esterno in carne ed ossa, che possa così essere realmente affrontabile e colpito. Nel film vediamo chiaramente questo aspetto col proporsi, man mano,  con tentennamenti e negazioni, l’esistenza del mostro come realtà esterna.

Per Fornari la guerra è inoltre, paradossalmente, una scelta d’amore, cioè la negazione delle fantasie ambivalenti nei confronti dell’oggetto d’amore, per cui  il polo dell’ambivalenza rappresentato dall’odio viene scisso e proiettato all’esterno verso i nemici, ad esempio i bosniaci e le loro donne, dalle quali però si desidera avere dei figli per amore della Grande Serbia

III°)

Un paziente che partecipò ai G8 di Genova durante la sua analisi

Il paziente era  un sociologo  che lavorava  come consulente di aziende per la formazione del personale e per i problemi di Marketing.

Viveva ancora con i genitori dopo una convivenza di circa un anno con una donna sua coetanea dalla quale si era poi separato.

Soffriva di una sintomatologia ossessiva con rimuginazioni di carattere filosofico e religioso  a volte così intense e tali da produrgli, spesso, delle fortissime  emicranie con scotomi scintillati per le quali doversi recare al pronto soccorso per una terapia antidolorifica urgente.

Il mondo di  Shangri-la , la terra beata dove non esistono malattie e non si invecchia,   sarà spesso presente nel corso dell’analisi, come rifugio nel momento in cui  riviveva  se stesso come il bambino zingaro di un sogno, che appariva improvvisamente a giocare con lui e le due sorelline,  tutti bellissimi e biondi. Questo gli ricordava  la sua forte sensazione di non essere stato apprezzato dal padre che  lo denigrava in quanto non riusciva ad imparare con profitto la matematica, materia d’insegnamento del genitore presso un prestigioso Liceo della città, e per la disattenzione materna nei suoi confronti in quanto impegnata nell’ accudimento delle sorelline,  nate pochissimi anni dopo di lui.

Nel transfert venivo spesso  paragonato al Budda sorridente delle raffigurazioni tibetane da cui si sentiva  protetto e amato e che non  interferiva  con le sue convinzioni religiose.

L’ambivalenza nei miei confronti mi trasformava da Budda misericordioso e padre tenero in un ricco borghese infatuato di Berlusconi; a questo proposito mi diceva: “un po’ come lo sono tutti gli psicoanalisti” . Oppure diventavo un esoterista seguace di Evola e Guenon e nemico del suo credo  religioso.

In questa fase  dell’analisi presentava  forti e intense pulsioni a bestemmiare in ambienti religiosi .

In quel periodo della sua analisi affrontammo  la sua necessità  di vivermi, da una parte  come una figura idealizzata, carismatica e potente in grado di aiutarlo e proteggere e, nello stesso tempo, una  figura paterna con grandi mezzi sia culturali che di censo, dai quali si sentiva schiacciato e reso impotente  rivivendo nel transfert il bambino zingaro del sogno.

Ritornavano allora  considerazioni sul padre -uomo di grande ingegno-   ma che non era  riuscito a diventare un professore Universitario, mentre lui era riuscito a superarlo guadagnando  molto di più  e diventando un abile imprenditore .

Questa lotta interiore vissuta attraverso la relazione transferale  nel tentativo di comporre la scissione ebbe  una svolta con il G8 a Genova dove egli,  militante  di sinistra, voleva  manifestare  con rabbia  contro i potenti del mondo rappresentati da Berlusconi.

Apparvero quindi  nel paziente,  in concomitanza e dopo l’evento,  fantasie di notevole violenza  (l’analisi veniva condotta a Genova ed entrambi vivevamo proprio nel centro della città),  con grande difficoltà da parte sua  ad integrare gli aspetti  scissi del  bambino  biondissimo con quelli del povero zingaro del sogno e quelli di una figura paterna molto odiata  con quelli di un padre molto idealizzato.

