Per concludere..

Gli approfondimenti degli psicoanalisti sul tema sono raccolti di seguito nella sezione Femminicidio e psicoanalisi dove troviamo le riflessioni dello stesso Bolognini e di altre colleghe e colleghi.

Sarantis Thanopulos, anch’egli psicoanalista della Società Psicoanalitica Italiana, che  cura la rubrica “Verità Nascoste” per “Il Manifesto”, si è occupato a più riprese  della violenza contro le donne: rileggendo “Madame Bovary” come tentativo di distruzione del desiderio femminile o narrando storie di emigrazione ancora più drammatiche se si è donne o gli omicidi “d’amore” perpetrati dai mariti e persino il trattamento riservato alle donne della ‘ndrangheta  che tradiscono. Il nucleo del problema lo dice, con parole poetiche e appassionate, la Cassandra di Christa Wolf: “I maschi, deboli, ma con un prepotente bisogno di vincere, si servono di noi come vittime per poter conservare il sentimento di sé”.

Non può sfuggire in questo dialogo a distanza fra linguaggi diversi – stampa, psicoanalisi, letteratura – il riconoscimento di un fenomeno individuale che ha radici storico-sociali antiche e universali. La visibilità diviene necessaria, pur nella accezione diversa che ne danno il giornalista e lo psicoanalista. Se le ragioni della vergogna e le fantasie di connivenza inducono a tacere, rompendo i legami di solidarietà, intimità e comunicazione, in generale i legami che fondano l’ appartenenza al gruppo sociale e talvolta alla specie umana, si capisce quanto il tema della visibilità divenga centrale. Ne ha dato prova l’attività de la “27esima”, il blog del “Corriere” con le terribili testimonianze raccolte dalle giornaliste Silvia Garambois e Monica Ricci Sargentini che sono solo una piccola parte del lavoro di divulgazione svolto dai mass-media. Sono molti i social network, i blog dei giornali, i blog delle varie associazioni la cui esposizione in tempo reale allargata ed amplificata dalla rete, nel caso ad esempio della giornata contro il “Feminicidio”, ha contribuito fortemente alla visibilità. Sono divenuti strumenti di denuncia, mezzi di aggregazione di donne e uomini, che hanno dato vita a miriadi di iniziative disseminate nel mondo, iniziative di piccoli gruppi, tutti autonomi l’uno dall’altro, eppure così dilaganti da sembrare il risultato di una strategia unica, un corpo unico contro.