A proposito di psicoanalisi e crisi

Cono Aldo Barnà

Gli psicoanalisti fanno esperienza della crisi, come tutti, nelle loro vite, nel clima sociale e culturale che li circonda, nelle difficoltà organizzative e di espressione della loro disciplina e, come per ogni altra cosa, nell’ascolto partecipe e attento dei loro pazienti. Si orientano e si articolano rispetto a  questa ricca osservazione, attraverso il metodo, a lungo appreso ed esercitato, dell’identificazione partecipe o del contro-transfert per dirlo con un termine tecnico gergale. Il vertice che la loro disciplina ha specializzato appartiene a una ricca e complessa ermeneutica del soggetto e delle determinati profonde inconsce della sua espressione esistenziale. Anche l’agire politico e la storia delle condotte collettive, delle dinamiche familiari, dei piccoli gruppi, delle istituzioni, così come delle emergenze sociali e della cultura dominante, interrogano proficuamente il vertice interpretativo degli psicoanalisti che si è anche, da sempre, misurato con le fenomenologie sociali, a partire dagli scritti sociali di Freud, per continuare con tante altre analisi socio-culturali prodotte nel tempo da molti autori eredi del suo metodo.

Rimane comunque opportuno sottolineare la problematicità e i rischi di questa estensione del metodo e la necessità di una sua giusta articolazione e/o confronto con altri validi strumenti osservativi e interpretativi dei fenomeni socio-culturali e del loro divenire. L’esposizione della psicoanalisi nell’interpretazione dei mutamenti sociali, culturali e finanche antropologici, rischia infatti di danneggiare la discrezionalità, la serietà e la prudenza della comprensione che ogni giorno esercitiamo rispetto alle motivazioni e al divenire delle condotte che giungono alla nostra osservazione e che soprattutto chiedono la nostra “cura”. Freud, attingendo alla sua formazione, ha adoperato il mito di Edipo come metafora di uno snodo significativo della crescita e dello sviluppo dell’individuo. La forza euristica di tale metafora l’ha fortemente accreditata tra i vertici interpretativi dell’umano e del suo divenire. Dopo Edipo ci siamo serviti di alte metafore significanti, ma è opportuno sottolineare i rischi dell’abuso di esse accanto all’utilità potenziale del loro uso.

La dannazione della psicoanalisi piuttosto che la sua ripulsa e la denigrazione da parte di tanti detrattori interessati è soprattutto il suo uso improprio da parte di molti sedicenti interpreti del metodo e l’impropria idealizzazione delle sue reali potenzialità interpretative. La frettolosa convinzione per la quale la continua deriva e diversificazione delle condotte prevalenti avrebbe dato luogo, come per un’epidemia, a un’improvvisa trasformazione “narcisistica” del mondo e che questa fenomenologia sarebbe all’origine della “crisi” del momento presente, è uno di quei vertici interpretativi, di impropria estensione del metodo, dai quali è opportuno e utile differenziarsi attraverso la prudenza che ci contraddistingue nell’ operare clinico e, perché no, anche culturale.