Maternità Surrogate – Marzo 2016

Silvia Vessella

I Dossier di Spiweb in questi anni hanno analizzato temi dibattuti nella Società civile cercando di contribuire con gli strumenti analitici alla loro comprensione e integrandoli con il punto di vista di altre professionalità per non perdere la complessità degli argomenti trattati. I primi Dossier, nel 2012, affrontano i temi collegati con le questioni femminili. Negli anni a seguire ci siamo interessati ad argomenti apparentemente più politici, quelli del lavoro e della crisi, rilevandone l’interesse specifico per la psicoanalisi, perché riguardano da vicino il senso di sé, l’identità dell’individuo, la sua identità sociale, e come i due piani s’intersecano. Così le catastrofi climatiche e sociali, le guerre e il terrorismo nella società globalizzata mettono a fuoco la necessità di un punto di vista ecologico, mentre le nuove tecnologie inducono a mettere in discussione tutte le certezze, compreso il rapporto con vita e morte. Tutto accade troppo in fretta, ma proprio per questo la lente della riflessione deve affinarsi per non essere seconda alla velocità dei cambiamenti, ai Fatti, che nella loro concretezza e assertività pongono domande fondamentali. Le catastrofi climatiche come sono vissute dall’individuo, quali altre catastrofi psicologiche inducono? E poi: le nuove scoperte delle biotecnologie come cambiano ciò che intendiamo oggi con Creato? Quali le prospettive future? Come può lo psicoanalista intervenire?

Queste indagini proposte nei precedenti Dossier hanno indirizzato la nostra attenzione su un tema che sembra riguardare in maniera specifica le donne, quello delle nuove maternità e delle genitorialità complesse, rafforzando il nesso tra variabili sociali e dinamiche soggettive. Molto nei Costumi, almeno nel Mondo Primo, è cambiato e sono scomparse molte “differenze”. Possiamo partire da lontano (per l’Italia): la presa di distanza dal matrimonio riparatore, il divorzio, l’aborto, sono state battaglie civili che hanno segnato la messa in discussione dei vincoli cosiddetti “naturali” (matrimonio e destino procreativo della donna). Sono caduti i muri maschio – femmina, con la parità tra i sessi e assorbiti in una differenza resa più complessa dal “genere”. Se prima maternità e genitorialità in linea di massima convergevano sulla coppia maschio – femmina, le biotecnologie hanno cambiato le forme della maternità. Le neuroscienze studiano e sono in grado di descrivere come natura e cultura in ciascuna “mente” si combinino e rilevano quanto la coscienza possa essere un indicatore parziale. Tanti cambiamenti nelle società e nel singolo mettono in discussione l’etica e la legge. Le differenze si sono fatte più sottili e complesse ed hanno posto problemi, di alcuni dei quali vorremmo parlare in questo nostro dossier, che, partendo dal tema emergente delle maternità surrogate, e rilevando nel termine “surrogate” una disposizione diffusa nella nostra società, che, se da un lato si propone di aiutare l’essere umano a vivere meglio, nello stesso tempo pone quesiti sul valore e la direzione dei mutamenti attuali.

MATERNITA’  SURROGATA

Noi abbiamo riflettuto molto sulle vicende madre-bambino, sin da quando il figlio sta solo nella mente di una donna o di un uomo, nel periodo prenatale, e poi oltre. Abbiamo qualcosa da dire sui cambiamenti proposti all’interno della questione “istinto materno” e sugli interrogativi sia individuali sia sociali che ne discendono. Le vicende delle “madri surrogate”, in maniera più chiara di altre pratiche mediche, ci interrogano su come cambiano i vissuti e le fantasie rispetto al pensare un figlio, alla gravidanza e anche sulla conseguente presa in carico del loro accudimento, le nuove genitorialità. Le riflessioni che ne scaturiscono sono più a largo raggio: quali cambiamenti nei lasciti generazionali, come saranno diverse le forme di legami, cosa si può dire del senso del limite, e quindi dell’etica, senza falsi moralismi, in un periodo storico in cui “si può fare tutto”. Ci s’interroga su cosa sia “naturale”. Alcuni incominciano a parlare di “istinto parentale”, collegandolo con la selezione parentale, di cui in natura molti sono gli esempi mettendo così in discussione cosa si possa intendere per naturale.  “Mater certa est.”…ma non è detto che sia femmina.