Emerse allora in analisi  il padre del giovane ucciso dalla polizia durante  il G8,  caratterizzato dal paziente per la sua bontà, per la sua militanza nella sinistra e per avere dato al figlio ottimi insegnamenti morali  e che egli considerava  l’opposto in assoluto di Berlusconi,  l’imprenditore, il manager teso esclusivamente al profitto ed ai propri interessi particolari .

Questa violenza così forte che provava nei miei confronti con l’angoscia di distruggermi  e così perdermi come valida figura paterna  che poteva accettare di interiorizzare, trovò uno sbocco  che ci aprirà poi la strada per considerare l’eventualità di finire l’analisi, con il racconto  di un film che aveva da poco visto : Ufficiale  gentiluomo .

Il paziente,  nel film,  apprezzò soprattutto la scena del combattimento tra l’allievo ufficiale e il sergente istruttore  sul ring, si trattava, secondo il paziente, di una lotta inevitabile per poter accettare senza umiliazione e senza disprezzo  l’importanza degli insegnamenti dell’istruttore  e congedarsi da lui con riconoscenza e commozione .

Rivisitò così le figure di Berlusconi e del padre di Giuliani: mi disse che in fondo, Berlusconi,  aveva  anche delle qualità  perché era un imprenditore affermato che si era fatto da sé, un po’ come il paziente stesso, e che   si poteva  benissimo non essere politicamente d’accordo con lui ,  ma che non era possibile negare  alcune sue qualità comunicative; per contro,  era venuto a sapere che il giovane Giuliani, ucciso durante il G8, aveva lasciato la famiglia  perché in conflitto con il padre, forse non così autorevole come egli aveva  pensato.

Conclusione

Come abbiamo potuto osservare,   uno degli aspetti fondamentali nella guerra,  nella guerriglia, nella relazione analitica,  è la scissione tra il sé idealizzato e il sé denigrato proiettato sull’oggetto;  ricomporre la scissione diventerebbe, quindi, una necessità fondamentale per raggiungere una sorta di pace interiore e il tenere fuori l’Unheimlich, cioè l’inquietante, il perturbante non familiare dei contenuti mortiferi, aggressivi e violenti di ciascuno di noi diverrebbe solo una modalità difensiva per sentirci normali o politicamente corretti.

Un altro aspetto emerso dal lavoro è l’importanza attribuita alla rèverie e all’immaginazione creativa per comprendere e contenere la violenza e quindi alla sinergia tra psicoanalisi e cinema come mezzo, macchina   per pensare.

Come analista ho cercato di dare delle risposte,  aiutandomi con il cinema, nel senso che il cinema ha favorito la mia capacità di reverie:

ad affrontare per esempio l’esplosione di violenza del mio paziente nella  relazione transferale, durante gli eventi del G8 attraverso frequenti immagini controtransferali dei film di fantascienza di cui vi ho menzionato precedentemente o del film Il Signore delle mosche in un momento in cui io stesso ero emotivamente partecipe  alle angosce  per la violenza che si perpetuò in città e il mio stato d’animo non era certamente distaccato e neutrale. In prossimità  del mio studio -abitazione era stata montata una grata che divideva il mio quartiere dal Centro congressi, sembrava di vivere in una città sotto assedio,  dove si respirava un ‘atmosfera di profonda tensione e di presagi di  distruzione e violenza ;

ad affrontare le mie e angosce e quelle dei miei pazienti e dei miei familiari sulla possibilità di un evento catastrofico che poteva coinvolgere tutto il mondo , quando neppure un mese e mezzo dopo gli eventi del G8 di Genova, mio figlio, durante un intervallo dal lavoro con i pazienti, mi informò  di aver visto alla televisione la distruzione delle Twin Towers e che secondo lui era scoppiata la terza guerra mondiale ;

e infine ad affrontare la strage dei bambini di Beslan e a tanti,  tanti altri eventi di distruzione.

Non so, per concludere,  se noi analisti possiamo o siamo in grado di rispondere appieno al quesito che tanto ha arrovellato teologi e mistici :si Deus est unde malum et si non est unde bonum?