Alcuni studi poi sugli insetti sociali legano il destino e la sopravvivenza del gruppo di appartenenza nei momenti critici all’esito della lotta fra maschi e femmine. Presentano un modello in cui I geni paterni  detti “egoistici”, cercano di prevalere per far vincere i propri geni su quelli materni detti “altruistici”, sia internamente al singolo individuo sociale,sia nel gruppo. Per i geni maschili non c’e’ regola (nostra) che non siano disposti a infrangere pur di tramandare i propri geni. La differenza sembra essere negli scopi poiché i geni femminili lavorano e lottano per le risorse e per  assicurare la sopravvivenza alla prole.

Certo non si può confondere il comportamento degli animali con quello degli animali umani, perché noi abbiamo codici cultural e questi, come dimostrano le neuroscienze, intervengono nella costruzione del cervello. Di certo siamo al culmine di un processo caotico generalizzato, che è necessario tentare di mettere a fuoco con gli strumenti più diversi. Cercare di prevedere gli esiti di tali mutamenti è importante per tutti e anche per gli psicoanalisti che accolgono sofferenze, difficoltà e Fatti, che spesso chiedono prepotentemente ascolto nelle stanze cliniche. Come mai tanto interesse per le nuove maternità e genitorialità? Perché proprio oggi?

Sembra che il tema delle nuove maternità tocchi l’ombelico della costruzione della nostra società. Con la centralità della maternità “naturale” vacilla una frontiera dell’animale umano, che basa la sua costruzione sociale su una organizzazione a tre vertici, madre – padre – figlio. E’ il punto d’origine in buona sostanza  dell’illusione di essere artefici del Creato, che ha nutrito costruzioni mitologiche, molte delle attuali metafore religiose ed ha altresì permesso tante avventure della mente e altrettante scoperte scientifiche. Film e libri di fantascienza costruiscono scenari avveniristici, e anche i miti, lontano antenati, possono aiutare a tracciare delle derivate.  I media se ne interessano, l’arte si apre all’indagine attraverso il messaggio cinematografico, mentre la fotografia cerca dentro l’immagine, nel corpo le nuove identità e le nuove famiglie, indagandone le variabili.

Intanto quella della “maternità surrogata” appare solo come una fase di passaggio verso la costruzione (o creazione?) di un utero artificiale, che sostituisca quello umano. La ricerca scientifica già ha prodotto inserti estranei, a volte meccanici, ma vitali, nel corpo.  Non possono che essere accolte positivamente nuove scoperte che tendano a liberare dal “partorirai con dolore”, ma contemporaneamente non possiamo sottrarci ai molti interrogativi suscitati  ad esempio dalla  frammentazione della coppia genitoriale in molteplici passaggi, allo stato attuale non computabili. I nuovi nati, qualcuno li ha visti come il risultato di un puzzle, sembrano il frutto di una cooperazione internazionale di cui poco si sa e di cui è vietata la tracciabilità.

Tutto ciò introduce in un territorio che mettendo in ombra la relazione con l’Origine, rende più oscuro il cammino. Sicuramente la Storia ci ha insegnato che non è il segnale della fine del genere umano, ma di certo cambiano in maniera sostanziale le narrazioni e le prospettive future, di cui il pensiero non può che occuparsi, tracciando le possibili coordinate, confidando in un buon “istinto” di sopravvivenza globale. Quale sarà il percorso del legame affettivo, dell’intimità amorosa, nelle attuali pratiche procreative, come cambia la narrazione se si interrompe la traccia di quel cordone di collegamento emotivo che da una prima fantasia  porta fino al bambino?

Perché, ad esempio, non si mettono a frutto le esperienze delle pratiche adottive, in cui le difficoltà derivate dalla incertezza dell’origine, hanno reso necessario legiferare a favore della tracciabilità (come si fa ora per le merci) della nascita. Ci chiediamo se questa tendenza serva, come tanti segreti nel passato, a segnare un discrimine, fra chi sa e chi non sa, fra chi ha e chi no. Una forma sempre più perfezionata di dominio globalizzato. Potremmo stare assistendo a una sorta di legittimazione, di riorganizzazione del villaggio globale, sogno adombrato dall’avvento del web-mondo, a favore di un coinvolgimento sociale e civile, che tolga figli e futuro dal mondo del possesso, indirizzando verso quello della responsabilità. Si potrebbe vedere all’opposto in questo percorso la nuova frontiera dello sfruttamento degli ultimi della Terra, e tra essi, ultimissima, la donna. Annuncio di una società globalizzata in cui i molti hanno da offrire solo il proprio corpo, in altri tempi chiamata forza lavoro, mentre pochi altri ne accumulano i frutti. Monitorare la nostra attuale realtà diviene pertanto indispensabile, insieme alla ricerca di un dialogo aperto verso Il futuro. Esso di certo ci offrirà altri elementi su cui riflettere per valutare l’indice di “istinto di conservazione ecologico globale” e il costo per singolo e collettività.